Il grande incompiuto

Ponte di Messina, il sì a un odg alla Camera rispolvera la storia infinita del progetto nato 50 anni fa

Il governo si è impegnato a realizzare un collegamento stabile, veloce e sostenibile, estendendo la rete dell’alta velocità fino alla Sicilia

di Nicoletta Cottone

Il ponte sullo Stretto di Messina, un'opera incompiuta da 50 anni

5' di lettura

Il governo si è impegnato «ad adottare le opportune iniziative» per «individuare le risorse necessarie per realizzare un collegamento stabile, veloce e sostenibile dello Stretto di Messina estendendo, così, la rete dell’alta velocità fino alla Sicilia». Il ponte sullo Stretto di Messina torna alla ribalta con l’approvazione da parte del governo dell’ordine del giorno della deputata di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, ex ministra per le Pari opportunità nel Governo Berlusconi II e nel Governo Berlusconi III ed ex ministra dell’Ambiente del Governo Berlusconi IV. Odg poi presentato anche da Fdi e approvato.

Prestigiacomo aveva già presentato un emendamento, poi ritirato, al decreto “fondone” per chiedere risorse aggiuntive per realizzare il ponte con il Recovery. Il ponte sullo Stretto era tornato al centro del dibattito, proprio puntando sui fondi aggiuntivi del Recovery. Ma i progetti del piano impongono una precisa scadenza, il 2026. Una data che sembra lontana, ma che per la costruzioine del ponte è invece troppo vicina. Sul piano politico comunque, l’approvazione degli odg ha rappresentato un primo asse Forza Italia-Lega-Fdi sul Sud.

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STRETTO DI MESSINA SPA IN LIQUIDAZIONE, CAPITALE E SOCI
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Prestigiacomo: «Un hub strategico del Mediterraneo»

«Il ponte sullo Stretto - sottolinea Stefania Prestigiacomo - può rappresentare una grandissima occasione di sviluppo per l’Italia e non solo per la Calabria e la Sicilia, permettendo tra l’altro di intercettare il traffico merci che, dal Canale di Suez, oggi si dirige verso Gibilterra per puntare ai porti del Nord Europa. Quando invece la Sicilia con il porto di Augusta collegato all’alta velocità potrebbe rappresentare un hub strategico del Mediterraneo e favorire lo sviluppo di quei territori, del Mezzogiorno e del Paese». Senza il ponte, sottolinea Prestigiacomo, «crolla automaticamente la convenienza logistica del sistema insulare e un simile danno produce un crollo annuale del Pil di oltre 6 miliardi di euro». Fra le altre l’opera è compresa nel programma europeo delle reti Ten-T (Trans European Network), un corridoio che collega l’Europa alla punta estrema della Sicilia.

Morelli: «Ora il governo trovi le risorse»

Soddisfatto il vice ministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili Alessandro Morelli: «Adesso il Governo dovrà reperire le risorse necessarie per mettere a terra il progetto». Finalmente «si chiude la stagione dell'immobilismo per passare a quella della concretezza, dando prospettive certe a un’opera strategica, non solo per le Regioni interessate, ma per l'Italia e l'Europa intera». «Un risultato importante - ha commentato la leader di Fdi Giorgia Meloni - e fondamentale per avviare la realizzazione di un’infrastruttura strategica e decisiva per il Sud e l'Italia intera».

L’idea democristiana del ponte

Quella del ponte è una storia infinita, fatta di frenate e accelerate, di rinvii e ripartenze. Una storia che viene da lontano, lunga 50 anni. Il progetto del Ponte di Messina nasce in epoca democristiana, con la legge 1158/1971, ma passa alla fase progettuale solo il 27 dicembre 1985, sotto il governo Craxi, quando viene firmata la concessione alla società pubblica Stretto di Messina Spa, per lo studio, la progettazione e la costruzione del ponte. Il primo progetto di massima arriva sette anni dopo. È il 1992 e ha un costo pari a circa 3,3 miliardi di euro. Non se ne fa nulla con i governi Prodi, D’Alema e Amato. Il progetto riparte con la legge obiettivo 2001 del governo Berlusconi II. Ma continuano gli stop and go.

