IL PIANO DI SVILUPPO

Porto di Ancona, pronti 100 milioni per il rilancio

Pacchetto di investimenti pubblici con l’obiettivo di uno scalo internazionale. Nuovo terminal crociere e raddoppio della capacità produttiva di Fincantieri

di Michele Romano


default onloading pic
In crescita. All’interno del porto di Ancona lavorano oltre 6mila addetti. Nel primo semestre di quest’anno sono aumentati merci trasportarte, passeggeri e le toccate delle navi da crociera

3' di lettura

«Fare di Ancona un porto internazionale, volano per l’economia di tutte le Marche». È l’obiettivo del presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico centrale, Rodolfo Giampieri, sostenuto da investimenti infrastrutturali strategici senza precedenti. Oltre ai 75 milioni già previsti dall’Adsp nel triennio 2018-2020, sono pronti altri 100 milioni circa di investimenti pubblici: 40 milioni destinati al raddoppio della capacità produttiva di Fincantieri, che a sua volta ne investirà altrettanti; 22 milioni per la realizzazione del nuovo terminal crociere e 30 milioni che il comune di Ancona sta spendendo per realizzare una cerniera tra terra e mare, dando un nuovo orizzonte anche al waterfront storico. In ballo ci sono anche 3,3 milioni, in fase di valutazione da parte della Regione Marche, per l’estensione dei binari ferroviari fino a bordo banchina a servizio dello scalo merci destinati prevalentemente al Nord Italia e all’Europa settentrionale.

Gli asset prioritari sono sostanzialmente due: il banchinamento dedicato al nuovo terminal crociere dove, durante la stagione crocieristica, attraccherà una nave crociera al giorno per circa 140-150 giorni, «una grande opportunità per intercettare ancora di più il mercato crocieristico, assicurando al territorio una presenza costante di turisti», e il raddoppio della capacità produttiva di Fincantieri, «per garantire futuri anni di lavoro certo».

Trasformazione è la parola chiave: per cogliere le opportunità di mercato, per far crescere le possibilità di sviluppo, per la creazione di nuova occupazione (all’interno dell’area portuale oggi lavorano oltre 6.000 addetti) e, soprattutto, «per rendere contemporaneo lo scalo e adeguato alle esigenze di un’economia moderna». Del resto, i numeri parlano chiaro: nel primo semestre di quest’anno sono cresciute le merci trasportate (3,7 milioni di tonnellate, +2%), con 115 mila Teu (+10%); i passeggeri sulle navi traghetto sono passati da 870 a 900 mila; le toccate delle navi da crociera da 46 a 52.

Quella che ha in mente Giampieri è una strategia multiporpose, nella convinzione che «solo attraverso un’articolata e varia offerta commerciale si può mantenere la competitività dello scalo, assicurando una maggiore stabilità al lavoro delle imprese e all’occupazione». «Immagino tre anime del porto ben rafforzate – aggiunge Ida Simonella, assessore comunale al porto -: quella mercantile e produttiva, quella turistica, con la creazione di una banchina dedicata ad un hub per una grande compagnia, quella cittadina vissuta nel porto antico». Una condivisione di obiettivi che coinvolge anche le parti sociali e che si è concretizzata con un patto per il lavoro, un accordo volontario che coinvolge soggetti economici pronti ad assorbire gli eventuali impatti negativi sui livelli occupazionali.

E, a proposito di condivisione degli obiettivi, Ancona ha appena stretto un accordo con Civitavecchia, per potenziare e valorizzare la trasversalità del traffico marittimo tra la penisola iberica e quella balcanica, tra il Tirreno e l’Adriatico, che passa anche per il porto abruzzese di Ortona. «Per il riconoscimento di questo corridoio trasversale – sottolinea il presidente dell’Autorità portuale – è però indispensabile l’approvazione di Bruxelles, nell’ambito dell’attuale revisione dei corridoi Ten-T, perché possa essere codificato e trovare opportunità di finanziamento e incentivazioni».

Per un porto che è inserito profondamente nel cuore della città, anche il tema della sostenibilità ambientale è in cima all’agenda dell’Autorità di sistema portuale. Due gli obiettivi già raggiunti: lo spostamento della zona dedicata all'imbarco e allo sbarco dei Tir dal Porto Antico allo scalo Marotti, con un risparmio di 60 mila km l’anno, percorsi dai mezzi pesanti all’interno dell’area portuale, e l’Ancona blue agreement, in collaborazione con la capitaneria di porto, sottoscritto dalle maggiori compagnie di traghetti, che in sosta e in uscita dallo scalo utilizzano carburanti con lo 0,1% di tenore di zolfo.

Resta invece irrisolto il progetto di uscita dal porto, che è in piedi da almeno quarant’anni, con diversi progetti presentati e poi cancellati, anche perché insostenibili dal punto di vista economico. «È il problema principale per la nostra città», ammette l’assessore Simonella, che auspica «lo sblocco dell’iter dell’uscita a nord, che Anas ha progettato». Un’operazione strettamente legata al raddoppio della statale Adriatica e al progetto di riprofilatura della costa a nord della città capoluogo che, senza ulteriori intoppi, andrà a bando per l'appalto entro fine anno così da poter avviare i lavori entro il 2020.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...