il piano

Popolare Ragusa, in arrivo un miliardo per famiglie e Pmi

Il direttore Continella e il presidente Schininà: nel prossimo triennio erogheremo 30 milioni di dividendi. Al via investimenti per il digitale e assunzioni di nuovi giovani

di Nino Amadore


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L'edificio in cui ha la sede principale a Ragusa la Banca agricola popolare di Ragusa, un istituto di credito che ha oltre cento anni di storia  

4' di lettura

Rilanciare la banca sul territorio, riannodare rapporti un po’sfilacciati con gli azionisti ma soprattutto riaffermare il ruolo di un istituto di credito blasonato come la Banca agricola popolare di Ragusa, 130 anni di storia, un’identità precisa nell’area più dinamica e ricca della Sicilia, quella del Sud est dell’isola con le province diRagusa, Siracusa e Catania. Quasi una missione per la governance della Banca popolare, in sintesi Bapr, che ha il cuore negli Iblei. Una missione per una governance che da un anno a questa parte non fa più capo alla famiglia Cartia i cui esponenti per oltre cento anni hanno guidato la banca (da Luigi Cartia all’inizio del Novecento a Giovanni e Giovanbattista Cartia, rispettivamente presidente e direttore generale fino al 2018). 

Oggi al vertice della banca ci sono Arturo Schininà (presidente del Consiglio di amministrazione) e Saverio Continella (direttore generale) il quale si è insediato alla fine di novembre dell’anno scorso: 51 anni, Continella aveva ricoperto il ruolo di amministratore delegato del Credito siciliano del Gruppo Credito Valtellinese e ha portato in dote una grande esperienza nella gestione e sviluppo di una banca locale. Sono loro ad aver predisposto il piano di sviluppo 2019-2021 della banca che ha, ad oggi, 88 filiali (la gran parte delle quali tra Catania e Ragusa) e oltre 800 dipendenti. «Con il nuovo piano - spiega Continella - la banca si prefigge di erogare nel triennio di programmazione 30 milioni di dividendi e 1,2 miliardi di nuovi crediti a famiglie e imprese operanti sul territorio. Prevediamo importanti investimenti in attività di digitalizzazione e abbiamo programmato un processo di innesco generazionale con l’avvio di un piano di nuove assunzioni».

La banca ha chiuso il 2018 con un utile netto della capogruppo di 8,802 milioni e ha distribuito un dividendo di 1,15 euro per azione. Il dato complessivo della raccolta è di 3,325 miliardi (leggermente in calo rispetto al 2017) e di 3,250 miliardi di impieghi (in bonis 2,515 miliardi, deteriorati 311, 329 milioni in calo del 47,54% sul 2017).

Il piano elaborato dalla governance dell’istituto è sostanzialmente distribuito in otto punti con alcuni elementi cardine: il rafforzamento della capacità della banca di incidere sullo sviluppo economico del territorio; l’avviso di una strategia di digitalizzazione; la revisione dei modelli di business, focalizzando l’attenzione sul cliente e sui prodotti, oltre a intervenire sul proprio modello organizzativo per ridurre il cost to serve, cercando di migliorare la propria efficienza, attraverso la razionalizzazione delle reti di sportelli (l’anno scorso sono state chiuse 4 filiali) e l’innovazione digitale; la riduzione significativa dell’attuale stock di Npl mediante operazioni di derecognition di portafogli e sofferenze e l’efficientamento delle strutture interne focalizzata sul workout degli Npl con personale qualificato e strumentazione o processi adeguati. Nel caso degli Npl il bilancio 2018 indica un aumento del coverage passato dal 31,1% del bilancio 2017 a 54,63 per cento. Mentre per quanto riguarda Npl ratio si è passati dal 19,83% del 2017 al 10,95% del bilancio 2018.

Uno dei problemi da risolvere per la banca è quello che riguarda il rapporto con quegli azionisti che hanno dato vita a un movimento di protesta di “gilet gialli” per il deprezzamento delle azioni dell’istituto trattate sul mercato Hi-Mtf presentandosi in 500 all’ultima assemblea. Un nervo scoperto per l’istituto di credito ragusano anche per le conseguenze in termini di immagine: «Stiamo facendo ogni sforzo per tutelare il valore dell’investimento di ciascun socio - dice Continella -, proteggendo l’azione da ogni forma di speculazione e continuando a garantire la migliore remunerazione possibile al capitale investito. Stiamo anche cercando un dialogo continuo e costante con tutti i suoi soci per chiarire i rapidi mutamenti, soprattutto in tema di liquidabilità del titolo azionario, che hanno interessato non solo la Bapr. Il problema della illiquidità va collocato nel suo corretto contesto, rappresentato da una serie di modifiche normative in termini di riacquisto delle azioni proprie. È stato questo il compito principale che il management ha dovuto affrontare in questi mesi, oltre ad una costante e costruttiva interlocuzione con le Autorità di vigilanza».

Il risultato del lavoro su questo fronte è arrivato all’inizio dell’estate: la Bapr («prima in Italia» dicono con orgoglio i vertici aziendali) ha sottoscritto con Equita Sim un contratto con cui conferisce a Equita l’incarico per sostenere la liquidità delle azioni di propria emissione. Attività di sostegno della liquidità che avverrà mediante l’acquisto da parte di Equita di azioni utilizzando per il primo semestre (che scade a dicembre) risorse messe a disposizione dalla banca per tre milioni. «Non è stato semplice raggiungere questo traguardo - dice il presidente del Consiglio di amministrazione Schininà -. Ci preme ringraziare i rappresentanti di Banca d’Italia e Consob, la società di gestione del mercato e l’intermediario che svolge il ruolo di liquidity provider. Ci auguriamo che questa iniziativa contribuisca a produrre un’attenzione positiva sul titolo, incrementando il controvalore degli scambi».

E intanto per il futuro l’istituto di credito ragusano guarda alle «value proposition “etiche” - spiega il direttore generale -: il credito finalizzato agli investimenti “green”, il sostegno all’economia circolare, microcredito, iniziative di formazione ai giovani al fine di avviare iniziative che rechino valore al territorio. Un importante driver di differenziazione per la banca locale dovrà essere “l'impegno sociale” che evidentemente non deve essere solo uno “slogan” e non si deve esaurire nella redazione di un bilancio di sostenibilità.Trasparenza, etica, attenzione e vicinanza sono le principali leve da attivare per realizzare questo obiettivo».

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