Sviluppo industriale

Ponti investe in macchinari 4.0 e assume nuovi dipendenti

di Claudio Andrea Klun

2' di lettura

La pandemia non ha fermato Ponti Spa e il suo piano di ammodernamento degli impianti. L’azienda di Ghemme (Novara) – leader a livello internazionale nella produzione di aceti, sottaceti e sottoli e condimenti – ha ricevuto dal ministero per lo Sviluppo economico un contributo di 7,9 milioni a fronte di investimenti programmati per 20,3 milioni, per un piano di ammodernamento degli impianti e l’installazione di nuovi macchinari in tecnologie 4.0 nei due siti di Ghemme e negli altri quattro stabilimenti dislocati tra Cuneo, Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna, con l’obiettivo di incrementare i livelli produttivi, migliorare la qualità dei prodotti, ridurre i costi di produzione e incrementare l’occupazione di 14 unità.

«Abbiamo sempre investito, sia in tempo di recessione sia in tempo di espansione, modulando in modo opportuno gli investimenti – spiega l’ad Giacomo Ponti –. L’istruttoria del piano di sviluppo industriale autorizzato dal Mise il 31 gennaio scorso risale al 2019: in attesa del cofinanziamento da parte del ministero, già nel 2020 abbiamo avviato gli investimenti per l’aggiornamento tecnologico dei nostri sei stabilimenti». Ponti sottolinea la flessibilità del piano industriale, che consente di scegliere quali investimenti effettuare. «Il 2020 è stato per noi un anno da record nonostante la pandemia, ma ora, alla luce di questo ulteriore problema geopolitico locale, che ha ripercussioni a livello mondiale, dovremo valutare cosa succederà. Questa guerra andrà a minacciare la ripresa a livello economico. Il rincaro della bolletta energetica per le imprese e per tutti i cittadini erode il reddito disponibile. L’energia è una spesa incomprimibile, ma dobbiamo vedere se questa situazione porterà a una contrazione dei consumi. Intanto, quello che è certo è che tutte le materie prime della nostra filiera hanno subito un incremento a doppia cifra e dobbiamo affrontare problemi di reperimento di alcune materie che arrivano proprio dall’Ucraina, come l’olio di semi di girasole e i mirtilli bio. Registriamo anche problemi di shortage sulla disponibilità di vasi e bottiglie prodotti in loco».

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L’ad di Ponti Spa sottolinea che, in un’ottica di economia globale, le conseguenze degli avvenimenti in Ucraina e di eventuali ritorsioni da parte della Russia nelle forniture energetiche all’Occidente, avranno un impatto elevato e dovremo scontare gli effetti della mancata pianificazione della politica industriale. «Le nostre imprese rischiano di essere penalizzate nella loro competitività dai costi energetici più elevati: tutti gli altri Paesi europei hanno produzione di energia a costi più bassi avendo sviluppato il nucleare, noi invece la importiamo e non diversifichiamo. La Croazia estrae dal mare Adriatico miliardi di metri cubi di metano, una strada alla quale l’Italia ha detto di no, riducendo quasi a zero la produzione interna di metano. E ora le nostre aziende energivore sono perdenti rispetto ai competitor europei. Dobbiamo con urgenza compiere delle scelte per essere concorrenziali, ripensando le nostre politiche energetiche, che abbiamo compiuto in nome di idealità, e diversificare l’approvvigionamento, altrimenti la sfida per mantenere la competitività sul mercato internazionale è persa in partenza».

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