elezioni di marzo

Poroshenko rilancia la sfida a Mosca:  «Il posto dell’Ucraina è l’Europa»

di Antonella Scott


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Sulla strada per Bruxelles. Il presidente Petro Poroshenko ha promesso la candidatura dell’Ucraina alla Ue

3' di lettura

“Da Kruty a Bruxelles. Seguiamo la nostra strada”: dal titolo del Forum a cui il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato martedì a Kiev la ricandidatura alle elezioni del 31 marzo traspare già molto del suo programma. Kruty, il luogo in cui nel gennaio 1918 un piccolo contingente di giovani ucraini cercò di fermare l’avanzata bolscevica su Kiev; Bruxelles, il punto di arrivo di un’Ucraina che Poroshenko intende candidare formalmente all’Unione Europea nel 2024, oltre che alla Nato. Una strada che passa per la piena ricostituzione dell’integrità territoriale e della sovranità ucraina: a Mosca, che segue con enorme attenzione queste presidenziali che potrebbero modificare gli equilibri interni al Paese, Poroshenko manda a dire di volere una pace con la Russia, «sia pure una pace fredda».

La carta del nazionalismo
Poroshenko, famoso in Ucraina come re del cioccolato Roshen prima di diventare presidente nel 2014, fino a poco tempo fa non era incoraggiato dai sondaggi, che vedono in vantaggio Yulia Tymoshenko, determinata a tornare in scena dopo gli anni del carcere in cui era finita sotto la presidenza del filorusso Viktor Yanukovich. Ma così come era stato eletto cinque anni fa sulla scia delle proteste del Maidan e della perdita della Crimea riannessa alla Federazione Russa, il presidente ucraino conta sulla carta del nazionalismo e del patriottismo per migliorare le proprie prospettive: dopo l’incidente navale nello Stretto di Kerch, in novembre, la reazione all’ennesimo confronto con la Russia e l’arresto dell’equipaggio di tre navi ucraine, ora a processo a Mosca, ha migliorato le credenziali di Poroshenko. Che cavalca il nazionalismo anche sul fronte religioso, avendo avvallato il rilancio di una Chiesa ortodossa ucraina indipendente da Mosca.

Per l’Europa e la Nato
«Chiedo - ha detto il presidente ai propri sostenitori - il mandato degli elettori a garantire l’irreversibilità dell’integrazione europea ed euro-atlantica, l’irreversibilità della nostra indipendenza». Il ritorno all’integrità territoriale del Paese (infranta dal 2014 con la secessione di fatto di parti del Donbass, le regioni orientali ai confini con la Russia) servirà a completare la costruzione di uno Stato forte e prospero, promette Poroshenko, in cui «il welfare, la sicurezza e l’ordine non sono meno importanti dell’esercito, della lingua e della fede. Dobbiamo costruire mura forti e un tetto affidabile sulle fondamenta solide che abbiamo posto in questi cinque anni».

L’Europa è il filo conduttore del discorso di Poroshenko, che mette in guardia «dalla minaccia di una vendetta filo-russa, dal populismo e dall’autoritarismo». Minacce incompatibili «con il vettore europeo dello sviluppo dell’Ucraina, ciascuna di loro contraddice gli standard politici europei. E dunque, se queste minacce non vengono rimosse, l’Ucraina cadrà nell’abbraccio mortale della Russia».

Bilancio magro
Non sarà facile convincere gli elettori sfiduciati dalla mancanza di risultati concreti in questi cinque anni di presidenza Poroshenko: sul fronte economico, nella lotta alla corruzione, nella guerra irrisolta del Donbass con le sue 10mila vittime, congelata in un cessate il fuoco costantemente a rischio. E tuttavia il presidente rivendica di «non aver mai contraddetto la strategia di un taglio netto con il passato coloniale, seguendo la strada propria dell’Ucraina, un’alleanza di civiltà con l’Europa»: «Non abbiamo il diritto di fermarci a metà strada - ha detto Poroshenko -. La missione della nostra generazione è completare la costruzione di uno Stato ucraino forte, consolazione per chi ha messo la propria vita su questo altare.

Se il 31 marzo nessun candidato otterrà più del 50% dei voti si andrà al ballottaggio, fissato per il 21 aprile. Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto ucraino di analisi e previsioni, a due mesi dal voto il 20,2% degli elettori ucraini intende votare per Yulia Tymoshenko; al secondo posto è lo showman Volodymyr Zelenskiy mentre Poroshenko deve condividere il terzo/quarto posto con il deputato Yuriy Boiko (11,9% di preferenze ciascuno).

Ucraina, Tymoshenko annuncia sua candidatura alla presidenziali

Cinque anni fa, nella primavera 2014, Poroshenko venne eletto con il 54,7% dei voti. Del suo programma oggi la Tymoshenko condivide l’integrazione con l’Occidente, a cui la leader dell’opposizione unisce misure di spesa pubblica e aumento dei salari che non si conciliano con i consigli del Fondo monetario internazionale, che ha in corso un programma di aiuti finanziari a sostegno del budget. «Fermare la corruzione non sarà un problema - ha detto Yulia annunciando la propria candidatura qualche giorno prima di Poroshenko -. Lo faremo. È possibile: prometto di diventare un incubo per chi si nutre di corruzione». Il passato pesa anche per lei, spregiudicata donna d’affari sulla scena politica da decenni: anche in questo caso, convincere gli elettori non sarà semplice.

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