ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil segretario di stato usa a sochi

Pompeo vola da Putin, ma tra russi e americani la distensione è lontana

di Antonella Scott


Venezuela nel caos, tensione alle stelle tra Usa e Russia

4' di lettura

I riflettori sono puntati su Sochi, la “capitale estiva” del presidente russo sul Mar Nero, e sulle parole scambiate tra Mike Pompeo, il segretario di Stato di Donald Trump, e Serghej Lavrov. Dobbiamo superare i rispettivi pregiudizi, ha detto all’ospite appena atterrato il ministro degli Esteri russo: Mosca e Washington «devono iniziare a costruire uno schema per percepire i problemi in modo condiviso», e la Russia è pronta a farlo se il desiderio è reciproco. «Il presupposto perché i nostri sforzi abbiano successo - ha continuato Lavrov - è l’istituzione di un dialogo impostato sulla fiducia a tutti i livelli, dal più alto al più operativo». «Non sempre e non su tutti i temi noi ci troviamo su fronti opposti - ha osservato Pompeo, al suo primo viaggio in Russia come capo della diplomazia Usa - c’è un’enorme quantità di questioni in cui i nostri interessi coincidono. Per questo dobbiamo fare di tutto per rafforzare la comprensione, per trovare gli aspetti e i temi che possano migliorarla».

L’atterraggio di un US Air Force tra il mare e le montagne di Sochi resta un momento emozionante, ma sono lontani i tempi in cui i contatti tra russi e americani a così alto livello sono preludio di progressi storici. Certamente non lo fu, nel luglio scorso, l’incontro tra Putin e Trump a Helsinki, episodio in cui la condiscendenza del presidente americano, non condivisa dall’amministrazione Usa, rimase un fatto isolato, e venne sommersa dalle polemiche. In novembre, un secondo incontro in occasione del G20 in Argentina venne annullato per iniziativa di Trump. Pochi giorni prima i russi avevano sequestrato due navi ucraine e il loro equipaggio - tuttora a Mosca in attesa di processo - al largo della Crimea.

Pompeo ha trascorso la maggior parte del tempo con Lavrov, mentre Putin si è fatto attendere: era impegnato in una visita a un centro dell’Aeronautica militare nella regione di Astrakhan. Coincidenza inopportuna? Comunque sia, Putin ha spiegato di «sentire» che Trump desidera davvero «riparare» i legami bilaterali. Il presidente russo ha poi accennato al Russiagate, alla necessità di garantire la stabilità dei mercati globali dell’energia. Un fronte che contiene la maggior parte delle questioni aperte tra Mosca e Washington.

Ora un altro incontro tra i due leader torna all’ordine del giorno, mescolato però in agenda a un lunghissimo elenco di questioni aperte, che piuttosto testimoniano l’enorme distanza che separa i due Paesi: ai ferri corti riguardo al nucleare iraniano, alla situazione in Venezuela , la guerra in Siria, la crisi ucraina. Per non parlare dei due trattati per la riduzione degli armamenti, pilastri della distensione, che Stati Uniti e Russia si apprestano a sotterrare. Il primo è il trattato Inf del 1987, voluto per mettere al bando le rispettive forze nucleari a raggio intermedio in Europa. L’anno scorso Trump ha sospeso la partecipazione degli Usa, subito seguito dai russi accusati di aver violato le intese. Accusa ricambiata.

Pompeo e Lavrov hanno cercato di mostrarsi amichevoli, parlando di tensioni da allentare e relazioni da migliorare, ma il loro sembra essere stato un dialogo tra sordi. Basta accuse, ha detto Lavrov riguardo al Russiagate, raccontando «di aver dato a Mike una specie di memorandum informale, un “non paper” come diciamo in inglese», con l’elenco completo «delle ingerenze degli Usa, provate, non inventate, negli affari interni della Federazione Russa». In risposta alle accuse di interferenze russe nelle elezioni americane esposte dal Russiagate. Che però, come osserva all’agenzia Bloomberg Andrej Kortunov, direttore generale del Russian International Affairs Council, nel suo rapporto conclusivo «riabilita Trump (sui sospetti di collusione, ndr), ma non Mosca». Basta interferenze alle prossime elezioni, ha avvertito Pompeo: «Non lo tollereremo».

Dall’Ucraina al Venezuela all’Iran, le posizioni restano distanti. Anzi collidono, con Pompeo a chiedere a Mosca di smettere di appoggiare Nicolas Maduro e Lavrov a criticare Washington per i tentativi di rovesciare il leader venezuelano. Il segretario di Stato americano si è detto preoccupato per l’escalation in Siria, ha ribadito che gli Usa non riconosceranno l’annessione della Crimea, ha chiesto al Cremlino di lavorare con il neopresidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, e di rilasciare i marinai ucraini catturati al largo della Crimea lo scorso novembre. Sono ancora a Mosca, in attesa di processo. Sul programma nucleare iraniano, non si è neppure cercata una parvenza di terreno comune. Tra le poche note positive, Lavrov ha definito possibile un’estensione dell’accordo Start, pilastro del disarmo che sta per scadere. Lo Start riduce le testate nucleari schierate dalle due superpotenze, che ora vorrebbero coinvolgere la Cina nel negoziato.

A riprova che alle spalle dei protagonisti il clima non sia per nulla promettente, la notizia della vigilia dal fronte delle sanzioni. Due senatori americani starebbero per presentare un disegno di legge che prenderà di mira direttamente Nord Stream 2, il gasdotto russo voluto dalla Germania per raddoppiare la portata di quello già esistente. Ted Cruz (repubblicano) e Jeanne Shaheen (democratica) puntano a sanzionare le navi impegnate nei lavori di posa dei tubi: negando visti di ingresso e bloccando operazioni finanziarie e beni dei dirigenti delle rispettive compagnie, oltre a quelle che offrono assicurazioni al progetto Nord Stream. I partner europei nel progetto Gazprom sono le tedesche Uniper e Wintershall, l’austriaca Omv, la francese Engie e l’anglo-olandese Royal Dutch Shell.

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