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Popolare Bari, c’è un libro nero che va aperto

La maggiore banca del Sud ha bisogno di una ricapitalizzazione da un miliardo. E non solo: la procura indaga su una serie di operazioni poco chiare

di Guido Gentili


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

Sta per aprirsi un altro libro nero? La Popolare di Bari è alle corde e ha bisogno, urgente, di una ricapitalizzazione per circa un miliardo. Non parliamo di un colosso del credito, ma si tratta pur sempre del maggiore istituto del Mezzogiorno che compare nella top ten delle più grandi banche popolari italiane.

Dunque un caso da non sottovalutare, e per il quale si sta anche immaginando (è sotto la lente europea la regìa della Banca d’Italia e del Mef) una complessa operazione d’emergenza a cavallo tra privato e pubblico, con il Fondo Interbancario dei depositi (Fitd) ed il Mediocredito (Mcc), la società controllata da Invitalia che fa capo al Mef.

L’attuale amministratore delegato Vincenzo De Bustis, in questa carica dal dicembre 2018, è un banchiere di lungo corso. Intervistato dal Corriere della Sera ha suonato l’allarme rosso e ha messo in evidenza problematiche (e pezzi di storia) gravi. Ma va ricordato che De Bustis era stato alla direzione generale della Popolare di Bari per alcuni anni tra il 2011 e il 2015 , che è indagato dalla Procura di Bari per “manipolazione del profilo di rischio” e che la stessa Procura di Bari, dopo che la Banca d’Italia aveva rilevato una seria criticità a seguito di una segnalazione degli stessi uffici della banca, ha appena indagato l’ad dell’istituto barese per un’operazione (poi andata in fumo), portata avanti da De Bustis all’inizio del 2019 per rafforzare il capitale in cui era coinvolta una società maltese con un capitale irrisorio. Per trenta anni esatti, fino al luglio 2019, come presidente o ad della banca, è stato Marco Jacobini, figlio del fondatore Luigi.

Detto questo, l’attuale timoniere dell’istituto apre ora uno squarcio sulla gestione della banca. «Negli ulrimi tre o quattro anni non ci sono stato e non è un caso che abbia lasciato». In questi anni «di mala gestione hanno prevalso vere e proprie patologie, con un processo decisionale concentrato in un’enclave ristretta che ha tenuto il vecchio cda e il collegio sindacale all’oscuro di quanto avveniva. I verbali del comitato crediti erano addomesticati, non veritieri, redatti ad uso e consumo di quella enclave». Insomma, una storia di prestiti irregolari e forse di più, «una gestione creditizia al di fuori delle regole». I revisori di Pwc hanno rilevato tutto questo. «Abbiamo una montagna di documentazione», nota De Bustis, che assicura anche di «tenere informate le autorità».

La Popolare Bari ha perso un miliardo di euro, certo non solo a motivo dei prestiti facili. Ora è impegnata a scalare la montagna per salvarsi, e vedremo come andrà a finire. Poi c’è appunto l’altra montagna, quella della documentazione cui fa riferimento De Bustis. Qui c’è il libro nero della banca, e prima verrà alla luce, con fatti e nomi, meglio sarà. Da quando è iniziato l’aggiramento delle regole e dei prestiti fuori norma? E fino a quando, per l’esattezza, è durata questa pratica? Insomma, cosa è successo?

Nelle tante chiacchiere, a proposito e a sproposito, sul Mezzogiorno e suoi problemi, il caso della Popolare di Bari (circa 3.000 dipendenti, quasi 300 filiali) è un tema serio e come tale va affrontato.

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