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Pomodoro da industria, produzione in calo del 10%

Presentati i risultati della raccolta: buona tenuta del comparto nonostante l’aumento dei costi e il caro energia

di Silvia Marzialetti

3' di lettura

Poco più di 5 milioni di tonnellate di pomodoro lavorate, con una riduzione del 10% rispetto allo scorso anno: un dato che, sostanzialmente, riflette quello relativo agli ettari investiti, pari a 65.180 (-8,5% rispetto al 2021), di cui 37.024 al Nord e 28.156 al Centro Sud. In particolare, nel Bacino Centro Sud le aziende hanno lavorato 2,59 milioni di tonnellate – con un decremento del 12% rispetto al 2021 – mentre in quello del Nord il trasformato finale è stato di 2,89 milioni di tonnellate (-6,3% rispetto allo scorso anno).

I dati Anicav in anteprima dell’ultima campagna di trasformazione del pomodoro da industria - che saranno presentati il 26 ottobre al Cibus Tec di Parma durante il “Filo rosso” – confermano che, seppur tra mille difficoltà, il comparto tiene.

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Buone le rese agricole in entrambi i bacini produttivi, nonostante la siccità e le alte temperature, mentre sul fronte delle rese industriali si è registrato un peggioramento, con la necessità di utilizzare maggiori quantità di materia prima per poter garantire elevati standard qualitativi.

Costi di produzione e caro-energia (soprattutto gasolio e metano) hanno messo in grave difficoltà il settore. «Quest’anno tra luglio e settembre – i mesi in cui si concentrano le produzioni delle nostre industrie – i costi dell'energia hanno raggiunto livelli fuori controllo e se prima tali voci incidevano per il 5%, ora hanno un peso del 20-22%» commenta Giovanni De Angelis, direttore generale Anicav. «Un sistema ad alta stagionalità, come il nostro, con una produzione concentrata in soli 45-60 giorni di lavorazione, tende a subire danni ancora maggiori rispetto ad altri» prosegue.

«In oltre 120 anni di attività mai prima d’ora ci siamo ritrovati ad avere costi del gas con picchi fino a 340 euro megawattora, rincari sulle materie prime di almeno il 20% e carenze idriche così importanti», commenta Francesco Mutti, ad dell’azienda omonima, che a fine campagna celebra comunque «l’ottima qualità delle 603mila tonnellate di pomodoro trasformato, che garantiranno il corretto approvvigionamento dei 100 Paesi in cui l'azienda, leader in Europa, è presente».

Una riflessione meritano le scelte, coraggiose, intraprese dagli agricoltori. «Il pomodoro, che richiede maggiori investimenti iniziali, ha avuto la precedenza rispetto ad altre colture – commentano da Confagricoltura Piacenza – ma i coltivatori cominciamo a chiedersi se valga la pena perseguire un mestiere a scapito della redditività, senza avere i mezzi adeguati e succubi di un sistema che non garantisce neppure l'acqua».

L’incontro del 26 ottobre a Parma sarà l’occasione per presentare un panel di richieste al prossimo Governo. «Per noi rimane di primaria importanza la richiesta all’Autorità nazionale di regolazione per energia reti e ambiente di una revisione del costo di conferimento delle capacità di trasporto di gas naturale (il cosiddetto termine fisso) che impatta in maniera notevole sui costi delle aziende ad alta stagionalità», spiega De Angelis.

«Finora, a parte il posticipo della data ultima di utilizzo del credito a marzo 2023 contenuto nel decreto Aiuti-Ter, non siamo riusciti a ottenere nessun provvedimento a tutela del comparto e delle aziende», prosegue amaro. «Anche le migliori condizioni del credito di imposta previste dal Decreto riguardano esclusivamente i consumi di gas ed elettricità di ottobre e novembre, per cui non potranno portare alcun vantaggio alle nostre imprese», conclude il direttore generale di Anicav.

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