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PopBari, il conto sale a 900 milioni. Il Fitd attende il piano industriale

Il fabbisogno della banca pugliese, che da tempo versa in condizioni di fragilità patrimoniale, è via via cresciuto nel corso degli ultimi mesi.

di Luca Davi

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Il fabbisogno della banca pugliese, che da tempo versa in condizioni di fragilità patrimoniale, è via via cresciuto nel corso degli ultimi mesi.


3' di lettura

Oramai mancano solo gli atti formali. Di certo all’orizzonte appare sempre più probabile un nuovo intervento del sistema bancario a supporto di una banca in difficoltà. Dopo Carige, istituto che è in via di ricapitalizzazione con un’iniezione da 900 milioni (si veda a lato), ora è il turno di Banca Popolare di Bari. Il fabbisogno della banca pugliese, che da tempo versa in condizioni di fragilità patrimoniale, è via via cresciuto nel corso degli ultimi mesi e al momento sembra aggirarsi tra gli 800 e 900 milioni di euro. Qualcuno non esclude tuttavia che alla fine il conto si riveli anche superiore. Molto dipenderà anche dall’ispezione che Banca d’Italia sta conducendo in questi giorni sugli attivi della banca del Sud e che potrebbe mettere in evidenza diverse lacune.

L’aiuto da parte delle banche italiane a Pop. Bari dovrebbe essere effettuato tramite il Fondo interbancario. Ufficialmente il veicolo, il cui board si è riunito la scorsa settimana, non è stato investito della questione. Ma nei giorni scorsi i membri del Fitd sono stati messi in pre-allarme in vista di possibili convocazioni a stretto giro.

La via maestra per l’intervento rimane quella seguita per Carige, dove il Fitd si è mosso a valle di una conclamata situazione di difficoltà messa in evidenza dalla Vigilanza. È vero che per statuto il Fondo ha come mission principale il rimborso dei depositanti di banche finite in crisi. Tuttavia il veicolo guidato da Salvatore Maccarone e Giuseppe Boccuzzi può intervenire nel capitale della banca target a condizione che l’onere connesso all’aiuto non superi il costo che il fondo dovrebbe sostenere per il rimborso dei depositanti, i cui conti correnti per Bari valgono circa 8 miliardi. Nelle sue valutazioni, il fondo peraltro deve considerare anche gli effetti che la liquidazione coatta della banca potrebbe determinare sulle altre banche in crisi e sul sistema in generale.

Da qua la consapevolezza del Fitd della necessità di un sostegno nel capitale. L’attesa però è per i prossimi passi formali da parte della Vigilanza e della banca stessa. A partire dalla presentazione ufficiale al Fitd di un piano industriale di risanamento da parte della banca - a cui starebbero lavorando Mediobanca e Oliver Wyman - che dovrà spiegare in maniera dettagliata come si può intervenire sul lato dei costi per rimettere in equilibrio il conto economico e auspicabilmente rilanciare i ricavi. Accanto al Fitd serve inoltre un partner industriale. Il candidato numero uno è MedioCredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, che però deve essere ricapitalizzato dall’azionista unico, Invitalia.

L’altra strada porta invece a un’aggregazione con una o più popolare del Sud, magari sfruttando gli incentivi previsti dalla normativa sulle Dta (misura che però è malvista da Bruxelles). Ipotesi più teorica che altro, quest’ultima, vista la ritrosìa delle altre banche del Mezzogiorno, e che comunque presuppone una pulizia dei deteriorati da parte di Amco, l’ex Sga.  

Certo è che per Bari si profila l’addio al modello popolare (con conseguenze iper-diluitive per i soci), una nuova governance, un ricambio manageriale. La pressione di Roma è forte affinchè la banca venga messa al sicuro, in fretta e senza scossoni. Anche perché l’istituto è attivo in una regione che sta vivendo già una situazione di crisi, vista la vicenda Ilva. Per il sistema creditizio italiano, d’altra parte, si prospetta l’ennesimo intervento d’aiuto a una banca in difficoltà: una beffa per chi, dopo Carige, pensava fosse l’ultmo.

Per approfondire:
Popolare Bari, serve più capitale. In allerta il Fondo Interbancario
De Bustis: «Popolare Bari, ecco il piano anti-crisi»

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