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Pop. Bari, dopo Jacobini per il vertice spunta Brancadoro

di Luca Davi

3' di lettura

In casa di Banca Popolare di Bari si cerca l’intesa in vista del rinnovo parziale del Consiglio di amministrazione, i cui nuovi componenti verranno nominati con l’assemblea del 14 luglio prossimo. Da una parte della barricata c’è Marco Jacobini, storico presidente della banca che dopo 30 anni al timone ha deciso di fare un passo indietro ma intende guidare la fase di transizione. Dall’altra l’attuale consigliere delegato, Vincenzo De Bustis, banchiere di lungo corso che più volte, negli ultimi tempi, si è trovato in contrasto con Jacobini. Tema del contendere in particolare è la scelta dei candidati al board della banca (sono in scadenza 4 degli 11 componenti) e del futuro presidente. Oggi, a quanto risulta, è previsto un Cda che dovrebbe mettere il punto finale al dossier relativo alla lista, anche se non è escluso che, in assenza di un’intesa tra le parti, possa esserci uno slittamento.

L’istituto bancario barese, del resto, è in acque agitate. Nelle ultime ore, tuttavia, a quanto risulta al Sole 24Ore, per il ruolo di presidente della banca popolare sarebbe spuntato il nome di Gianluca Brancadoro, attuale membro del comitato di sorveglianza di Carige. Esperto di diritto societario, mercati finanziari e procedure concorsuali, docente di diritto commerciale, Brancadoro sarebbe il nome scelto dall’attuale Cda presieduto da Jacobini, con il supporto degli head hunter di Korn Ferry, per voltare pagina. Il nome troverebbe il consenso di Banca d’Italia, istituzione a cui è ritenuto vicino. Oltre a essere stato, tra giugno 2015 ad agosto 2018, presidente del Collegio Sindacale della Sga, Brancadoro si è infatti occupato di diversi casi di crisi, tra cui il risanamento della Banca Popolare di Spoleto (dove ha ricoperto il ruolo di Commissario straordinario) e la stessa banca Tercas (di cui è stato presidente tra ottobre 2014 a giugno 2016), istituto poi confluito proprio in Banca Popolare di Bari. Per il ruolo di presidente, negli ultimi giorni sono circolati anche il nome dell’ex McKinsey Vittorio Terzi come quello di Giulio Sapelli, economista ritenuto vicino alla Lega.

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Si vedrà oggi se ci sarà fumata bianca. E se ad essere depositata alla fine sarà una sola lista, quella del Cda appunto, o due. Quest’ultima ipotesi - ad oggi più residuale - sarebbe la conferma di una frattura tra le diverse anime della banca, in vista di una resa dei conti da celebrarsi all’assemblea del 14 luglio.

A dover passare al vaglio del voto dei soci sarà peraltro anche l’attuale dg De Bustis, entrato in cda lo scorso per cooptazione. Quello del banchiere romano, che ha dalla sua un’importante rete di consensi dentro e fuori l’istituto, è un nome non facile da sostituire. Il manager sta peraltro portando avanti un turnaround aziendale di rilievo, funzionale a riportare la banca in condizioni di equilibrio patrimoniale. A maggior ragione dopo la perdita di 397 milioni nel 2018, a valle della quale Banca d’Italia ha avviato un’ispezione.

Sullo sfondo, nella battaglia per il futuro della banca pugliese, c’è il tema del potenziale consolidamento: Pop. Bari si pone come pivot di una possibile maxi-aggregazione tra le banche del Mezzogiorno. Per facilitarla, nelle scorse settimane in Parlamento è stata presentata una norma che prevede di trasformare le Dta (Deferred tax asset) in credito d’imposta fino a 500 milioni per le banche che si fondono tra loro.

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