L’INCHIESTA

Popolare Bari: indagati ex ad Papa e due manager per il crac Fusillo

I finanzieri scavano nei documenti della banca che per quasi dieci anni ha erogato<b> linee di credito per almeno 140 milioni di euro al gruppo Fusillo </b>


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(ANSA)

2' di lettura

Il crac della popolare di Bari investe anche il fronte giudiziario. Concorso in bancarotta fraudolenta è il nuovo reato contestato all'ex amministratore delegato e a due ex dirigenti della Banca Popolare di Bari. La vicenda nella quale la Procura ipotizza il coinvolgimento dell'ex amministratore delegato Giorgio Papa, di Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell'istituto di credito barese e figlio dell'ex
presidente Marco Jacobini, e di Nicola Loperfido, ex responsabile della direzione crediti, è quello delle società del gruppo Fusillo di Noci (Bari) attivo nell’ediliza alberghiera e residenziale.

E mentre i finanzieri scavano nei documenti della banca che per quasi dieci anni ha erogato linee di credito per almeno 140 milioni di euro alle imprese in dissesto, proseguono le indagini sul buco che cresceva nei bilanci dell'istituto di credito nello stesso periodo. L'ultima accusa, che si aggiunge a quelle di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza, è la presunta corruzione a carico di Jacobini padre, che secondo le ricostruzioni stampa solleva sospetti anche sui rapporti tra la banca barese e la Vigilanza di Bankitalia in una vicenda legata all'acquisizione di Banca Tercas.

La scossa alle indagini che la magistratura barese aveva aperto mesi fa sulla gestione della Banca Popolare di Bari è arrivata il 13 dicembre scorso con il commissariamento. Il giorno prima il cda aveva avviato le procedure per una azione di responsabilità nei confronti dell'ex ad Giorgio Papa e dei due ex dirigenti Gianluca Jacobini e Nicola Loperfido, tutti e tre ora indagati per la bancarotta Fusillo. L'attenzione della magistratura barese sul loro coinvolgimento nel crac del gruppo di Noci risale all'estate scorsa, quando la Guardia di Finanza, su delega del procuratore aggiunto Roberto Rossi e del sostituto Lanfranco Marazia, ha eseguito perquisizioni nelle sedi delle società poi dichiarate fallite (all'epoca erano indagati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio quattro manager del gruppo Fusillo) e nella direzione generale della banca.

Le indagini «hanno consentito di far emergere il ruolo della Banca Popolare di Bari - spiegavano gli inquirenti già al momento delle perquisizioni - quale principale creditore delle imprese sottoposte a procedura concorsuale, risultate esposte con l'istituto di credito per una cifra di poco inferiore ai 140 milioni di euro, a seguito delle ingenti linee di credito elargite negli anni». Ed è proprio sulle linee di credito concesse dal 2010 al 2019 dalla banca alle società Fusillo, l'ultima da 40 milioni di euro nel marzo 2019, che si sono concentrate le indagini degli ultimi mesi, fino all'attuale ipotesi di bancarotta anche a carico degli ex vertici della Popolare di Bari.

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