il monitoraggio dell’ance

Ponti, l’emergenza fa lievitare a 27 miliardi il piano «sblocca cantieri»

di Giorgio Santilli

Investimenti in infrastrutture fermi: ecco cinque anni di promesse della politica

4' di lettura

L’emergenza ponti e strade fa lievitare il «piano sblocca cantieri» dell’Ance a 300 opere e un investimento da 27 miliardi: il monitoraggio realizzato dall’associazione dei costruttori per segnalare le opere più urgenti da realizzare (con fondi già in gran parte stanziati) si è infatti arricchito di una quarantina di opere fra cui numerose sono le opere su infrastrutture stradali dissestate (ma anche scuole va detto) per ulteriori 5-6 miliardi di euro rispetto al precedente aggiornamento.

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Le testimonianze fotografiche raccolte dall’Ance segnalano situazioni di totale abbandono, come per la statale 117 nel tratto che circonda l’abitato di Nicosia (En), in condizioni di degrado da 20 anni, con rischio di crolli di viadotti e cavalcavia, nonostante il completamento sia stato ripetutamente inserito nei programmi di finanziamento e sempre disatteso. O, per restare a Nicosia, il viadotto di viale Itria che presenta un degrado grave delle strutture portanti: dall’11 settembre del 2018 infatti è stata interdetta la viabilità.

Ma l’attenzione di imprenditori, associazioni e cittadini si concentrano oggi sui ponti. Nell’ultima scheda Ance segnalato per pericolosità e assenza di manutenzione sugli elementi strutturali in cemento e acciaio il ponte sul Flumendosa, situato a Villaputzu (ex statale 125 Orientale sarda), mentre sul ponte di Celico, che collega Cosenza a Crotone lungo la Statale 107, i cittadini lamentano una notevole crepa. Fino ad oggi l’Anas ha sempre risposto rassicurando sull’assenza di pericoli per la viabilità.

D’altra parte, nessuno può dire che non fosse chiaro - ben prima del crollo di ponte Morandi - che in Italia c’è un’emergenza grave che riguarda ponti e viadotti stradali. Non solo perché si erano verificati altri due crolli mortali (il ponte ad Annone in provincia di Lecco nell’ottobre 2016 e il ponte a Camerano tra Loreto e Ancona sulla A14 nel marzo 2017) e uno potenzialmente mortale (viadotto Himera sulla A19 Palermo-Catania nell’aprile 2015). Ma anche perché all’allarme si era cominciato a dare qualche prima risposta, ancora non adeguata all’urgenza, ma certamente segnaletica di una situazione di emergenza.

L’ex ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, aveva stanziato nella legge di bilancio 2018 1,6 miliardi di euro per interventi urgenti di manutenzione di ponti e strade gestiti da province e comuni: sono stati ripartiti in tempi record fra regioni e province a febbraio di quest’anno. I governatori destinatari di quelle risorse hanno avviato - insieme alle province e ai comuni - ovunque piani di controllo e interventi urgenti, individuando le situazioni più critiche sulla base di informazioni già disponibili. Avviati anche nuovi monitoraggi che però daranno risultati fra qualche mese nella segnalazione di criticità oggi non note.

Altri 35 milioni sono stati destinati, sempre da Delrio, alla messa in sicurezza anti-dissesto dei ponti stradali sul fiume Po, la maggior parte destinati all’Emilia-Romagna - oltre che a Lombardia e Piemonte - per intervenire su quelli di Colorno (Pr), Verdi (Pr e Pc), Dossolo-Guastalla (Re) e Castelvetro (Pc). Oltre ai rischi di dissesto ci sono le deviazioni della circolazione che comporta inefficienze gravi soprattutto per il trasporto logistico e delle merci.

In Sicilia su 1.900 ponti e viadotti il presidente Musumeci ha dichiarato che ci sono almeno 15 criticità serie, dal viadotto Bucalo a Santa Teresa di Riva sulla A18 al viadotto Tarantonio a Messina al viadotto Pistavecchia a Buonfornello, cui vanno aggiunti 80 sovrappassi. Richiesto l’intervento dell’Anas che potrebbe rilevare anche la rete di Consorzio autostrade meridionali. In Calabria è appena partito un piano di emergenza speciale da un miliardo di euro che si concentra, insieme a scuole e dissesto ambeintale e idrogeologico, in modo prioritario sulla viabilità extra-Anas, cioè provinciale e municipale.

L’Anas non da oggi ha rafforzato le risorse per le manutenzioni, se spendeva 350 milioni medi nel periodo 2010-2015, è arrivato a 650 nel 2017 e crescerà fino a 800 nel 2018 e a un miliardo nel 2020. L’accelerazione è arrivata con il contratto di programma chiuso a fine 2017. L’azienda statale ha poi un piano specifico che prevede uno stanziamento di 350 milioni l’anno per il quinquennio 2016-2020 per monitorare - anche tramite sistemi elettronici - 13mila ponti, viadotti e cavalcavia.

L’attuale ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha avviato un monitoraggio a tutto campo e in tutta Italia su ponti, strade, gallerie, dighe e invasi, che potrebbe dare un primo rapporto fra una quindicina di giorni.

Ma una emergenza destinata a crescere riguarda proprio le infrastrutture gestite da province e comuni, fortemente carenti di manutenzione. Un effetto del «federalismo stradale» avviato negli anni ’90 su cui ora si sta facendo marcia indietro (3.500 chilometri di strade torneranno all’Anas entro fine anno). Il trasferimento a regioni, province e comuni - più sulla base di una astratta idea politica che non di una esigenza reale o di un possibile piano di efficientamento - ha prodotto infatti confusione amministrativa, tagli drastici alle manutenzioni per mancanza di risorse e un livello di organizzazione spesso non adeguata. Achille Variati, presidente dell’Unione Province d’Italia, ha spiegato a Radio 24 che «tra il 2014 e il 2017 gli investimenti sono scesi di oltre il 60%, mentre quasi 5mila chilometri di strade provinciali sono state chiuse perché non sicure e un altro 20% della rete ha limiti di velocità di 30 km/h che nessuno rispetta». Intanto è quasi pronto il dossier di province e città metropolitane (verrà presentato nelle prossime settimane), che hanno oggi la responsabilità di 130 mila chilometri di strade, di cui almeno 30mila ponti e gallerie, molti dei quali costruiti negli anni 60. La provincia di Bergamo, ad esempio, ha individuato opere per 40 milioni di euro per ripristinare infrastrutture e ponti sul territorio.

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