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Pop. Bari, cda a raffica per il piano. In cantiere misure d’urto

Via libera atteso a fine mese. Verso un nuovo assetto societario con aggregazione. L'istituto smentisce le voci di ostacoli nella cessione della quota in CariOrvieto

di Vincenzo Rutigliano


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

Atteso per fine mese il piano industriale destinato, nei programmi della nuova governance della popolare di Bari, a rimettere in sicurezza il patrimonio e ritrovare redditività. Il suo esame nel cda inizia oggi, e proseguirà nei prossimi giorni, sino ad ottenere quella che Gianvito Giannelli, neo presidente della popolare dal 22 luglio scorso, definisce «la sua metabolizzazione ed approvazione». Per questo si terranno più sedute del cda sino alla sua approvazione, cui seguirà la valutazione di Bankitalia e la presentazione alle organizzazioni sindacali. «Ragionevolmente entro fine mese sarà approvato»- aggiunge Giannelli, che per il resto non si sbilancia sul suo contenuto - «per diventare operativo ai primi di dicembre».

Il piano dovrebbe comunque contenere quelle misure d’urto che Giannelli aveva annunciato subito dopo il suo insediamento, e giudicate «indispensabili per tornare competitivi tagliando i costi, ma non il personale»- come aveva annunciato a metà agosto - perché «ha dato il suo contributo e su cui possiamo solo investire». Bisognerà vedere se, tre mesi dopo, questa volontà troverà conferma nel piano che dovrà misurarsi con più sfide. La prima si chiama ricostituzione del capitale sociale, falcidiato dalla perdita “monstre” dell’esercizio 2018 per 420,2 milioni, cui aggiungere anche quella del primo semestre 2019, per 58.

A sua volta ogni ipotesi di aumento di capitale sociale non potrà che passare, salvo il ricorso ai soli soci, per un nuovo assetto societario, aggregazione compresa, una partita complessa da chiudere però entro dicembre 2020, quando scadrà il termine per il credito di imposta, da 500 milioni, previsto dal decreto Crescita per favorire processi di concentrazione delle banche del centro sud.

Un’altra misura è la cessione della partecipazione di maggioranza (73,5%) di CariOrvieto che conta 50 sportelli in Umbria, Lazio e Toscana, e che è iscritta a bilancio per 55,5 milioni. Sul punto Giannelli smentisce le voci su presunte difficoltà maturate sull'operazione in capo a Sri Global Ltd, la società che ha presentato, prima dell'estate, un' offerta vincolante, per 65 milioni, offerta cui la banca aveva fatto seguire l'esclusiva per la cessione entro il 2019.Se conclusa, questa cessione farebbe il paio con quella completata a giugno scorso di un pacchetto, di circa 50 milioni, di finanziamenti a impianti di energia rinnovabile, tramite una innovativa struttura di cartolarizzazione.

Anche Vincenzo De Bustis, ad della popolare, non si sbilancia, rimanda alla presentazione ufficiale del piano ed assicura che vi sono da sistemare alcune questioni, appunto, «patrimoniali ed industriali».

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