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Pomodoro, introvabili gli stagionali per la lavorazione delle conserve

Le imprese si preparano alla campagna 2022 ma con gravi difficoltà, prima tra tutte la ricerca di profili tecnici per l'impiego negli impianti automatizzati. Altre incertezze derivano da carenza di autotrasportatori, galleria del Serino interrotta e forti rincari

 Una linea di produzione e inscatolamento della passata di pomodoro

3' di lettura

Grandi nubi sulla campagna della lavorazione del pomodoro che inizierà a giorni. Il caro energia e i rincari di tutte le materie prime e dei servizi sono alcune delle emergenze con cui fanno i conti gli industriali della trasformazione del pomodoro, per lo più concentrati in Campania. In più, al Sud si aggiunge una trattativa estenuante con i rappresentanti della parte agricola (per lo più concentrata in Puglia si legga l’articolo accanto) per la definizione del prezzo medio: ad oggi non c’è ancora un accordo in quanto i produttori chiedono un prezzo medio di 140 euro a tonnellata e gli industriali sono disposti a salire a 120 euro e non oltre. Ma non è finita, oggi le campagne sono a corto di manodopera per il raccolto, domani l’industria – ora in piena campagna di recruiting – rischia di dover contenere la produzione per la difficoltà di trovare lavoratori stagionali. Non solo, la penuria di persone e mezzi investe anche l’autotrasporto. E per finire in Campania la strada di solito utilizzata per il trasporto di pomodoro dalle campagne pugliesi alle fabbriche dell’agro nocerino sarnese è chiusa per lavori.

Ciò che in questi giorni tiene gli industriali trasformatori di pomodoro sui carboni ardenti è la ricerca di personale. «Manca la manodopera – dice Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav – manca nei campi e anche nell’industria. Un problema le cui radici sono lontane e che oggi assume dimensioni preoccupanti». Per De Angelis non c’è più interesse per il lavoro stagionale. Un tempo praticato da giovani impegnati in diverse attività a tempo, spesso da studenti. Insomma, l’attività di lavoro stagionale era considerata integrativa del salario di famiglia. «Abbiamo fatto poco ricorso a manodopera straniera – dice ancora il dg di Anicav – le imprese garantivano continuità nel senso che il contratto di lavoro le obbligava a chiamare prioritariamente per il 90% del fabbisogno il personale già impegnato negli anni precedenti».

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Oggi, complice il reddito di cittadinanza e la mancanza di quelle politiche attive che dovrebbero far sì che l’erogazione si interrompa quando si presenta la possibilità di lavorare, l’impiego estivo nelle fabbriche di pomodori non interessa più. Ma mancano anche profili tecnici, di cui pure l’industria di trasformazione ha bisogno: carrellisti (trasporto muletto), incapsulatori meccanici (tecnici che chiudono i coperchi delle latte). E ancora, esperti di qualità e tecnici capaci di far funzionare gli impianti. «Per far fronte a questo tipo di esigenza – aggiunge De Angelis – l’Anicav ha fatto un proposto l’istituzione in Campania di un Its per l’agroindustria. Attendiamo che la Regione Campania valuti il progetto».

Di solito, nelle fabbriche di oro rosso in Italia, nel periodo tra luglio e agosto, vengono assunti 20mila lavoratori stagionali, di questi 13mila nel Centro Sud e circa 12mila in Campania. Qui i numeri della manodopera da assumere sono più alti poichè vi è concentrata gran parte delle fabbriche e anche perchè lo richiede la lavorazione, tipica dell’area, del pomodoro pelato.

Ma l’industria ha sopratutto fame di tecnici. Ne è testimone una impresa del Nord, Mutti che dal 2013 ha uno stabilimenti a Oliveto Citra dove produce conserve di pomodoro pelato. «Abbiamo investito 35 milioni negli ultimi tre anni dando una forte spinta all’ automazione – dice il plant manager di Fiordagosto, lo stabilimento di Oliveto Citra, Lucio Carrozzo – perciò abbiamo bisogno di personale con formazione di tipo tecnico. Oggi abbiamo 24 posti scoperti. Per assumere stiamo coltivando rapporti con Its e licei, oltre che con le università: pensiamo che riusciremo a risolvere».

Giovanna Sellitto, responsabile vendite della Alfonso Sellitto Spa e presidente giovani dell’Anicav: «Il problema più grave riguarda la manodopera specializzata che è introvabile. Non se ne trovano e non è problema di retribuzione poichè siamo disposti a pagare bene. Più in generale, non si trovano più neanche le donne che lavorano sui nastri. Manca insomma la figura del giovane che dopo il diploma va ad imparare un mestiere. Ciò è frutto anche della imponente emigrazione al Nord degli ultimi anni».

Anche le imprese dell’autotrasporto si lamentano per la carenza di autisti. Una emergenza che è esplosa da alcuni anni e che non ha ancora trovato soluzione neanche dopo che il Governo ha stanziato somme ad hoc. Infine, la strada: è previsto il blocco della circolazione per consentire l’ampliamento della galleria di Serino nel tratto del raccordo autostradale tra Avellino e Salerno (A16 e A30) che rimarrà chiusa per 18 mesi: pari a due campagne del pomodoro.

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