Ponte di Genova

Ponte Morandi, l’inchiesta e le questioni aperte a tre anni dal crollo

Aperte ancora diverse questioni: si va dal fronte giudiziario alla privatizzazione di Autostrade. E restano le incognite della rete autostradale ligure

di Raoul de Forcade

Ponte Morandi, 3 anni dal crollo nella pioggia

4' di lettura

A tre anni dal rovinoso crollo del ponte Morandi, caduto alle 11,36 del 14 agosto 2018, portando con sé le vite di 43 persone, sono ancora aperte molte questioni legate alla vicenda. In primis quelle giudiziarie. Inizierà, infatti, il 15 ottobre l’udienza preliminare per le 59 persone indagate per il crollo del ponte. Il giudice ha fissato tre udienze la settimana fino a tutto dicembre.

Genova, intanto, grazie ai decreti ad hoc varati dal Governo Conte, ha portato a termine la ricostruzione di un nuovo viadotto sul Polcevera nell’arco di due anni. E oggi, al posto dell’infrastruttura crollata, si trova il ponte battezzato Genova San Giorgio, disegnato dall'architetto Renzo Piano.

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E a tre anni dal disastro il 14 agosto 2021 viene posata, nell’area del Polcevera sotto il nuovo ponte, la prima pietra per la realizzazione del Memoriale 14.8.2018 , che dà il via alla riqualificazione e alla rigenerazione urbana delle aree sottostanti il nuovo viadotto di Genova San Giorgio. Si tratta di uno spazio privato (per i paranti delle vittime, che avranno una zona dedicata) e al contempo collettivo, con giardini e aree pubbliche, composto, tra l’altro, da un museo per ricordare il crollo e le vittime, una serra e un punto d’incontro con bar.

Il nuovo ponte high tech

Costruito da Webuild e Fincantieri, il viadotto è stato realizzato in tempi record (l'inaugurazione è avvenuta ai primi di agosto dell'anno scorso) ed è dotato di apparecchiature high tech uniche nel panorama italiano dell'edilizia stradale. Oltre a sensori installati per monitorare costantemente gli effetti del traffico sulla struttura, il ponte è dotato di due robot, realizzati con il supporto progettuale dell'Iit, da, dal gruppo Camozzi su commissione di Seastema e Cetena.

Uno è il Robot wash, 3 metri di altezza, 8 di lunghezza, 2,5 tonnellate di peso e 56 ruote: serve a pulire le barriere antivento e i pannelli solari che forniscono al ponte l'energia di cui ha bisogno. L'altro è il Robot inspection, largo oltre 7 metri con 82 ruote che gli permettono di muoversi su due assi e un braccio mobile che può estendersi per 17 metri. È dotato di fotocamere ad alta definizione e sensori e può montare telecamere a infrarossi o 3D per controllare il viadotto e verificare se ci siano ruggine, crepe, gonfiori o altre anomalie.

Le concessioni

Con il nuovo ponte operativo, si è avviata verso una soluzione anche la questione delle concessioni di Autostrade per l'Italia, dopo un lungo duello partito il immediatamente dopo crollo, quando il Governo di allora ha invocato la revoca delle concessioni in capo alla società, che fino al 2038 ha un contratto per la gestione della maggior parte della rete Italia, compreso lo snodo che passa per Genova.

A fine maggio il gruppo Atlantia ha dato il via libera alla cessione del proprio 88% di Aspi a un consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti (51%), Blackstone (24,5%) e Macquarie (24,5%). Il prezzo stabilito per la totalità di Aspi è di 9,3 miliardi.

Il fronte giudiziario

Sul fronte giudiziario, invece, a giugno di quest’anno la procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio di 59 persone per il crollo del Morandi. I pm contestano ad alcuni anche la colpa cosciente. Il 15 ottobre, come si è visto, inizierà l’udienza preliminare. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo doloso, omissione d'atto d'ufficio, e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sul lavoro.

Rispetto agli indagati iniziali, 10 sono le posizioni stralciate in attesa di ulteriori approfondimenti (si tratta comunque di figure marginali), mentre tre indagati sono morti prima della chiusura delle indagini. è stato chiesto il giudizio anche per le società Aspi e Spea, la controllata che aveva il compito di eseguire le manutenzioni.

Per i pm ci fu «immobilismo» e «consapevolezza dei rischi». E tra i rinviati a giudizio figurano, come previsto, gli ex vertici ed ex dirigenti di Aspi. I pubblici ministeri hanno chiesto il processo, tra gli altri, per l’ex ad della società, Giovanni Castellucci, per il manager Paolo Berti e per l’ex direttore delle manutenzioni, Michele Donferri Mitelli, nonché per l’ex ad di Spea, Antonino Galatà.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio le attività dei pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, coordinati dall’aggiunto Paolo D’Ovidio, sono proseguite. I militari del primo gruppo della guardia di finanza hanno infatti sentito altre persone informate dei fatti.

I danni alla logistica

La rete autostradale ligure, intanto, continua a soffrire per le mancate manutenzioni di altri viadotti e gallerie. A tre anni dalla tragedia del ponte caduto, infatti, proseguono gli interventi manutentivi ed ispettivi su tutta la rete che causano quotidianamente gravi disagi alla rete, e ai collegamenti con le regioni limitrofe alla Liguria, con interminabili code di auto e di Tir

Una situazione che continua a portare danni al sistema logistico regionale, che è anche un nodo fondamentale, con i porti di Genova e Savona, e con quello della Spezia, del sistema nazionale. Un danno che giusto un anno fa era stato calcolato, da imprese e autotrasportatori nell’ordine di un miliardo di euro. Una cifra che, nei successivi 12 mesi, è sicuramente cresciuta in modo cospicuo.

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