i PIANI PASSATI E FUTURI DEL NEO-PREMIER

Ponti-giardino e cannoni-acqua: le folli spese di Boris Johnson nemico dell’austerity

di Nicol Degli Innocenti


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(Afp)

3' di lettura

LONDRA - L’austerità non è nello stile di Boris Johnson. Appena insediato, il nuovo premier britannico ha fatto una netta inversione di marcia rispetto al rigore degli ultimi dieci anni di Governo conservatore, spingendo l’acceleratore sulla spesa pubblica e promettendo tagli alle tasse e più soldi a tutti, dagli ospedali alle scuole alla polizia.

Johnson si prepara a demolire dieci anni di sforzi dei cancellieri Tory per ridurre il deficit di bilancio dal 10% del Pil del 2010 all’attuale 1,1% del Pil. Nella strategia del premier però, di fronte all’imperativo di attuare Brexit e alla necessità di mantenere il potere, i conti pubblici passano in secondo piano.

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Esimi professori e prestigiosi istituti di ricerca hanno fatto i loro calcoli e hanno concluso che le promesse di Johnson, se mantenute, costerebbero circa 50 miliardi di sterline all’anno, ben oltre il cosiddetto “conto del divorzio” da Bruxelles che il premier minaccia di non pagare. Farebbero “esplodere il debito pubblico”, secondo l’Office for Budget Responsibility (Obr).

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Qualcosa non torna. Nella carriera inusuale di Johnson, però, caratterizzata da convinzioni ondivaghe e punti di vista mutevoli, forse l’unica costante è stata la tendenza a fare promesse grandiose e a impegnarsi in progetti troppo costosi.

Quando era sindaco di Londra, Johnson era stato criticato per i suoi “vanity project”, progetti inutili in alcuni casi e irrealizzabili in altri, che sono costati quasi un miliardo di sterline, 940 milioni per la precisione.

L’aeroporto sul Tamigi
Si era innamorato ad esempio dell’idea di un nuovo aeroporto su un’isola nell’estuario del Tamigi, commissionando studi di fattibilità e un progetto di Foster & Partners costati oltre 5 milioni. Altrettanta passione aveva messo nel promuovere il progetto del Garden Bridge, un ponte-giardino pedonale, costato 52 milioni e poi abbandonato dal suo successore Sadiq Khan perché «inutile».

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Le «Boris bikes»
Le bici in affitto note come “Boris Bikes” sono costate 225 milioni di sterline e, al contrario delle bici parigine, non sono una fonte di reddito ma costano tuttora milioni ogni anno al Comune di Londra. Costosi ma bellissimi gli 800 autobus rossi a due piani disegnati dall’architetto Thomas Heatherwick, costati 321 milioni di sterline, mentre la teleferica da 24 milioni che unisce le due sponde del Tamigi viaggia quasi vuota.

I cannoni ad acqua
Il sindaco Johnson aveva anche voluto comprare tre cannoni ad acqua Wasserweffer, che la polizia avrebbe dovuto usare in caso di nuovi scontri di piazza come nel 2011. Peccato che l’allora ministro dell’Interno, tale Theresa May, avesse prontamente bandito l’utilizzo di cannoni ad acqua. Il Comune di Londra li ha rivenduti lo scorso anno con una perdita netta di 300mila sterline.

Le spese passate del sindaco Boris diventeranno insignificanti in confronto alle spese future del premier Johnson, se manterrà le promesse fatte in campagna elettorale.

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Tagli alle tasse annunciati
Le riforme fiscali annunciate – alzare la soglia alla quale scatta l’aliquota massima del 40% da 50mila a 80mila sterline e la soglia alla quale si iniziano a versare contributi – costeranno 20 miliardi di sterline all’anno, secondo l’Institute for Fiscal Studies.

Un altro miliardo sarà speso per reclutare 20mila poliziotti, 5 miliardi saranno investiti nelle scuole, 3,6 miliardi iniziali per portare la banda larga superveloce nelle “zone dimenticate” del Paese. Questa settimana nel suo primo viaggio da premier ha promesso 300 milioni per sostenere le economie di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

La convinzione di Johnson è che i tagli alle tasse rilancerebbero l’economia e quindi porterebbero a un aumento degli introiti fiscali. L’impatto negativo di “no deal” però vanificherebbe tutti i presunti benefici. Le previsioni ufficiali dell’Obr sono di una recessione in caso di hard Brexit.

Promesse popolari
L’altra convinzione del premier, in questo caso giustificata, è che le sue promesse sono popolari. Dopo dieci anni di tagli la gente è stanca di austerità e lieta di sentir parlare di aumenti della spesa pubblica, conditi dall’insopprimibile ottimismo di Boris Johnson che tanta parte ha giocato nella sua vittoria. Come un grande architetto Johnson ha tracciato il disegno. Spetta ora agli apprendisti di bottega riempire gli spazi vuoti, e fare i calcoli necessari per trasformare lo schizzo in realtà.

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