Assemblea Anicav

Pomodoro da industria, etichetta e tracciabilità per rafforzarsi sul mercato

Nel 2020 il fatturato del comparto delle conserve di pomodoro (al netto dei sughi pronti a base di pomodoro) è stato di 3,7 miliardi di euro, di cui oltre 1,9 derivanti dall'export

di Silvia Marzialetti

3' di lettura

Cavalcare la campagna record di quest’anno (6 milioni di tonnellate raccolte, con un incremento del 17% rispetto allo scorso anno e l'Italia che torna a essere secondo produttore mondiale), affinando una nuova strategia comunicativa che consenta di conquistare nuove fette di mercato, soprattutto tra i giovani. Sullo sfondo le criticità rappresentate dal forte rincaro delle materie prime e dei noli, schizzati fino al 300% in più e il rischio, connesso, di perdere quote di mercato estero, soprattutto negli Usa.

È stato questo il leitmotiv dell'Assemblea Anicav che si è tenuta a Napoli e che si è conclusa con la presentazione del progetto Anicav-Fondazione Umberto Veronesi “Il pomodoro per la ricerca. Buono per te, buono per l'ambiente”, finalizzato alla raccolta fondi per l'oncologia pediatrica (quest'anno Fondazione Umberto Veronesi tornerà nelle principali piazze italiane il 23 e 24 aprile 2022 per distribuire il suo prodotto solidale per eccellenza).

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L'assemblea si è aperta con il discorso del presidente Marco Serafini, il quale ha ricordato i quattro punti in agenda del tavolo di filiera appena istituito e che, per la prima volta, vede riunita anche la Gdo. Tracciabilità ed etichettatura di origine; rilancio dell'attività interprofessionale; attività promozionali per rilanciare i consumi - come il riconoscimento dell'Igp pomodoro rosso di Napoli, indicato come modello da seguire anche da Alessandro Squeri di Steriltom e presidente dei giovani imprenditori di Federalimentare - i primi tre obiettivi . C'è poi tutto il capitolo delle politiche di sostegno al comparto, con Pac e Pnrr in prima linea.

Sul primo fronte Anicav chiede un allineamento con i sistemi dei nostri competitors Spagna e Portogallo, quanto al secondo punto, l'associazione ritiene prioritario il superamento del gap infrastrutturale del nostro Paese. Prioritario - ricorda il presidente Serafini - il nodo delle infrastrutture irrigue in due areali: quello di Parma-Piacenza e quello relativo alla diga di Occhito.

Durante l’assemblea è stato presentato anche uno studio Swg e Laboratorio Adolescenza, associazione nata con lo scopo di promuovere e diffondere lo studio e la ricerca sugli adolescenti, sui consumi alimentari tra i giovani. Economicità e praticità le principali prerogative riconosciute al pomodoro conservato.

Un altro dato interessante è quello secondo cui, secondo oltre la metà degli intervistati, il consumo di alimenti conservati possa contribuire in maniera importante alla lotta contro lo spreco alimentare. La passata rappresenta per il 53% degli intervistati la soluzione più acquistata. Seguono polpa (23%), pelati interi (12%), pomodorini ciliegini o datterini (9%). Fanalino di coda il concentrato di pomodoro, preferito solo nel 3% dei casi. Uno dei dati più significativi emersi è il mancato riconoscimento dell'italianità del prodotto: solo quattro consumatori su dieci sanno che il prodotto è 100% made in Italy.

Relativamente al fenomeno del caporalato, il 44% ritiene che sia legato alla raccolta dei pomodori, ma solo in certe aree, mentre il 29% lo associa alla totalità della raccolta; il 15% non ha idea di cosa sia.

È evidente che ci sia ancora molta strada da fare sul fronte della comunicazione. «Sei giovani consumatori su dieci sono attenti all'etichetta e alle informazioni riportate sulle confezioni delle nostre conserve di pomodoro e questo ci conferma che il nostro impegno a favore della trasparenza e della tracciabilità va nella giusta direzione. Eppure bisogna fare ancora di più: se quattro intervistati su dieci credono che nelle conserve a scaffale possa esserci pomodoro non italiano, sarà necessario lavorare per combattere la disinformazione generata da continui attacchi e polemiche pretestuose che confondono i consumatori».

Così Giovanni De Angelis, direttore generale Anicav. «Le conserve di pomodoro che consumiamo sono altra cosa rispetto al concentrato importato da Usa, Cina, Spagna o Portogallo, semilavorato utilizzato per mercati e prodotti a base di pomodoro, diversi da quelli che troviamo sui nostri scaffali che permettono a tutti di consumare in qualsiasi parte del mondo e per tutto l'anno un pomodoro che abbia le stesse caratteristiche organolettiche e nutrizionali del fresco», conclude.

Nel 2020 il fatturato del comparto delle conserve di pomodoro - al netto dei sughi pronti a base di pomodoro - è stato di 3,7 miliardi di euro, di cui oltre 1,9 derivanti dall'export, numeri che tendenzialmente saranno confermati anche per il 2021. L'Italia è il primo Paese produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale che rappresentano l'emblema della cucina italiana nel mondo.

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