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Ponte sullo Stretto, De Micheli cita Bernardo Mattarella: «La democrazia è forte se decide»

La ministra delle Infrastrutture difende la commissione che ha istituito. E sulle infrastrutture polemizza: «Tutti le vogliono, ma nessuno vuole i cantieri perché sono disagi. Io li apro»

di Manuela Perrone

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La ministra delle Infrastrutture difende la commissione che ha istituito. E sulle infrastrutture polemizza: «Tutti le vogliono, ma nessuno vuole i cantieri perché sono disagi. Io li apro»


4' di lettura

In un articolo del 1969, a proposito del Ponte sullo Stretto di Messina, Bernardo Mattarella scriveva: «Il Ponte deve simboleggiare lo spirito di fervida iniziativa e la capacità realizzatrice della democrazia del nostro tempo, nel nostro Paese». Cinquantuno anni dopo, al Forum Ambrosetti di Cernobbio, la ministra dem delle Infrastrutture Paola De Micheli riprende proprio quel passaggio sulla «capacità realizzatrice della democrazia» per far capire la sfida in gioco e rilanciare il progetto: «La democrazia, se decide, è molto più forte, è molto più credibile. Le infrastrutture sono una potente risposta in termini di lotta alle disuguaglianze».

La commissione? «Serve per valutare le tre possibilità»

De Micheli parla alla platea di manager, imprenditori ed economisti radunata a Villa d’Este reduce da due tempeste: la prima è l’ironia che l’ha travolta sui social per aver annunciato, qualche giorno fa, l’istituzione di una commissione «per capire qual è lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria. Per collegarle su ferro, su strada e con una pista ciclabile. L’opera che verrà deve essere sicura ed economicamente sostenibile». La ministra difende la strada imboccata: la commissione «autorevolissima» deve studiare quali delle tre possibilità di collegamento - il ponte, il tunnel appoggiato sul fondo del mare e il tunnel vero e proprio - è la migliore. E c’è bisogno di una nuova valutazione «perché la Sicilia e la Calabria non saranno più il deserto infrastrutturale che erano: oggi le gare sono pronte. È un lavoro serio, non si decidono le infrastrutture con l’emotività. Eviterei di trasformare il tema nel teatrino ponte sì-ponte no».

800 milioni per il Tpl? «Faremo i conti con le aziende»

La seconda bufera attraversata dalla ministra riguarda la prova del trasporto pubblico locale alla ripresa e la battaglia per aumentarne la capienza all’80% rispetto alle indicazioni molto stringenti che aveva dato inizialmente il Comitato tecnico-scientifico. Una battaglia che ha coinvolto scienziati pubblici, governo, regioni e sindaci. L’emergenza Covid-19, dice la ministra, ha «almeno reso tutti edotti del ruolo strategico che hanno i trasporti per il movimento delle persone e delle merci: è stato un continuo modulare l’emergenza con la scelta prospettica». Nel mezzo di una pandemia, «nessuno ha le risposte perfette: dobbiamo procedere con un approccio progressivo sulle scelte, non ultimativo: non abbiamo ancora chiaro l’impatto che l’emergenza avrà sul sistema dei trasporti». A margine del suo intervento, a chi le chiede un commento sull’appello di Asstra sul rischio default delle aziende del Tpl (l’associazione stima un fabbisogno di 800 milioni), risponde: «Faremo i conti con loro, avremo il tempo per rifare il punto della situazione».

I cantieri? «Nessuno li vuole, ma io li apro»

Di «visione» De Micheli parla anche a proposito delle infrastrutture, «strumento di emancipazione di una comunità». Prima ricapitola i motivi per cui le opere si bloccano - assenza della decisione finale, impianti complessivi burocratici e normativi molto più complessi di qualche anno fa, motivi autorizzativi (qui fa l’esempio del raddoppio della ferrovia in Molise bloccata dal ministero dell’Ambiente per la nidificazione dell’uccello fratino) - e poi sottolinea i buchi neri del sistema. A cominciare da quello che più affligge la politica e su cui De Micheli si concede una polemica. «Tutti vogliono le infrastrutture - scandisce - ma nessuno vuole i cantieri, perché i cantieri sono disagi. Non si prendono voti se si mette il bollino sull’esecutivo di un progetto e neanche se si apre il cantiere, forse quando lo si inaugura. Ma io ho deciso che li apro, nonostante i disagi che dobbiamo imparare a governare».

La scommessa da 200 miliardi del Piano Italia veloce

Sulle infrastrutture, a Carlo Cottarelli che esortava a «fare una scelta: grandi o piccole opere», De Micheli risponde: «Noi abbiamo scelto il Piano Italia veloce da 200 miliardi in 15 anni, contenuto nell’allegato infrastrutture al Def, rispondendo a due criteri: l’utilità (migliora la qualità della vita delle persone?) e la distribuzione delle responsabilità. Sulle piccole e medie opere abbiamo già trasferito agli enti locali 5 miliardi sui 16 complessivi stanziati». Quali progetti saranno prioritari e accederanno alle risorse del Recovery Fund sarà il frutto «di una scelta collegiale del governo»: il Ciae tornerà a riunirsi mercoledì 9 proprio per avviare l’esame degli oltre 500 progetti arrivati dai ministeri. Ma è chiaro che si punta soprattutto su un grande investimento sul ferro (Alta velocità e riequlificazione della rete regionale) e sull’intermodalità passeggeri e merci. Tutto accompagnato, almeno nelle intenzioni del governo, da un forte intervento di semplificazioni, che non si esaurirà (lo ripete anche De Micheli, dopo che già lo aveva detto il premier Giuseppe Conte) nel decreto approvato in Senato e adesso all’esame della Camera.

Alitalia: newco in dirittura, «forte discontinuità»

Sull’altro dossier caldo da gestire, il futuro di Alitalia, De Micheli non si sottrae alle domande dei cronisti a Villa d’Este. «Spero di avere novità a metà della prossima settimana», sottolinea. La newco nascerà senza i debiti pregressi della vecchia compagnia e «produrrà in 30 giorni un piano industriale dettagliato partendo dalla legge, che dice che la prospettiva di capitalizzazione è di tre miliardi. Di conseguenza in quel piano industriale ci saranno una serie di previsioni di discontinuità rispetto all'Alitalia di prima». E anche per Aspi la ministra vede rosa: «Sono in corso le trattative sia sul fronte ministeriale, che riguarda la riscrittura di fatto della concessione e del piano di investimenti per i prossimi anni, e lì abbiamo quasi completato il lavoro, sia sul tema dell’assetto societario, che è alle battute finali e che affrontiamo con moderato ottimismo».

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