l’inchiesta

Popolare Bari, il Tribunale del Riesame conferma il sequestro: «Jacobini ispiratore»

Il provvedimento ha rigettato la richiesta di dissequestro di 5 milioni di euro avanzata da Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell'istituto di credito

Banca Popolare di Bari: chi è Marco Jacobini

Il provvedimento ha rigettato la richiesta di dissequestro di 5 milioni di euro avanzata da Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell'istituto di credito


2' di lettura

«La politica aziendale coltivata per anni dalla Banca popolare di Bari onde evitare contrazioni della base sociale e riduzione del relativo capitale ha visto in Gianluca Jacobini uno degli ispiratori». Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame di Bari nel provvedimento con il quale hanno rigettato la richiesta di dissequestro di 5 milioni di euro avanzata da Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell'istituto di credito barese.

Le somme sono state sequestrate su disposizione della Procura di Bari nell'ambito dell'inchiesta sulle cosiddette “operazioni baciate” in cui si ipotizzano i reati di ostacolo alla vigilanza e false comunicazioni sociali. La banca è stata commissariata nel dicembre 2019 (lunedì è stata votata in assemblea la trasformazione in Spa) e i suoi amministratori, tra i quali lo stesso Jacobini e suo padre Marco, ex presidente, sono stati arrestati a gennaio - tuttora agli arresti domiciliari - in un altro filone d'inchiesta su presunti falsi in bilancio che è già a processo.

Nell'indagine sulle operazioni baciate che ha portato al sequestro «il dato rilevante - spiegano i giudici del Riesame - è quello del collegamento negoziale tra il mandato irrevocabile a vendere le azioni e i finanziamenti erogati al cliente». Anche «escutendo vari clienti dell'istituto si aveva conferma della correlazione tra il rilascio dei finanziamenti e la rinuncia allo smobilizzo dei titoli, circostanza - non a caso - negata dai dipendenti, evidentemente consapevoli della scorrettezza di tale politica aziendale».

Tra gli atti sequestrati a Jacobini nel corso dell'inchiesta c'era un block notes con una nota manoscritta. «Intercettare clienti che vogliono diventare soci, accedendo al pacchetto soci - c'è scritto - , inserendo la possibilità di avere un finanziamento pari a due volte le azioni».

«L'appunto manoscritto in cui egli annotava la strategia di offrire finanziamenti finanche doppi rispetto alle azioni che i clienti avrebbero acquistato - commentano i giudici - rende palese come tale fosse l'interesse perseguito dall'istituto di credito, non essendovi altra ragione onde procedere a siffatte operazioni, chiaramente in perdita e idonee ad intaccare il patrimonio della banca».

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