14 agosto 2018

Ponte Morandi, 59 richieste di rinvio a giudizio: ci sono anche Aspi e Spea

Ora toccherà al gup convocare la prima udienza, che potrebbe tenersi già entro l'estate, fissando l'eventuale inizio del processo vero e proprio in autunno

Ponte Genova: "modificato verbale su retrofitting"

2' di lettura

La procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone per il crollo del ponte Morandi. I pm contestano ad alcuni anche la colpa cosciente. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, omissione d’atto d’ufficio, e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sul lavoro. Dieci le posizioni stralciate in attesa di ulteriori approfondimenti. Tre indagati, dei 71 iniziali, sono morti prima della chiusura delle indagini. Chiesto il giudizio anche per le due società Aspi e Spea. Per i pm ci fu “immobilismo” e “consapevolezza dei rischi”.

Si tratta dell'indagine relativa alla tragedia del viadotto che, nell'agosto del 2018, causò la morte di 43 persone. Rispetto ai 69 indagati, citati nell'avviso di chiusura indagini di aprile scorso, sarebbero state messe da parte, a quanto si apprende da fonti giudiziarie, circa dieci posizioni (che saranno al centro di successivi approfondimenti), portando il numero finale delle richieste di rinvio a 59.

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Ora toccherà al gup convocare la prima udienza, che potrebbe tenersi già entro l'estate, fissando l'eventuale inizio del processo vero e proprio in autunno.

Inchiesta durata quasi 3 anni

L’inchiesta della procura ligure è durata quasi tre anni e vede coinvolti, a vario titolo, ex dirigenti e top manager di Autostrade per l'Italia, della sua controllata Spea e del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Le accuse sono, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo, crollo doloso, omicidio stradale, falso e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Per gli investigatori, tutti sapevano che il Morandi era in cattive condizioni e che bisognava intervenire con lavori di ripristino. Ma secondo l’accusa quei lavori vennero rinviati nel tempo per seguire la logica del massimo profitto con la minima spesa e dare maggiori dividendi ai soci.

I detriti sotto sequestro

Con la richiesta di rinvio a giudizio la procura chiederà anche al giudice di decidere sui detriti del crollo, rimasti sotto sequestro dentro i capannoni dell’Amiu, la municipalizzata dei rifiuti. Il Comune vorrebbe liberare l’area per completare i lavori per il Parco della Memoria ma anche per la riqualificazione economica. Alcuni legali delle parti avevano chiesto di tenerli ancora per consentire ulteriori approfondimenti. Avevano anche chiesto un supplemento di consulenza tecnica che però è stato respinto.

Gli altri filoni

L’indagine vede coinvolti, tra gli altri, l’ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, e gli ex dirigenti Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli. Questi stessi nomi si trovano nelle altre tre indagini nate dopo il crollo: quella sui report edulcorati sui viadotti, quello sulle barriere fonoassorbenti pericolose e quello sui falsi report sulle gallerie, quest’ultima in particolare nata dopo il crollo il 30 dicembre 2019 di parte della volta della galleria Bertè in A26.

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