Il progetto preliminare da 6 miliardi

Il progetto preliminare ottiene il via libera del Cipe nel 2003: 4,7 miliardi la costruzione, 6 miliardi il totale. Si lancia la gara, vinta a fine 2005 dal consorzio Eurolink, risultato dell’unione di Salini Impregilo con gli spagnoli di Sacyr e i giapponesi di Harima. È un contratto da 3,8 miliardi. Ma la politica stoppa l’opera. Vince le elezioni Prodi e con il decreto legge 262/2006 revoca i fondi pubblici al Ponte (1,4 miliardi). Un nuovo colpo d’acceleratore arriva poi con il governo Berlusconi. Il progetto definitivo di Eurolink è del dicembre 2010 e viene approvato nel luglio 2011 dalla società Stretto di Messina. I costi vengono aggiornati: la cifra complessiva del progetto, con opere accessorie e oneri finanziari, arriva a 8,55 miliardi.

Il progetto definitivo a campata unica

Il 29 luglio 2011, quando il Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina presieduto dall’onorevole Giuseppe Zamberletti, su proposta dell'amministratore delegato Pietro Ciucci, viene completato l'iter di approvazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e dei 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari. È una campata unica sospesa sullo Stretto. L’allora ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli - deceduto in un incidente stradale sull’Aurelia nel 2017 - disse: «L’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina è un'altra tappa importante verso la realizzazione del manufatto, opera unica al mondo per le sue caratteristiche tecniche e infrastrutturali, che il governo considera una priorità e per la quale ha riavviato le attività che erano state bloccate dal precedente governo».

Fra le nuove opere una variante ferroviaria

Oltre al ponte le nuove opere prevedono una variante ferroviaria sul versante Sicilia, con lo spostamento della nuova stazione di Messina da Maregrosso a Gazzi e il conseguente allungamento, per circa 3 km in galleria, dei collegamenti ferroviari. Un’opera, si legge nelle carte dell’epoca, che «consente la riqualificazione delle aree attualmente occupate dagli impianti ferroviari per il recupero di una importante area fronte-mare messinese». Poi ci sono tre fermate ferroviarie in sotterraneo per realizzare un sistema metropolitano interregionale tra Messina e Reggio Calabria. Si tratta della metropolitana a servizio degli oltre 400mila abitanti dell'area dello Stretto di Messina. C’è lo spostamento a monte del tracciato autostradale lato Sicilia in corrispondenza degli impianti sportivi della città Universitaria in località Annunziata.

C’è anche l’area direzionale firmata dall'architetto Libeskind

E c’è lo straordinario progetto della nuova area direzionale - nel lato Calabria - progettata dall'architetto Daniel Libeskind, destinata a ospitare strutture espositive, commerciali, congressuali e alberghiere, ma anche per il lungo mare di Villa San Giovanni. L'investimento complessivo previsto nel piano economico finanziario viene aggiornato da 6,3 a 8,5 miliardi. Il timing dell’epoca prevedeva per dicembre 2011 completamento lavori dell'opera propedeutica ferroviaria a Cannitello; per febbraio 2012 approvazione del Cipe e contestuale avvio gara per il reperimento dei finanziamenti. Poi la progettazione esecutiva e apertura dei cantieri principali a partire dalla metà del 2012. E il completamento dei lavori a fine 2018.

Il blocco del governo Monti

Un nuovo stop arriva con il governo Monti. È il decreto legge 187/2012 a dichiarare la «caducazione» ex lege della concessione alla Stretto di Messina e di tutti i contratti con le imprese, a partire da quello con Eurolink. A meno che non si fossero verificate una serie di circostanze nei mesi successivi, tra cui l’accettazione della caducazione da parte delle imprese (in cambio di opere per il territorio fino a un massimo di 300 milioni di euro), e nuovi studi sulla fattibilità finanziaria dell’opera. I costruttori di Eurolink e i progettisti di Parsons fanno causa e chiedono il rinvio alla Consulta per incostituzionalità della legge. Oltre a un risarcimento di 790 milioni di euro, di cui 700 a Eurolink. La società Stretto di Messina viene messa in liquidazione il 15 aprile 2013 da Monti. Resta in piedi con personale distaccato della controllante Anas. E nel 2021 l’opera è ancora chiusa nel cassetto delle incompiute.

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