ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più43 i morti

Ponte Morandi, processo contro 59 imputati per il crollo del 2018 rinviato a settembre

Tra gli imputati gli ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea, attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato

Aggiornato alle 11:42

Ponte Morandi, al via maxi processo: 59 gli imputati

5' di lettura

È stato rinviato al 12 settembre il processo per il crollo del ponte Morandi. La prima udienza è finita, «con anticipo clamoroso» come ha sottolineato il presidente del collegio Paolo Lepri. Sono state presentate le richieste di costituzione di parti civili su cui i giudici decideranno a settembre. Il tribunale ha calendarizzato udienze fino al 19 luglio 2023. Le altre questioni che verranno affrontate dopo la pausa estiva riguarderanno la eventuale esclusione dei responsabili civili, cioè coloro che pagheranno in caso di condanna.

Al processo per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale collassato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone, sono 59 le persone imputate, tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea (la società che si occupava di manutenzioni e ispezioni), attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato.

Loading...

Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per l’accusa, buona parte degli imputati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla. Aspi e Spea sono uscite dal processo patteggiando circa 30 milioni.

Il tribunale di Genova ha autorizzato il trasferimento, richiesto dal pubblico ministero Massimo Terrile, di buona parte dei reperti del ponte Morandi che sono conservati tuttora in una zona sotto il ponte dove dovrà sorgere il memoriale per le vittime e un polo tecnologico. I reperti saranno trasferiti «senza essere modificati in un capannone a Trasta» ha spiegato il pm e «le spese non saranno a carico di questo procedimento perché Autostrade per l’Italia ha fatto sapere che si farà carico del trasferimento stesso, della locazione del capannone e del guardianaggio». Il trasferimento comincerà a settembre e durerà alcuni mesi. Il presidente del tribunale Paolo Lepri ha autorizzato le parti con i propri consulenti a partecipare alle operazioni.

«Ponte Morandi punta dell’iceberg»

«Abbiamo l’aspettativa che porti giustizia questo processo, che faccia chiarezza sulle cause e sulle responsabilità che hanno portato all’uccisione dei nostri famigliari, perché altrimenti le morti dei nostri cari saranno state inutili e loro non potranno riposare in pace».

Queste le parole di Egle Possetti, sorella di una delle vittime e presidente del Comitato vittime del crollo di ponte Morandi.

«È la punta di un iceberg perché i problemi non ce li aveva solo il ponte Morandi, ma tutte le infrastrutture del Paese, che devono essere controllate in modo adeguato - prosegue Possetti -. Noi pensiamo che con tutto quello che è emerso in questi 4 anni con l’indagine approfondita della Guardia di Finanza e degli organi inquirenti, con le analisi accurate della Procura, a mano a mano che emergevano elementi importanti in qualche modo mutava la strategia della difesa. La perizia di periti indipendenti, commissionata dal giudice, individua le cause del crollo nella scarsità se non assenza di manutenzione».

Nell’udienza l’avvocato Raffaele Caruso riproporrà l’istanza di costituzione di parte civile per il comitato, escluso dal gup perché per legge non possono essere ammessi comitati o associazioni nati successivamente ai fatti oggetto del processo. «In questo caso non si tratta di dover cambiare la norma - chiarisce Caruso - ma di allargarne l’interpretazione perché in questo caso si tratta di un comitato che nasce con il reato stesso e quindi senza alcun intento speculativo».

Avvocato di Castellucci, è crollato per un vizio costruttivo

«Credo che tutti desiderino potere avere un accertamento della verità, quindi una giustizia con verità nel rispetto effettivo delle regole del processo». Lo ha detto Giovanni Accinni, l’avvocato che insieme a Guido Carlo Alleva difende l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci, prima dell’inizio del processo.

«Emergerà che il ponte è crollato per un vizio costruttivo. Questa è la ragione per la quale 43 persone sono morte in un modo spaventoso e assurdo. L’ingegnere Castellucci non ha nessuna responsabilità penale rispetto a quanto gli è stato contestato. Il rispetto per chi è morto in un modo tanto assurdo è di una compartecipazione totale. Faccio presente che anche l’innocente se venisse condannato diventerebbe a sua volta una vittima».

Rimase quattro ore in bilico sul ponte

«Era giusto che partecipassi anche io, sono rimasto lontano da questa vicenda ultimamente per motivi miei però mi sentivo in dovere di essere qui oggi». Così Gianluca Ardini, uno dei superstiti della tragedia di ponte Morandi. Rimase appeso per quattro ore al suo furgone in bilico sul ponte. «Sono venuto qui per stare accanto ai parenti delle vittime» spiega a chi gli chiede se dovrà nuovamente raccontare quelle drammatiche ore in aula. Ad Ardini si è immediatamente avvicinata la mamma di Mirko Vicini, il lavoratore di Amiu morto sotto le macerie del crollo: «Lui è la nostra forza» ha detto prima di entrare in aula.

Centinaia di parti civili

Sono 180 le richieste di costituzione di parte civile presentate dal Comitato zona arancione al processo per il crollo del Ponte Morandi. «Abbiamo due tipologie di danneggiati - spiega l’avvocato Andrea Mortara - aziende e privati. Per quando riguarda le aziende si tratta di piccoli e medi imprenditori che hanno subito un drastico calo di fatturato e in alcuni casi aziende che hanno dovuto chiudere. Una situazione particolare è quella dei soggetti privati su cui lanciamo una sfida, vale a dire far entrare nel processo coloro che hanno subito un danno nella loro vita di relazione, perché hanno passato per mesi ore nel traffico o perché non potevano andare a trovare i loro famigliari a causa dell’isolamento».

A chi gli chiede se un numero molto alto di parti civili - sono circa 300 in totale quelle che proveranno a costituirsi stamani, oltre alle 330 già ammesse - non rischi di rallentare eccessivamente il processo l’avvocato risponde: «Sarà il tribunale a decidere, noi ovviamente riteniamo non si debba sacrificare il legittimo interesse di chi ha subito danni enormi per la dinamica processuale».

Toti, crollò patto fiducia Stato-cittadini

«Giustizia e verità da oggi sono più vicine e speriamo che arrivino al più presto. Lo dobbiamo ai parenti delle vittime, lo dobbiamo a Genova. Solo così potremo rinnovare il patto di fiducia tra Stato e cittadini crollato quel maledetto 14 agosto». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti commenta via fb l’inizio del processo per il crollo del ponte Morandi. «Rappresenta un momento importante e fondamentale per tutta la nostra comunità ma soprattutto per i familiari delle vittime, che attendono risposte per la scomparsa dei loro cari da quel terribile 14 agosto del 2018. È a loro in particolare che oggi va il mio pensiero - rimarca Toti -. Noi seguiremo con attenzione e commozione tutto il processo che arriva dopo un grande lavoro dei magistrati di Genova, a cui rinnovo la mia gratitudine».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti