Pop Vicenza, il «sistema illecito» dietro l’aumento di capitale: sequestrati 106 milioni di euro
di Ivan Cimmarusti
2' di lettura
Un articolato «sistema» per celare a Consob i presunti «artifici» orchestrati nel 2014 nei due aumenti di capitale sociale di Banca Popolare di Vicenza: l’Aucap da 607 milioni 786mila euro e il mini Aucap da 300 milioni. I vertici dell’istituto avrebbero «rappresentanto all’Autorità» un atteggiamento «neutro» nell’offerta delle azioni. In realtà, sarebbe emerso un ben preciso piano «occultato» a Consob. Per questo il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza ha compiuto, su disposizione della Procura della Repubblica, il sequestro di 106 milioni di euro.
Un quadro informativo falso
Sotto la lente dei magistrati di Vicenza sono finiti i due aumenti di capitale, già oggetto di accertamento da parte di Consob. Stando ai documenti investigativi, infatti, «l’ispezione avviata da Consob nell’aprile 2015 ha consentito di accertare la falsità ed artificiosità del quadro informativo fornito da Banca Popolare di Vicenza all’Autorità di Vigilanza con le tre comunicazioni in data 23/05 e 15/10/2014 in particolare in relazione alle modalità di adesione dei soci ed obbligazionisti all’operazione di aumento di capitale loro riservata e all’assistenza finanziaria garantita dalla stessa banca».
Il ruolo degli ex direttori generali
Analizzando i documenti amministrativi, gli investigatori hanno scoperto che a gestire il tutto sarebbero stati Samuele Sorato, ex direttore generale, ed Emanuele Giustini, ex vice direttore generale. Così si è scoperto che in tempi precedenti, «dal mese di febbraio 2014, quindi ancor prima dell’inizio ufficiale delle operazioni di aumento di capitale (...), la struttura dirigenziale della banca (...) ha dato avvio a una imponente, strutturata e spinto una azione strategica e organizzativa consistita in una serie di iniziative» verso gli acquirenti delle azioni. Un «sistema del tutto omesso nelle comunicazioni inviate a Consob in cui, invece, è rappresentato un quadro di neutralità dell’istituto rispetto alla conclusione dei singoli negozi di acquisto».
Il procuratore : «Leale collaborazione dei liquidatori della bad bank»
Secondo il procuratore capo di Vicenza, Antonio Cappelleri, «con quell’aumento di capitale si raccolsero 106 milioni di profitto, che è la somma che andiamo a sequestrare». Un ruolo importante, per individuare e sequestrare il denaro,
lo hanno avuto i commissari liquidatori della bad bank: «I commissari (pur pubblici ufficiali) - ha riferito Cappelleri - hanno collaborato con leale senso di responsabilità istituzionale e, interpellati, hanno detto che la banca in liquidazione amministrativa coatta disponeva di liquidità, consentendoci di intervenire»
Brand connect










loading...