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Ponte di Genova e concessione, cruciale il ridimensionamento dei Benetton

Al tavolo della trattativa diventa chiave il futuro assetto azionario di Aspi

di L.G.

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(ANSA)

Al tavolo della trattativa diventa chiave il futuro assetto azionario di Aspi


3' di lettura

Lo schema è sul tavolo da tempo, le trattative non si sono mai fermate eppure la svolta sul riassetto azionario di Autostrade per l’Italia, con il passo indietro di Atlantia, sarà un qualcosa che potrà entrare realmente nel vivo solo a valle di un potenziale accordo tra azienda e governo sulla concessione. Ora, tuttavia, la strada appare in salita e il paradigma attorno a cui ruotava il vecchio progetto potrebbe subire una radicale revisione alla luce della decisione assunta dalla Consulta che ha definito non illegittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi.

Cosa cambia la decisione della Consulta

Questa è certamente un’arma in più in mano all’esecutivo al tavolo della trattativa con Autostrade. Roma, a questo punto, per non far scattare la revoca della concessione, potrebbe chiedere sforzi ancora più rilevanti alla compagnia su tutti i fronti compreso quello dell’assetto proprietario di Aspi. Fino ad oggi si è lavorato ipotizzando un ridimensionamento parziale di Atlantia ma ora il contesto appare diverso. Certo la holding infrastrutturale ha sempre fatto intendere di non voler subire un esproprio e di non essere dunque disposta a rinunciare al controllo ma quanto stabilito dalla Consulta ha decisamente rimescolato le carte in tavola. Ecco perché ora l’asso chiave da poter giocare per evitare la revoca potrebbe essere un passo indietro sostanziale della holding e dunque dei Benetton.

Il nodo delle tariffe

Un impegno di questo tipo potrebbe forse favorire un accordo su tariffe e investimenti, tassello indispensabile per definire il valore di Aspi e consentire l’apertura del capitale. In proposito le prossime ore saranno certamente cruciali, tanto più perché il premier Giuseppe Conte ha dichiarato di voler definire una soluzione entro venerdì. Fino ad oggi l’interlocutore chiave sul tema della ridefinizione dell’assetto societario è sempre stato F2i. Il fondo infrastrutturale è impegnato nel lancio di una nuova iniziativa che dovrebbe avere come asset chiave proprio la rete autostradale.

Recentemente, con l’obiettivo tra le altre cose di farsi trovare pronto in caso di necessità, F2i ha deciso di snellire le procedure per l’eventuale lancio di un nuovo fondo: ora basta l’ok del cda e non più il sigillo dell’assemblea dei soci. In ragione anche di ciò, la sgr guidata da Renato Ravanelli ha avviato i contatti con diversi soggetti interessati a partecipare all’operazione. In particolare, come dato conto da Il Sole 24 Ore, tra questi ci sarebbe Poste Vita, pronta a mettere sul piatto fino a 300-400 milioni. Il dossier sarebbe arrivato anche all’attenzione di alcune Fondazioni e alcune casse di previdenza: Cassa Forense (avvocati), Enpam (medici), Inarcassa (architetti) e Cassa Geometri, che complessivamente gestiscono i contributi pensionistici di 1,2 milioni di cittadini.

Verso un nuovo assetto azionario

Tra i nuovi investitori di Aspi potrebbe figurare anche Cdp con un investimento diretto realizzabile attraverso la trasformazione in equity di parte del debito che Aspi ha in essere con la Cassa. Ora tutto ruota attorno ai futuri pesi nel capitale. Va ricordato, in ogni caso, che anche Macquarie, il fondo australiano si è affacciato sul dossier per valutare un possibile investimento, potenzialmente anche con una quota di minoranza nella ridefinizione complessiva delle quote azionarie. Senza contare che nel capitale di Autostrade sono presenti con una quota complessiva del 12% anche Allianz, Edf e i cinesi Silk Road. A loro è garantito un diritto di prelazione, bisognerà capire se avranno intenzione di esercitarlo o meno al momento del potenziale riassetto.

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