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Popolare di Bari, la GdF sequestra beni per 16 milioni a tre top manager

Il sequestro preventivo disposto dal Gip del capoluogo pugliese è scattato per Gianluca Jacobini (già condirettore generale), Nicola Loperfico (già resposanbile del Business) e Giuseppe Marella (ex responsabile dell’internal audit)

di Vincenzo Rutigliano

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(ANSA)

Il sequestro preventivo disposto dal Gip del capoluogo pugliese è scattato per Gianluca Jacobini (già condirettore generale), Nicola Loperfico (già resposanbile del Business) e Giuseppe Marella (ex responsabile dell’internal audit)


2' di lettura

Beni per 16 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a carico di 3 ex top manager della Popolare di Bari. Il provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal Gip del tribunale di Bari, riguarda Gianluca Jaobini, già condirettore generale, Nicola Loperfico, già responsabile della direzione Business, e Giuseppe Marella, ex responsabile Internal Auditing, tutti indagati per ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e Jacobini anche per false comunicazioni sociali.

Il sequestro, per 16,01 milioni di euro, ha colpito in forma diretta il denaro nella disponibilità dei 3 e, per la parte incapiente, anche il loro patrimonio nella forma “per equivalente”.Il sequestro è stato disposto ed eseguito con riferimento ai crediti erogati dalla banca in relazione ad acquisti di azioni/obbligazioni emesse dalla stessa popolare. Si tratta di una serie di ‘operazioni baciate' tra taluni finanziamenti erogati dalla banca e rilevanti acquisti di azioni emesse dalla stessa Popolare,e dunque – scrive la procura della Repubblica di Bari – «potenzialmente incidenti, in negativo, sui fondi propri dell'istituto, ai sensi della c.d. regolamentazione prudenziale di vigilanza». Nel corso delle indagini sono state rilevate «gravi irregolarità dei citati dirigenti» per rappresentare una situazione economico-finanziaria e patrimoniale non veritiera, in occasione dell’ispezione dei Bankitalia avviata a giugno 2016 e conclusa nel mese di novembre dello stesso anno, in vista della trasformazione da scarl a spa. I 3, secondo la Procura, «hanno dolosamente posto in essere comportamenti ostruzionistici, occultando agli ispettori di Bankitalia fascicoli di clienti e alterando alcune informazioni, al fine di evitare che emergessero posizioni tali da determinare per la banca l’obbligo di apportare rettifiche ai cosiddetti “fondi propri”».

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