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Pompili (Veratour): «Tutto esaurito per il ponte dell’Immacolata e delle vacanze natalizie»

Il tour operator prevede di chiudere il 2022 con 175 milioni di ricavi ma pesano inflazione e caro energia. Budget a 250 milioni nel 2024

di Enrico Netti

3' di lettura

Tutto esaurito per Natale e Capodanno. «Stanno andando bene le prenotazioni per l’inverno 2022-2023. Il trend delle vendite si attesta essere forte anche di richieste sul sotto data ci porterà a registrare il tutto esaurito nel periodo del ponte dell’Immacolata e delle vacanze natalizie». Non nasconde la sua soddisfazione Stefano Pompili, ad di Veratour, parlando dell’andamento delle prenotazioni nei villaggi e resort in vista della prossima alta stagione. Certo il 2022 non è stato un anno facile, con una ripresa che alla prova dei fatti non si è rivelata rapida in un mercato non ancora ripartito del tutto. «Il 2022 è stato un anno di ripresa per il settore turistico e rispetto al 2019 ci sono stati cambiamenti ma guardando al dato numerico dei volumi espressi Veratour stima di chiudere l’anno a 175 milioni di fatturato, raggiungendo un risultato intorno al 70% di quanto realizzato nel 2019 quando avevamo chiuso il nostro anno record a quota 250 milioni di euro - dice l’ad -. Nel 2022 abbiamo ampiamente superato gli obiettivi che ci eravamo dati, siamo dunque fiduciosi di avere un 2023 altrettanto positivo. Puntiamo di colmare il gap con il 2019 nel 2024».

Se tutto è andato molto bene durante i mesi centrali dell’estate a mancare sono state le partenze di inizio e fine stagione che aiutano nella quadratura dei conti. «Il periodo giugno-settembre ha fatto registrare un recupero quasi completo del gap con il 2019. I volumi di vendita si sono fermati a una media dell’86% rispetto a tre anni fa, ma guardando ai dati mese per mese, hanno patito solo giugno e settembre, mentre luglio e agosto hanno praticamente colmato il divario con punte del 95% rispetto allo stesso periodo del 2019» sottolinea Pompili. Da non dimenticare che fino a marzo, aprile tante destinazioni a medio-lungo raggio erano irraggiungibili mentre le presenze a inizio e fine stagione erano nettamente inferiori rispetto alle medie del passato. «Sono diminuiti i viaggi di lavoro e il settore degli incentive (-50%) ha sofferto perché le aziende tendono a ridurre i budget per queste attività dato il momento di incertezza. In compenso sono tornati i viaggi di nozze, segmento che ha sofferto molto negli ultimi due anni» segnala l’ad. Per il prossimo anno Pompili prevede un 2023 positivo per ritornare nel 2024 ai livelli prepandemia «anche se oggi fare previsioni così a lungo termine è difficile».

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Il comparto si trova a fare i conti con il caro energia «che ci porta, con una stima prudente, a quantificare in un +15% i costi di gestione delle strutture tra caro energia, cambio euro dollaro e il caro carburanti. «L’incognita inflazione tuttavia resta: secondo gli osservatori internazionali la crescita dei prezzi non si è ancora arrestata e potrebbe incidere ulteriormente nei mesi successivi. Per sostenere la ripresa del turismo abbiamo evitato di scaricare sul cliente finale tutti gli aggravi assorbendo parte dell’aumento dei costi anche a rischio di una minore marginalità. Di fronte a un’inflazione così alta tuttavia siamo stati costretti ad operare degli adeguamenti, altrimenti si sarebbe azzerata la redditività lorda».
La nota positiva è l’evoluzione nelle richieste dei viaggiatori che da un turismo low cost e mordi e fuggi oggi apprezzano il soggiorno in strutture di qualità, con servizi a misura di famiglia, il turismo lento. «Dal nostro osservatorio notiamo che le strutture di maggior pregio sono le prime a far registrare il tutto esaurito» conclude Pompili.

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