al via la raccolta

Pomodoro, più certezze sui prezzi alla produzione con l’accordo di filiera

L’accordo sulle quotazioni per il conferimento all’industria tra Coldiretti e Princes prevede un riconoscimento maggiore di quello dell’organizzazione interprofessionale del pomodoro e in tempi più certi

di Vincenzo Rutigliano

Gli accordi di filiera danno certezze agli agricoltori e assicurano qualità alle industrie

2' di lettura

Pomodoro 100% pugliese e 100% etico. E a prezzi riconosciuti alla parte agricola che non si vedevano da anni. Accade agli agricoltori di Puglia, Basilicata e Molise che aderiscono all’accordo di filiera triennale sottoscritto, nel 2019, tra Coldiretti e Princes Industrie Alimentari (gruppo Mitsubishi Corporation), il più grande stabilimento di lavorazione del pomodoro da industria in Europa.

L’accordo sul prezzo per il 2020 prevede infatti, per i quasi 350 agricoltori aderenti, 121,5 euro a tonnellata per il pomodoro tondo e 125 euro per il lungo, rispettivamente 16,5 e 10 euro in più rispetto a quelli, fissati dai tavoli dell'Organizzazione Interprofessionale del Pomodoro, provocando una forte incertezza ancora a qualche giorno dall'inizio, ormai imminente, della raccolta.

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Non così per l’accordo di filiera, che invece garantisce remunerazione definita agli agricoltori e certezza di approvvigionamento alla Princes che, a Borgo Incoronata, dal 2008, lavora fino a 250mila tonnellate di pomodoro fresco a campagna, occupa 1.500 addetti (1.100 dei quali stagionali) e raggiunge fatturati molto consistenti: a fine 2020 la previsione è di 140 milioni di euro, in crescita del 10% sul 2019. Sull’applicazione del disciplinare di produzione vigila un team di agronomi della Princes che, per fare l’esempio della campagna 2019, hanno effettuato 1.280 controlli in campo, in media 3-4 per ciascun produttore socio delle 38 cooperative raccolte nelle 8 OP che hanno firmato l’accordo.

«La terra di Puglia – spiega Gianmarco Laviola, ad dal 2017 di Princes Industrie Alimentari – ci fornisce un pomodoro di qualità unica ed il suo futuro dipende dalla collaborazione di tutti gli operatori della filiera». Visto dai produttori l’accordo valorizza la filiera pugliese del pomodoro e punta a rendere più equilibrata e coerente la distribuzione del valore per contrastare pratiche commerciali sleali (aste capestro online al doppio ribasso).Vista da Princes l’intesa stabilizza gli approvvigionamenti e dà continuità al prodotto trasformato che poi, con il brand Napolina, viene esportato per metà in Inghilterra e per l’altra parte , in conto terzi, private label, destinata a tutto il resto del mondo.

L’accordo di filiera è un buon esempio per tutta la Capitanata dove si produce il 40 % del pomodoro italiano, il 90% di quello lungo, dove operano 3.500 produttori. La produzione stimata quest’anno, penalizzata dalla siccità, dovrebbe attestarsi su poco meno di 20 milioni di quintali.

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