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Pop Vicenza, la bancarotta da 4 miliardi e gli effetti di due sentenze civili sul patrimonio di Zonin

Il tribunale ha revocato una donazione immobiliare e una cessione di quote d’azienda che l’ex dominus dell’Istituto aveva fatto nei confronti della moglie e del figlio

di Ivan Cimmarusti

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(IMAGOECONOMICA)

Il tribunale ha revocato una donazione immobiliare e una cessione di quote d’azienda che l’ex dominus dell’Istituto aveva fatto nei confronti della moglie e del figlio


3' di lettura

Due sentenze civili aprono a nuovi sviluppi nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta della Banca Popolare di Vicenza. Gli inquirenti potrebbero puntare al sequestro di una somma pari a 1,3 milioni di euro, il valore di due operazioni di donazione di beni e cessione di quote fatte dall’ex dominus dell’istituto Giovanni Zonin verso la moglie e il figlio ma rese «inefficaci» dal tribunale civile, in quanto fatte per evitare misure patrimoniali.

Le valutazioni investigative
I sostituti procuratori di Vicenza Gianni Pipeschi e Luigi Salvatori, assieme alla Guardia di finanza, al comando del colonnello Crescenzio Sciaraffa, hanno acquisito i due dispositivi nel fascicolo d’indagine e stanno valutando il da farsi. Di fatto, però, i due provvedimenti potrebbero essere utilizzati anche dalle parti civili, pronte a chiedere i danni per la presunta gestione illecita dell’Istituto anche nel procedimento stralcio in corso di istruzione preliminare per bancarotta fraudolenta.

I finanziamenti «baciati»
Ma andiamo con ordine, perché parallelamente è in corso il dibattimento del principale fascicolo, quello in cui sono contestate illecite scelte del management.

È il caso dei cosiddetti prestiti «baciati». Si tratta della concessione di finanziamenti in favore di terzi soggetti «finalizzati - si legge nell’incartamento processuale - all’acquisto (nel mercato secondario) ed alla sottoscrizione (in occasione delle operazioni di aumento di capitale 2013 e 2014) di azioni BpVi, per un controvalore complessivo di circa 963 milioni di euro».

Operazioni, secondo le verifiche investigative, «caratterizzate dall’impegno assunto per conto della Banca di riacquisto dei titoli medesimo entro un termine prestabilito» per un controvalore di 160 milioni.

La macchina comunicativa
A questo si aggiunga il «sistema» di «false notizie» diffuse attraverso comunicati stampa e comunicazioni al pubblico. Un meccanismo per celare la reale entità del patrimonio (nei bilanci di esercizio 2012, 2013 e 2014), enfatizzando aspetti come la concessione dei finanziamenti che in realtà stavano incrinando l’assetto dell’Istituto. Non solo: in modo «consapevole» era stata ostacolata la vigilanza della Banca d’Italia.

Il plafond da mezzo miliardo
Adesso, però, gli inquirenti intendono stringere il cerchio attorno alla bancarotta dell’Istituto vicentino. Un buco da 4 miliardi di euro su cui stanno indagando i sostituti procuratori Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori assieme. L’innesto è un’operazione di investimenti con un plafond da mezzo miliardo di euro che l’allora governance intendeva utilizzare. Si tratta di investimenti nei fondi esteri Athena e Optimum, del valore di circa 350 milioni.

I dispositivi civili
Ma torniamo alle sentenze civili, in quanto le decisioni potrebbero avere un peso proprio nel procedimento per bancarotta. Con la prima il tribunale ha «dichiarato l’inefficacia relativa» nei confronti della Banca Popolare di Vicenza delle donazioni del 15 gennaio 2016 e del 13 maggio 2016 - nel cuore dell’indagine sul dissesto dell’Istituto - con cui Zonin ha trasferito, rispettivamente, al figlio Michele la proprietà di alcuni beni immobili (prezzo dichiarato di 320mila euro) e alla propria moglie Silvana Zuffellato altri immobili (prezzo dichiarato di 680mila euro).

Nella seconda sentenza, invece, è stata dichiara «l’inefficacia relativa» per la cessione di partecipazione del capitale sociale della società Tenuta Rocca di Montemassi srl (per il 2%, prezzo dichiarato 334mila euro) del 22 dicembre 2015 a beneficio della moglie Silvana.

Distrazione di beni
Le motivazioni chiariscono che, in entrambi i casi, le operazioni potrebbero aver avuto lo scopo di distrarre beni che potevano essere garanzia per i terzi. D’altronde la stessa Banca, attrice nei due processi civili, ha dichiarato che nel momento della cessione dei beni, le presunte condotte illecite di Zonin nella gestione della Pop, risultavano già «accertate dai procedimenti sanzionatori» avviati nei suoi confronti «dalla Consob e dalla Banca d'Italia, che avevano irrogato sanzioni, rispettivamente, per 370mila euro e 234mila euro». Non solo, perché lo stesso Istituto ha ricordato che a seguito degli esiti dell'inchiesta penale ha avviato una azione di responsabilità verso Zonin, proprio per chiedere il risarcimento del danno.

Secondo il tribunale l’ex dominus della Pop Vicenza «ha posto in essere la cessione in un momento in cui non soltanto aveva la piena consapevolezza delle condotte attuate negli anni precedenti, ma esse erano altresì già state evidenziate dagli organi ispettivi e rese di pubblico dominio dai mezzi di informazione, indipendentemente dal fatto che le sanzioni amministrative e le azioni giudiziali siano intervenute in un momento successivo».
Per questo le due operazioni di donazione e cessione sono state annullate. Non resta che attendere le valutazioni dei pubblici ministeri.

Per approfondire:
Il maxi-processo per Zonin ed ex-vertici
Banche venete, una ferita ancora aperta

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