Audizione in commissione

Pop. Bari, i commissari: il decreto è la condizione per chiudere l’accordo col Mediocredito

Ascoltati in commissione Finanze della Camera i due commissari Antonio Bladini e Enrico Ajello. La banca «richiede una ricapitalizzazione» e «si rende necessaria una vera e propria due diligence»


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(ANSA)

3' di lettura

«La mancata conversione del decreto legge annullerebbe questo accordo quadro con il Mediocredito centrale». Lo ha detto Antonio Bladini, uno dei due commissari straordinari della Banca Popolare di Bari insieme ad Enrico Ajello, in audizione in commissione Finanze alla Camera. Bladini ha anche ricordato che il «significativo intervento, su richiesta dei commissari straordinari, del Fitd per 310 milioni di euro è stato indispensabile per affrontare con più tranquillità le attività dei prossimi mesi, fra l’avvio del commissariamento e il completamento delle attività preliminari».

L’obiettivo del Governo
La Banca Popolare di Bari è il principale istituto di credito nel Mezzogiorno. Conta 350 filiali, 9 miliardi di raccolta, 14 di attivo e 3.300 dipendenti. Con quasi 70 mila soci ed è la più grande Popolare rimasta in Italia, dopo quella di Sondrio. Per evitarne il fallimento l’idea del governo e della Banca d’Italia è stata quella di seguire la strada intrapresa con Banca Carige: commissariamento evitando il “bail in” che avrebbe colpito, oltre agli azionisti, anche le obbligazioni e i conti superiori a 100 mila euro. L’obiettivo finale del governo, attraverso l’intervento del Mediocredito centrale è quello di trasformare la Banca Popolare di Bari in un grande istituto d’investimenti che favorisca lo sviluppo del Mezzogiorno.

Necessaria una due diligence
Secondo Bladini la banca «richiede una ricapitalizzazione» e «si rende necessaria una vera e propria due diligence» sia delle attività e crediti sia dei rischi, che sarà compiuta «con la massima celerità e attenzione». L’attività dei due commissari straordinari - oltre a Bladini è stato nominato Enrico Ajello - è «appena avviata» e quindi i commissari «non sono in possesso di dati sicuri e consolidati» da dare all’attenzione della Commissione parlamentare e del mercato. Accanto alla due diligence, ha aggiunto, si dovrà procedere alla «elaborazione di un piano industriale» che sarà messo a punto «in contraddittorio con advisor del Fondo interbancario e del Mediocredito»: «una definizione puntuale ci sarà solo dopo e verrà sottoposta all’approvazione dell’assemblea dei soci». Obiettivo di questo piano sarà non solo di rafforzare la Popolare di Bari sul piano economico, patrimoniale e finanziario ma renderla «competitiva».

Pesa lo 0,73% dei depositi italiani
La Banca Popolare di Bari «è una banca di territorio. Quest’anno compirà 60 anni. È una banca di tipo tradizionale che si rivolge in particolare a famiglie e Pmi. La sua crescita è stata per aggregazioni e ad oggi vanta circa 70mila soci, soprattutto individui e Pmi». Ajello spiega che «ha più di 500mila clienti, 341 filiali in 13 regioni ma opera soprattutto al sud . Basti pensare che 97 filiali, ovvero il 28%, sono in Abruzzo 76 in Puglia, 43 in Campania, 33 in Basilicata, 22 nel Lazio, ecc. Rispetto al sistema nazionale il peso della popolare di Bari è poco importante. Come depositi pesa solo lo 0,73% ma rispetto invece alle singole regioni d’Italia il suo peso cambia. Rispetto alla Regione Puglia, ad esempio, ha quote di mercato del 9% in termine di depositi, 8% in termine di impieghi e 7% in termine di filiali» e peso analogo ha «anche per le altre regioni” del sud in cui è operativa, soprattutto in Puglia, Campania, Abruzzo, Basilicata e Molise.

L’operatività nelle regioni
Racconta che «rispetto alle singole Regioni, il peso cambia in modo significativo: in Abruzzo la quota di mercato è del 13% circa in termini di depositi e del 18% in termini di filiali», in Puglia del 9% e 7% rispettivamente, in Basilicata del 15% in termini di filiali, e «anche in Umbria ha un suo peso, così come in Molise. Di questo ne dobbiamo tenere tutti conto».

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