cortocircuito istituzionale

Ponte Morandi, i progetti di ricostruzione rischiano di andare al vaglio degli indagati

di Maurizio Caprino

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2' di lettura

In mezzo alle polemiche sulle deroghe previste dal decreto Genova per agevolare la ricostruzione del Ponte Morandi, pare sfuggito che il progetto dovrebbe sempre essere approvato dal ministero delle Infrastrutture. E qui si rischia il cortocircuito istituzionale, che potrebbe tenere bloccata la ricostruzione se il ministro non interverrà subito.

Infatti, le deroghe di cui parla il decreto non sembrano intaccare il principio generale secondo cui i progetti di opere e lavori in ambito autostradale devono passare per il ministero. Più precisamente, per la Dgvca, la direzione generale vigilanza concessioni autostradali, retta da Vincenzo Cinelli, che è tra gli indagati per il crollo del Ponte Morandi. E all'interno della Dgvca l'ufficio preposto all'analisi di progetti e investimenti è la quarta divisione, diretta da Giovanni Proietti, anch'egli indagato.

Difficile che Cinelli e Proietti vogliano valutare i progetti: nella vicenda del Ponte Morandi è già accaduto due volte che dirigenti ministeriali si trovassero in conflitto d'interessi e hanno dovuto lasciare gli incarichi che stavano svolgendo. Roberto Ferrazza aveva presieduto il Comitato tecnico amministrativo che aveva dato il primo ok al progetto di retrofitting del Ponte, cosa a causa della quale è indagato anche lui, ed era stato il primo coordinatore della commissione tecnica di indagine sul crollo. Bruno Santoro ha fatto parte della stessa commissione ma è poi finito indagato anche lui.

Dunque, se al ministero arrivassero progetti di ricostruzione, non verrebbero esaminati subito. A meno che il ministro, Danilo Toninelli, non sospenda o sostituisca Cinelli e Proietti. O che gli emendamenti al decreto, in corso di preparazione, non prevedano chiaramente che tra le deroghe c'è anche quella sul ruolo del ministero nell'ok al progetto.

Quale che sia la soluzione scelta, dovrebbe essere attuata rapidamente, per non bloccare tutto. Infatti, la nomina del commissario per la ricostruzione, il sindaco Marco Bucci, ha dato un'accelerazione alle iniziative. La stessa Autostrade per l'Italia, nonostante il decreto la escluda dai lavori, invierà un proprio progetto, come ha deliberato l'altro ieri il suo consiglio di amministrazione.

Certo, questa appare soprattutto come una mossa tattica. Ma potrebbe creare imbarazzi al ministero, per cui non ci sarebbe da aspettarsi che il progetto possa essere valutato in tempi rapidi. Anche a volergli dare una corsia preferenziale rispetto a iter che normalmente possono essere lunghi, come ha dimostrato lo stesso progetto di retrofitting del Ponte Morandi prima che crollasse. E, nel caso della ricostruzione, bisognerebbe anche passare per il Consiglio superiore dei lavori pubblici.

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