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Popolare Bari, serve più capitale. In allerta il Fondo Interbancario

Da lunedì' 18 novembre si preannunciano giornate decisive per approntare un piano B da attivare di urgenza nel caso in cui la procedura ordinaria di riassetto non dovesse andare in porto

di Alessandro Graziani

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(Imagoeconomica)

Da lunedì' 18 novembre si preannunciano giornate decisive per approntare un piano B da attivare di urgenza nel caso in cui la procedura ordinaria di riassetto non dovesse andare in porto


2' di lettura

Per il salvataggio della Popolare di Bari scatta l'allerta del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Fonti finanziarie autorevoli, contattate da IlSole24Ore.com, definiscono “probabile” questo scenario che è già stato oggetto di valutazione da parte delle maggiori banche italiane anche se ancora non esaminato “formalmente” nelle sedi deliberative del Fondo. E a Bari, così' come a Roma, da lunedì 18 novembre si preannunciano giornate decisive per approntare un piano B da attivare di urgenza nel caso in cui la procedura ordinaria di riassetto non dovesse andare in porto.

Il tentativo di colmare il gap patrimoniale di Popolare Bari, che viaggia sotto i ratios patrimoniali minimi richiesti dalla Vigilanza, attraverso l'escamotage della conversione in capitale delle deferred tax assets (Dta) approvato nell'estate del 2019 dal Parlamento e dal precedente Governo, pare non ricevere l'approvazione della DGComp della Ue che ha il compito di valutare se la manovra rientra negli aiuti di Stato.

Popolare Bari deve far risalire il Cet1 oltre i minimi chiesti dalla Vigilanza possibilmente entro fine anno. Ormai mancano poche settimane e il rischio che la Ue non approvi lo schema intrapreso con le Dta, da realizzarsi attraverso la fusione con una piccola realtà bancaria o parabancaria del Centrosud, sta creando apprensione nel sistema bancario che, pur dopo averlo negato per anni, sta valutando l'intervento “salvifico” del Fondo interbancario di tutela dei depositi per una ricapitalizzazione che, secondo fonti finanziarie, potrebbe aggirarsi tra i 700 e gli 800 milioni di euro.

Per farlo, oltre al via libera delle banche aderenti al Ftid e/o allo Schema Volontario, servirà però che in tempi rapidi un'assemblea degli azionisti di Popolare Bari approvi la ricapitalizzazione, e probabilmente la trasformazione della cooperativa in Spa, con conseguente ulteriore iperdiluizione degli attuali soci (che da anni non riescono a vendere le proprie azioni). Proprio per le eventuali conseguenze patrimoniali sui circa 70.000 soci della popolare pugliese, oltreché dell'economia del Meridione, il dossier Bari è delicato, anche politicamente, ed è monitorato da vicino dall'Autorità di Vigilanza. Eventualmente dovesse servire, il Fondo interbancario ha già le risorse (con finanziamenti approvati) per intervenire. Ma servirà comunque l'approvazione dell'assemblea degli aderenti che dovrà superare, sempre stando alle indiscrezioni, la ritrosia delle controllate italiane delle banche europee a cui le Autorità avevano promesso che Carige sarebbe stato l'ultimo salvataggio a carico del sistema.

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