ASSEMBLEE DI VENETO E VICENZA

Pop. Vicenza e Veneto Banca: Atlante getta la spugna sulla ricapitalizzazione

di Paolo Paronetto

6' di lettura

La sorpresa è arrivata dopo sei ore di assemblea: rispondendo al fuoco di fila di richieste avanzate dai piccoli soci, il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Mion, ha acconsentito a mettere ai voti un'azione di responsabilità contro i manager che hanno guidato la banca nella prima parte dello scorso esercizio, a partire dall'ex a.d. Francesco Iorio e dall'ex presidente Stefano Dolcetta. Un punto non previsto né dall'ordine del giorno né dall'attuale vertice dell'istituto, che ha già avviato un'analoga azione contro le gestioni precedenti, quelle targate Gianni Zonin e Samuele Sorato.

Bocciata azione di responsabilità contro Iorio
Si è trattato di poco più di un gesto simbolico, dato che l'annunciato “no” del fondo Atlante (che controlla il 99,33% del capitale) ha subito fatto naufragare la proposta, ma ha contribuito a certificare il clima di tensione che ha permeato tutti i lavori assembleari: su 126 presenti, in proprio o per delega, hanno infatti votato “sì” in 120, anche se il loro peso è risultato marginale in termini di capitale. I piccoli azionisti hanno puntato il dito anche contro l'attuale amministratore delegato, Fabrizio Viola, criticato per l'imputazione coatta nel procedimento sulle vicende Mps. Su questo fronte a tagliare corto è stato il vice presidente Salvatore Bragantini: «Se c'è una persona che è in grado di portare a salvamento la Popolare di Vicenza è Fabrizio Viola», ha scandito, incassando immediatamente anche l'appoggio di Mion.

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Bilancio 2016 con maxi-perdita
In generale, i lavori sono filati relativamente lisci, anche se intervallati dalle proteste e dalle richieste di risarcimento ripetute dai soci. L'assemblea ha approvato il bilancio 2016, chiuso con una maxi perdita da 1,9 miliardi, la riduzione dei componenti dal cda a 9 a 11, la conferma in consiglio di Viola (cooptato lo scorso anno) e le politiche di remunerazione e incentivazione. Di rilievo l'intervento di Alessandro De Nicola, rappresentante di Atlante, che ha di fatto sancito la resa del fondo in vista della ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato chiesta dalla banca. Per la Vicenza, così come per Veneto Banca, «ora servono nuove e ingenti ricapitalizzazioni non più alla portata di investitori privati», ha notato De Nicola, ammettendo che «è molto probabile che Atlante a breve non sarà più l'azionista di riferimento di queste banche». «Se si arriverà alla fusione» tra Vicenza e Montebelluna, ha concluso, «sarà comunque stato un successo».

Viola spera in un rapido ok dalla Ue
Viola, da parte sua, ha auspicato che il via libera delle autorità europee alla ricapitalizzazione «in tempi brevi», anche perché in assenza del rafforzamento permangono i dubbi sulla continuità aziendale. «Il processo istruttorio è ancora in corso – ha aggiunto - e a oggi non ci sono elementi per fare una valutazione sia qualitativa che quantitativa nel senso dei tempi perché sono decisioni che competono ad altre autorità e quindi non riteniamo opportuno fare previsioni». Viola ha sottolineato che «dal primo giorno abbiamo sensibilizzato le autorità per far si che questo processo avvenga nei tempi più brevi possibili perché l'incertezza in cui è la banca non è certo una condizione in cui si può ripartire. Quindi abbiamo chiesto, nell'auspicio che l'esito sia positivo, che le decisioni avvengano nei tempi più rapidi possibili».

Lento recupero dei depositi
Quanto all'andamento del business, Viola ha rilevato che «dopo la chiusura del bilancio c'è stato un nuovo flusso in uscita di depositi, che peraltro da qualche settimana si è arrestato ed è stato sostituito da un lento e graduale recupero». Confermata l'esigenza di una consistente riduzione del costo del lavoro, per cui si auspica la collaborazione dei sindacati: «Sotto il profilo del personale è prevista una significativa riduzione, ma l'obiettivo che ci siamo dati, speriamo di riuscire a mantenerlo, è quello di continuare a utilizzare le leve convenzionali per ridurre in modo significativo il personale», ha chiarito. La banca, ha notato, « si risana e si rilancerà anche grazie a un lavoro da fare con gli organismi sindacali perché il costo del personale va ridotto».

