Inchiesta

Ponte Morandi, la perizia sul crollo. Entro il 2020 la chiusura indagini

Il procedimento conta 71 indagati, tra i quali figurano tecnici e manager di Autostrade spa e la controllata Spea

di Ivan Cimmarusti

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(ANSA)

Il procedimento conta 71 indagati, tra i quali figurano tecnici e manager di Autostrade spa e la controllata Spea


2' di lettura

I termini scadono il 31 luglio, ma è probabile che la perizia sulle cause del disastro del Ponte Morandi, crollato il 14 agosto 2018, slitti a settembre. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Genova, coordinata dal procuratore capo Francesco Cozzi, procede nella forma dell’incidente probatorio, una sorta di parentesi dibattimentale all’interno dell’indagine preliminare. Perché l’obiettivo è di «cristallizzare» in prova tutti gli elementi raccolti, per istruire un processo che possa concludersi in tempi relativamente stretti.

71 indagati
Il procedimento conta 71 indagati, tra i quali figurano tecnici e manager di Autostrade spa e la controllata Spea. La maggior parte risponde di omicidio colposo, disastro colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti, in tre anche di falso, e altri tre di favoreggiamento: avrebbero depistato le indagini dopo la tragedia in cui hanno perso la vita 43 persone.

La perizia sui video
Il procedimento, dunque, procede. Tanto che il 14 luglio il giudice per le indagini preliminari dovrebbe nominare un proprio perito per una valutazione dei video acquisiti dai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, assieme agli investigatori del 1° gruppo del comando provinciale della Guardia di finanza di Genova, al comando del colonnello Ivan Bixio.

Immagini e chat
In particolare, in un video – il principale per l’accusa – è inquadrata da due diverse angolature la pila 9 del ponte. Nelle immagini si vede il passaggio di un camion, poi una nube di polvere e il moncone frantumato del ponte sospeso nel vuoto. Le presunte responsabilità sono emerse anche dalle analisi sulle comunicazioni interne tra gli indagati. Si tratta di chat e mail che segnalavano criticità del viadotto e deterioramenti. Segnali a cui però nessuno avrebbe dato il giusto peso.

Verso il processo
Questo filone d’indagine, il principale, potrebbe essere concluso entro la fine dell'anno. Non è esclusa, dunque, la richiesta di rinvio a giudizio già per gennaio 2021.

L’inchiesta bis
Non si tratta dell'unica indagine aperta dal procuratore capo Cozzi. In un altro fronte investigativo sarebbe emersa la falsificazione di report anche su altri viadotti autostradali. Anche dirigenti e manager sarebbero stati a conoscenza dei controlli che sarebbero stati falsificati.

I 5 viadotti
L’indagine riguarda altri cinque viadotti tra cui il Paolillo in Puglia, il Pecetti e il Sei Luci a Genova, il Moro in A14 e il Gargassa in A26. Secondo la Guardia di finanza di Genova, il gruppo avrebbe «edulcorato» le relazioni sullo stato dei viadotti controllati. Per l’accusa, in certi casi, i report erano quasi routinari e quindi non corrispondenti alla realtà.

Gli interrogatori dei testimoni
La circostanza era emersa nel corso degli interrogatori dei testimoni durante le indagini sul crollo di Ponte Morandi. In particolare i tecnici di Spea avevano raccontato agli inquirenti che i report «talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore» mentre in altri casi era stato lo stesso supervisore «a modificarli senza consultarsi con gli altri».

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