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Pop. Bari, spunta il prestito. ponte Un bond da 100 milioni per il Fitd

Intervento con il placet di Mef e Vigilanza per puntellare il capitale. Sondate le principali banche che chiedono però un piano di più ampio respiro.

di Luca Davi


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3' di lettura

Per Banca Popolare di Bari spunta l’ipotesi di un intervento “ponte”: un bond Additional Tier 1 da 80/100 milioni, da far sottoscrivere al Fondo interbancario, che serva a “puntellare” il capitale almeno per riportare in equilibrio i fragili ratio patrimoniali entro fine anno, così da evitare un avvitamento della crisi.

L’intervento, che vedrebbe il pieno supporto del Mef e della Vigilanza, tuttavia al momento è vivo solo sulla carta: a quanto risulta farebbe infatti parte del piano industriale della popolare pugliese, le cui linee guida sarebbero state approvate nel corso di un cda fiume tenutosi martedì a Bari.

Sulla fattibilità della sottoscrizione del bond in questi giorni sarebbero state sondate alcune delle principali banche italiane da parte degli uomini degli enti istituzionali, a partire dal Mef. Le valutazioni sono in corso. Ma all’interno del sistema bancario italiano non manca lo scetticismo sulla bontà di un’operazione simile, soprattutto se non fosse parte integrante di un piano di più ampio respiro destinato a ricostruire dalle fondamenta la banca pugliese, oggi in grave difficoltà. E il piano oggi ha diversi punti oscuri. L’idea condivisa da gran parte del sistema bancario peraltro è quella di evitare misure “tampone” a cui, inevitabilmente, superata la fase di emergenza ne dovrebbero seguirne altre. Il commissariamento, concordano molti, sarebbe la strada maestra. Se non fosse così, servono piani chiari e certezze sul futuro dell’istituto, che dovrà essere oggetto di una totale trasformazione, a partire dalla governance.

Del resto sono molte le domande che ancora rimangono senza risposta. Il Fitd, che al momento non ha ancora ricevuto alcuna richiesta di aiuto da parte della banca popolare, a norma di statuto potrebbe prendere in esame il dossier ma rispettando ovviamente alcuni paletti invalicabili. Che impongono anzitutto che il Fondo effettui interventi volti a superare lo stato di dissesto o di rischio di dissesto di una banca a condizione che non sia stata avviata un’azione di risoluzione e che comunque non ne sussistano le condizioni. Qual è il reale stato di salute di Popolare Bari? E quale potrebbe essere il destino del bond At1 a fronte di uno shortfall di capitale oggi stimato all’incirca attorno al miliardo?

Sulla banca pugliese oggi infatti pesa la prospettiva di uno shortfall di capitale stimato tra gli 800 e 900 milioni di euro, ma non è escluso che il conto possa anche lievitare. L’Additional tier 1, per sua natura, è uno strumento destinato a una conversione (o azzeramento) in capitale di rischio. Da qua la massima cautela mostrata dalle banche, soprattutto in assenza di un progetto di rilancio della banca, che dovrà essere asseverato da un soggetto esterno e previa due diligence sui conti dell’istituto.

L’eventuale sottoscrizione del bond dovrebbe avvenire in accoppiata con un intervento di riduzione del perimetro degli Rwa tramite una cessione parziale degli attivi a Mediocredito: l’ente controllato da Invitalia è al momento l’unico partner industriale potenziale che potrebbe intervenire insieme al Fitd, nel quadro di un riassetto da realizzare nel 2020. Va detto che al momento tutto è ancora nella nebbia: nulla è stato ancora formalmente presentato sul tavolo del Fondo. Realistico tuttavia che prossimi giorni il veicolo sia chiamato a fare una prima valutazione delle linee guida del piano di salvataggio barese.

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