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Popolare Sondrio, ostacoli per l’acquisizione di Cento

di Carlo Festa

3' di lettura

La Popolare di Sondrio trova qualche ostacolo sulla strada dell’acquisizione della Cassa di Cento. L’assemblea straordinaria ha autorizzato l’aumento da 40 milioni che porterà l’istituto guidato da Mario Alberto Pedranzini a rilevare il piccolo istituto. Tuttavia all’orizzonte ci sono alcuni problemi da risolvere. Proprio nelle ultime ore, dall’assemblea dei soci della Fondazione Cassa di Cento c’è stato infatti un «no» corale alla vendita del piccolo istituto. «Siamo in trattativa - spiega il presidente di Popso, Francesco Venosta - e non abbiamo motivo di ritenere che la fondazione abbia modificato il desiderio per l’apprezzamento dell’operazione. Confido che prevalga la validità industriale dell’operazione, anche se poi ci saranno da stabilire i prezzi».

Quella di CariCento (1,7 milioni di utili e 49 sportelli tra Emilia e Veneto con un Cet 1 del 12,4%) sarebbe la prima acquisizione in 147 anni di storia della Sondrio. «Le trattative - ha tenuto a precisare il consigliere delegato e direttore generale, Mario Alberto Pedranzini - sono tuttora in corso ma si stanno dimostrando più complesse di quanto previsto».

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L’operazione con Cento dovrebbe avvenire per lo più in azioni. E quindi nella Popolare di Sondrio dovrebbe entrare come socio (si stima con il 5% circa) la Fondazione di Cento: un possibile alleato prezioso in vista della trasformazione in Spa. L’operazione prevede due fasi: prima Sondrio acquisirà il 51% di CariCento carta contro carta e, in parte minore, in denaro. Poi entro fine 2020 salirà al 67% ma forse al 100% della Cassa emiliana.

Tramite lo shopping, Sondrio potrebbe completare la sua rete in una zona oggi poco presidiata. L’operazione si potrebbe concretizzare in attesa che ci sia la pronuncia del Consiglio di Stato, dopo l’avallo della Corte costituzionale alla riforma Renzi che ha imposto al settore la trasformazione in Spa. Anche per Sondrio si preannuncia dunque una rinuncia al voto capitario. «Noi ci adegueremo alle prescrizioni ma dobbiamo ancora aspettare la pronuncia del Consiglio», continua Venosta. Nel quartier generale di Piazza Garibaldi a Sondrio si starebbe ragionando sulla modalità tecnica della trasformazione: l’idea, secondo le indiscrezioni, sarebbe quella della creazione di una holding intermedia. A monte della catena di controllo nascerebbe una cassaforte cooperativa in cui riunire i soci, previo scorporo delle attività bancarie in una Spa. Tuttavia resta da capire il giudizio di Banca d’Italia su questa possibile architettura. Di certo la trasformazione in Spa potrebbe riaprire i giochi del risiko bancario, con Sondrio possibile candidato: « Il tema di aggregazione tra le banche è all’ordine del giorno, quello che succederà a noi è difficile dirlo ora. La nostra banca prosegue in un percorso di autonomia, ma il futuro non dipende solo da me», dice Venosta.

Nella stessa giornata è stato approvato il bilancio della Popolare di Sondrio che ha chiuso il 2017 con 159,2 milioni di utile (118 milioni a livello di capogruppo), risultato che non è stato influenzato da plusvalenze derivante da cessioni. L’istituto cooperativo (ricco di una platea di 175 mila soci) ha mostrato ancora una volta un bilancio in ordine con il vanto di essere un punto di riferimento per un territorio che va oltre la Valtellina. Per quanto riguarda la raccolta diretta da clientela si è attestata a 31.634 milioni (+2,26%), la raccolta indiretta da clientela a 30.119 milioni (+6,02%), la raccolta assicurativa a 1336 milioni (+,5,50%). La raccolta globale si è dunque estesa a 63.089 milioni. Per quanto riguarda l'aggregato dei crediti deteriorati la banca (che ha un Cet 1 Ratio dell’11,60% un total capital ratio del 13,66%) ha visto un aggregato dei crediti deteriorati attestarsi a 2.071 milioni (-13,08%), pari all’8,04% dei crediti verso la clientela rispetto al 9,41% di fine 2016. Le sofferenze nette sono ammontate a 780 milioni (+1,53%), cioè il 3,03% del totale dei crediti verso la clientela. La percentuale di copertura delle sofferenze è al 66%, mentre quella totale al 50 per cento. L’assemblea ha deciso la distribuzione di un dividendo di 7 centesimi rispetto ai 6 centesimi dell’anno precedente per un monte dividendi di 31,7 milioni.

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