la questione sbarchi

Porti, Ong, missioni Ue: le due linee nel governo sui migranti tra Salvini e M5S

di Mariolina Sesto


Su migranti lite nel governo

3' di lettura

I casi di navi cariche di migranti che si avvicinano alle coste italiane si moltiplicano e nel governo si manifesta in modo sempre più chiaro la presenza di due linee: quella della “fermezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini e quella più soft dei ministri Cinque stelle. Dalle decisioni sui porti da aprire o chiudere, all’atteggiamento da tenere con le navi delle Ong che soccorrono i migranti fino alla posizione sulle missioni Ue, la divaricazione fra il vicepremier leghista e i ministri M5s Trenta e Toninelli è ormai lampante. E rischia di pesare ai vertici internazionali sulla materia in programma sia oggi che nei prossimi giorni.

Porti aperti, porti chiusi
La questione principe è quella relativa ai porti. Contro la linea dura di Salvini che portò l’Aquarius a prendere la rotta della Spagna, è emersa ultimamente una linea più mite e orientata all’accoglienza nel rispetto della legalità. È l’indirizzo dei ministri della Difesa e delle Infrastrutture.
È proprio quello che è successo ieri nel caso della nave Diciotti. Nonostante questa nave sia assolutamente italiana e non battente alcuna bandiera straniera, inizialmente Salvini pensava di poter negare lo sbarco dei 67 migranti a bordo (migranti che, essendo su una nave italiana, stando alle norme che regolano il diritto della navigazione, erano sostanzialmente e formalmente già in territorio italiano anche se in mezzo al mare), successivamente ha fatto un mezzo dietrofront ma non ha comunque indicato il porto d’approdo. È stato Toninelli a informare che la nave sarebbe approdata a Trapani, lasciando trasparire la sua disponibilità all’accoglienza dei migranti.


Il lavoro delle Ong
L’ostilità di Salvini nei confronti delle navi Ong che salvano i migranti nelle acque fra la Sicilia e la Libia è nota. Tanto che il ministro dell’Interno ha annunciato di voler incontrare il pm Carmelo Zuccaro, il capo della procura catanese che aveva indagato su presunte collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani perché. «Nnessuno mi toglie dalla testa - ripete Salvini - che c’è un business sui bambini che poi muoiono. E questo mi fa molto arrabbiare». Su tutt’altra lunghezza d’onda la ministra della Difesa Elisabetta Trenta che oggi, in un’intevista ad Avvenire, ha esplicitato il suo pensiero sulle Ong: «Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. Ci sono una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida è coniugare accoglienza e rigore. E capire che a volte si agisce per il bene e non sempre si arriva al bene. Soprattutto se manca un’azione coordinata».

Le missioni Ue
Il vicepremier leghista non più tardi di una settimana fa ha proposto di chiudere i porti italiani anche alle navi militari delle missioni internazionali che dovrebbero sbarcare altrove - a Malta, in Nord Africa o in altri Paesi Ue -i migranti salvati in acque Sar libiche. Una proposta arrivata dopo l’avvicinamento di una nave, con migranti a bordo ,della missione Ue Eunavformed al porto di Messina. Una proposta che avrebbe voluto annunciare al vertice dei ministri degli Interni che inizia proprio oggi a Innsbruck. E che, ancora una volta, ha trovato una certa dose di dissenso nel governo. Il ministero della Difesa ha infatti subito obiettato una serie di punti: «Eunavformed è
una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni - è stata la presa di posizione di Trenta -. Quel che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della
missione e occorre farlo nelle sede competenti, non a Innsbruck». L’azione, ha fatto notare ancora la Difesa, «deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo
restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio».

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