Le proteste dei soci
Per il resto, spazio al malcontento e alla protesta dei soci, guidati dalla parola d'ordine «risarcimenti». Gli azionisti hanno lamentato che il tema dei rimborsi non fosse all'ordine del giorno dell'assemblea, chiedendo interventi urgenti da parte della banca. Mancanza di serenità, depressione, dolore: così i risparmiatori hanno raccontato le conseguenze dell'azzeramento del valore delle azioni dell'istituto, parlando di «ferite infette» provocate dalla gestione della banca. «In 30 anni di attività commerciale abbiamo subito 29 tentativi di furto e due rapine, ma non mi sarei mai immaginato di essere derubato dei miei risparmi da persone di cui mi fidavo», ha chiosato un azionista. «Diciamo alla banca e allo Stato: ridateci i nostri risparmi, ridateci i nostri risparmi», ha scandito un altro. «Quello che è successo – ha commentato Viola - non è facile da accettare, non è neanche facile da gestire». «Quello che mi dà un briciolo di fiducia - ha aggiunto - è che circa il 94% dei corrispettivi versati» ai soci che hanno aderito all'offerta di transazione con i soci chiusa il mese scorso «sono a tutt'oggi versati sui conti correnti della banca». «E' un piccolo segnale di fiducia non tanto nei comportamenti quanto nel fatto che la banca possa continuare a esistere nei prossimi anni», ha proseguito Viola, sottolineando di essere consapevole che «la fiducia non si può comprare né raccogliere. Lungi da me il pensiero di cercare fiducia se non lavorando per crearne le condizioni», ha concluso.


Veneto Banca: ok soci al bilancio 2016 chiuso con un rosso di 1,5 mld

Intanto l'assemblea dei soci di Veneto Banca ha approvato il bilancio 2016 che si chiude con una perdita di 1,5 miliardi di euro. In fumo anche 4,6 miliardi di euro di raccolta diretta, 3,4 miliardi di crediti lordi verso la clientela e 1,7 miliardi di risparmio gestito. I ricavi sono scesi a 700 milioni, in calo del 35%. «Abbiamo perso il 5% dei clienti e da questo vogliamo ripartire», ha detto l'ad Cristiano Carrus nella sua relazione. E circa il rapporto con i correntisti, Carrus ha evidenziato il dato positivo che quasi tutti i 249 milioni di euro pagati ai soci che hanno aderito all'Offerta pubblica di transazione (Opt), «sono rimasti sui conti correnti della banca», ha spiegato. Nel frattempo l'istituto prosegue nel taglio dei costi di gestione, con un calo del 2% delle spese del personale, del 5% di quelle amministrative e la chiusura di 70 filiali nel 2016 che si aggiungono alle 36 soppresse nel 2015. L'assemblea ha dato il via libera anche al piano di remunerazione e incentivazione. In particolare dal luglio 2015 sono usciti da Veneto Banca 500 dipendenti e 38 dirigenti, mentre sono stati «tagliati» gli stipendi di 30 manager. Il tutto ha consentito un risparmio di 7 milioni di euro. «Molto è stato fatto in quest'anno, ma ci sono ancora ingenti ricapitalizzazioni davanti a noi, che la banca tratta direttamente con la vigilanza, l'antitrust europeo e lo Stato italiano - ha detto nel suo intervento Marco Dell'Antonia, rappresentante del fondo azionista Atlante -. E' molto probabile che a breve Atlante non sarà più azionista di riferimento dell'istituto ma a quel punto avremo assolto al nostro ruolo».

Veneto Banca: Carrus, fusione con Bpvi primo punto del piano

Carrus ha ricordato che «il primo punto nel piano industriale di Veneto Banca è la fusione con la Banca Popolare di Vicenza rilevando come il tema sia «oggetto di continue serrate interlocuzioni con le autorità di vigilanza europea, Bce, Dg Comp, Banca d'Italia e Governo».
«L'operazione non è facile - ha proseguito l'ad - poiché comprende una grande iniezione di capitale che al momento può essere solo data dallo Stato, non essendoci soci privati interessati ad investire». Per quanto riguarda l'azione di responsabilita' nei confronti degli ex manager dell'istituto «è questione di settimane, gli atti di notifica sono quasi pronti», ha detto Massimo Lanza, «Stiamo facendo tutto quello è in nostro potere e dovere. Il lavoro è stato improbo, con difficoltà maggiori del previsto. Parlo di fatti e non di annunci. Siamo vicini - ha aggiunto - ci potranno essere azioni di responsabilità anche verso terzi».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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