TITOLO giù in borsa

Ponte Morandi, Di Maio: revocare concessione. Atlantia respinge le accuse

In un post su Facebook, il vicepremier parla della relazione da «brividi» sul Ponte Morandi e chiede di «avviare al più presto il procedimento di revoca delle concessioni» ad Autostrade. Il titolo Atlantia cede in Borsa


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Luigi Di Maio (Ansa)

3' di lettura

«Ieri è uscita la relazione dei tre periti chiamati a valutare le condizioni del ponte Morandi. Ci sono tante cose all'interno della perizia che mettono i brividi, ma una in particolare: la mancanza per 25 anni di interventi significativi di manutenzione, praticamente da quando la competenza ha smesso di essere dello Stato». Lo ha scritto su Facebook il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ribadendo una linea già espressa in passato: l’urgenza di revocare la concessione ad Autostrade. «È inaccettabile e bisogna avviare al più presto il procedimento di revoca delle concessioni ad Autostrade per l'Italia - ha detto Di Maio - Il nostro compito è anche quello di fare capire, a questi signori, che il Governo adesso li controlla, per impedire che il profitto prevalga sul bene collettivo. Questo è il miglior modo per onorare le vittime della tragedia di Genova. E il Governo unito su questo è la migliore risposta che possiamo dare alle loro famiglie».

Il titolo Atlantia cede in linea con il listino
Le nuove minacce del ministro Luigi Di Maio su un ritiro della concessione ad Autostrade alla luce dell'esito delle perizie sul Ponte Morandi di Genova non penalizzano più di tanto la capogruppo Atlantia in Borsa. Il titolo della società, che ha diffuso in giornata i conti del semestre, si muove in linea con un listino già di per sé pesante e cede il 2,4% a 22,9 euro alle ultime battute della seduta. Il gruppo ha chiuso la prima metà dell'anno, che rispetto all'analogo periodo dello scorso anno include il contributo del gruppo Abertis, con ricavi operativi pari a 5,604 miliardi di euro in aumento di 2,7 miliardi (+3% la variazione pro-forma ipotizzando il consolidamento del gruppo Abertis a partire dal 1 gennaio 2018). Escludendo il contributo del gruppo Abertis, precisa al nota, si incrementano di 109 milioni (+4%). L'ebitda a 3,552 mld sale del 4% su base omogenea pro-forma includendo il gruppo Abertis e l'utile del periodo di pertinenza del gruppo si attesta a 777 milioni, in aumento di 246 milioni di euro rispetto al primo semestre del 2018.

La replica: da rigettare accuse generalizzate sulla manutenzione
La replica dell’azienda è arrivata a stretto giro. Autostrade per l'Italia «rigetta in toto ogni accusa generalizzata di mancanza di manutenzione. E ci si augura che nella fase successiva si possa appurare cosa ha realmente determinato il crollo del Ponte e come mai nessuno dei sistemi e dei consulenti dedicati al monitoraggio abbiano mai evidenziato alcun rischio».

La società controllata da Atlantia ricorda, in particolare, che sul Ponte Morandi nel periodo 2015/2018 (fino al 14 agosto) sono state realizzate attività di manutenzione per ben 926 giorni-cantiere, pari ad una media settimanale di 5 giorni-cantiere su 7 giorni, con un investimento di circa 9 milioni. Nel comunicato la società osserva che sul tema manutenzione «la perizia si limita a ricordare che sugli stralli, dopo che nel 1994 si intervenne sul sistema 11 e non, per motivazioni che dovranno essere accertate, sul sistema 10 e 9 (poi collassato), non sono stati fatti altri interventi di manutenzione, ma risulta alla società che né nel 1994 né successivamente sia emerso alcun allarme circa lo stato di corrosione del reperto 132».

L’azienda sottolinea poi «che i propri consulenti tecnici hanno chiarito già ieri che la presenza di trefoli corrosi tra il 50% e il 100% era ridotta e non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte. I difetti evidenziati dalla perizia, tra cui quello riscontrato sul reperto 132, erano fortemente localizzati, derivavano prevalentemente da difetti di costruzione dell'infrastruttura realizzata negli anni 60 per conto dell'Anas e non erano tali da compromettere in alcun modo la capacità portante del Ponte».
La società sottolinea, poi, che «le risultanze della perizia, al contrario, evidenziano che i cavi primari non mostrano particolari segni di degrado e, come già fatto dai laboratori Empa di Zurigo e dall'Università di Pisa, tendono a confermare che non sono stati gli stralli la causa primaria del crollo».

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