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Popolare Bari, 900 esuberi in 5 anni. Al via la trattativa

Si avvia concretamente la fase di risanamento ma senza l'aumento di capitale che, ad oggi, ha per interlocutori affidabili, seri e ancora presenti, solo il Fondo interbancario ed il Mcc, il salvataggio potrebbe non essere scontato

di Vincenzo Rutigliano

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Si avvia concretamente la fase di risanamento ma senza l'aumento di capitale che, ad oggi, ha per interlocutori affidabili, seri e ancora presenti, solo il Fondo interbancario ed il Mcc, il salvataggio potrebbe non essere scontato


2' di lettura

La popolare di Bari alla stretta dei 900 esuberi ufficializzati oggi con la convocazione formale delle organizzazioni sindacali per l'esame del piano di risanamento. Sul tavolo 900 esuberi in 5 anni, pari a poco meno di un terzo dei 3300 dipendenti attuali, e al 40%, in termini di costo, per questa voce, di tutta la spesa per il personale. La convocazione formale del tavolo di trattativa segna l'avvio ufficiale della roadmap da seguire per il salvataggio della banca. La riduzione del personale, nel quinquennio di durata del piano industriale, è ritenuta decisiva per il successo della ricapitalizzazione e la successiva trasformazione in spa. Sui tagli annunciati - che vanno dai quadri intermedi in giù, al netto dei profili dirigenziali già oggi ridotti della metà, rispetto a quelli in carica al gennaio 2019, e per i quali non c'è trattativa sindacale - si apre dunque una trattativa che coinvolgerà, sicuramente, anche le segreterie nazionali dei sindacati di categoria.

Una vertenza “nazionale” dunque, difficile, e con un perimetro molto chiaro: senza riduzione dei costi del personale, senza l'alleggerimento della macrostruttura gestionale, la banca avrebbe serie difficoltà a riprendere la sua vocazione di “banca del territorio” concentrata soprattutto nelle regioni strategiche di Puglia, Basilicata, Abruzzo, Campania.

In queste regioni infatti la popolare, pur avendo un peso ridotto sul sistema bancario italiano, con appena lo 0,73% dei depositi, in Abruzzo ha una quota di mercato del 13% circa in termini di depositi e del 18% in termini di filiali, in Puglia del 9% e 7% rispettivamente, in Basilicata del 15% in termini di filiali, e anche in Umbria ha un suo peso, così come in Molise.

Servono dunque investimenti molto ingenti per salvare e rilanciare la popolare di Bari e senza l'aumento di capitale che, ad oggi, ha per interlocutori affidabili, seri e ancora presenti, solo il Fondo interbancario ed il Mcc, il salvataggio potrebbe non essere scontato.

Senza accordo con i sindacati sugli esuberi, vi sarebbero dunque effetti negativi sulla ricapitalizzazione,che potrebbe sfiorare il miliardo e mezzo di euro, sul rilancio della banca, oltre che sull'intervento di Fitd e Mcc che pure hanno versato 364,3 milioni di euro in conto futuro aumento di capitale. La partita con i sindacati, che dovrebbero incontrare i commissari straordinari Blandini e Ajello già nei prossimi giorni, è ovviamente in salita.In questi mesi hanno sempre definito i 900 esuberi ventilati, ma oggi ufficializzati, come «non fattibili», perché il «capitale umano deve essere salvaguardato».

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