BANCHE IN CRISI

Popolare Bari: il Cda approva l’azione di responsabilità contro gli ex vertici. Governo pensa a decreto

Il Cda approva l’azione di responsabilità nei confronti dell’ex amministratore delegato Giorgio Papa e di due ex dirigenti


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2' di lettura

Il cda della Popolare di Bari ha dato il via libera, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie, alle procedure per un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex amministratore delegato Giorgio Papa e di due ex dirigenti: l'ex responsabile della direzione crediti, Nicola Loperfido, e l'ex condirettore generale, Gianluca Jacobini, figlio dell'ex presidente Marco Jacobini.
E il governo, secondo quanto si apprende, sta valutando l'ipotesi di un decreto per il suo salvataggio. Nelle scorse settimane si era valutata anche la possibilità di inserire delle norme in manovra, poi tramontata. Una decisione non sarebbe ancora stata presa ma in caso il provvedimento urgente potrebbe arrivare prima di Natale.

Papa era stato nominato nell'aprile 2015 e aveva lasciato l'istituto, allora guidato da Marco Jacobini, nel dicembre del 2018. L'azione di responsabilità, proposta dal cda, deve passare al vaglio di un'assemblea della banca.

La Popolare di Bari, alle prese con un piano di ristrutturazione che prevede un aumento di capitale fino a un miliardo e la trasformazione in spa, ha avviato un dialogo con Mediocredito Centrale, potenziale partner industriale, ed ha chiesto aiuto del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Un appello «al senso di responsabilità collettivo della politica nazionale e del Governo» per la situazione della Popolare di Bari viene lanciato dal segretario generale della Fisac Giuliano Calcagni. «La situazione di stallo in cui versa la Popolare di Bari non è più sostenibile» afferma il leader dei bancari della Cgil che si appella al Governo «affinché si trovi una soluzione per una positiva definizione della situazione dell'istituto, sia rispetto ai livelli occupazionali che alla salvaguardia della presenza della Banca su tutto il territorio».

Calcagni nella nota aggiunge che «i continui rinvii rispetto alla presentazione del piano industriale e anche la posizione non del tutto chiara del Fondo interbancario di tutela dei depositi rispetto agli assetti di governance, non fanno che acuire le tensioni tra le lavoratrici, i lavoratori e non sono certamente elementi di tranquillità per la clientela».

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