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Pos, invio giornaliero dei dati e dal 30 giugno doppia sanzione a chi nega pagamenti elettronici

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge 30 aprile n. 36 diventa operativa la stretta del Fisco sull’uso del contante e i pagamenti in nero con la mancata emissione di scontrini e ricevute

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Pagamenti Pos, blocco in tutta Italia

3' di lettura

Doppia sanzione per chi non consente l’uso del Pos e invio giornaliero dei dati delle transazioni con moneta elettronica per cancellare la pratica sempre in uso del “pre-conto”. È la doppia mossa anti evasione, e non solo, con cui l’amministrazione finanziaria rilancia la lotta al nero sul fronte di scontrini e ricevute. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile del decreto legge n. 36, che introduce nuove misure per il rilancio del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo punta a rendere pienamente operativo l’obbligo di accettare pagamenti con carte di debito e di credito da parte dei soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi anche professionali. E lo fa anticipando dal 1° gennaio 2023 al 30 giugno 2022 l’applicazione delle sanzioni da applicare agli esercenti e ai professionisti che negano l’utilizzo del Pos.

L’attuazione del Pnrr

Ma cosa c’entrano le sanzioni sul Pos con il Piano nazionale di ripresa e resilienza? La risposta a questa domanda sta nel fatto che la riduzione del contante e la promozione di strumenti di pagamento alternativi e digitali, rientrano, per il 1° semestre 2022, nella Milestone M1C1 -103 del Pnrr messa a punto dal Governo per contrastare l’evasione da omessa fatturazione o dalla mancata emissione dei corrispettivi così come la cosiddetta “evasione con consenso”, più difficile da far emergere in quanto prevede l’accordo tacito tra chi cede il bene o la prestazione di servizio e il cliente che lo acquista o ne usufruisce. La missione del Pnrr prevede espressamente l’emanazione di norme e misure regolamentari per incoraggiare il rispetto degli obblighi fiscali, o della cosiddetta tax compliance così come per migliorare audit e controlli. La stessa missione, come si legge nella relazione illustrativa che il Governo ha allegato al nuovo decreto legge n. 36 inviato alle Camere per la conversione in legge, prevede «l’entrata in vigore della riforma della legislazione al fine di garantire sanzioni amministrative efficaci in caso di rifiuto da parte di fornitori privati di accettare pagamenti elettronici». Per rendere operativa la Milestone entro il primo semestre 2022, così come concordato nel Piano approvato da Bruxelles, ecco dunque l’anticipazione al 30 giugno 2022 delle sanzioni amministrative per chi rifiuta l’uso del Pos e dunque pagamenti elettronici o digitali.

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Doppia sanzione a chi rifiuta il Pos

Esercenti, commercianti e professionisti che non accetteranno pagamenti con moneta elettronica rischieranno, dunque, una sanzione in misura fissa di 30 euro a cui se ne andrà a sommare un’altra in misura variabile e pari al 4% del valore complessivo della transazione. Su come sarà possibile renderle realmente operative queste sanzioni è tutto da vedere, perché segnalare e accertare sul campo i mancati pagamenti elettronici da parte di esercenti e professionisti resterà comunque difficile per gli 007 del Fisco.

Stop al “pre-conto” con l’invio giornaliero dei dati dei Pos

Non è poi così raro ricevere dall’esercente o dal ristoratore di turno il cosiddetto “pre-conto”, ossia il saldo senza alcun valore fiscale dei beni o della prestazione di servizio che abbiamo richiesto. Un “pre-conto” che se pagato dal cliente in contanti finisce per restare totalmente sconosciuto al Fisco. Per mettere fine alla cosiddetta pratica del “pre-conto”, dunque, il nuovo decreto, con un semplice ritocco normativo, introduce dal 1° maggio 2022 l’obbligo di invio giornaliero di tutti i dati relativi ai pagamenti elettronici o digitali. E senza nessuna differenziazione tra consumatori finali e operatori economici (business to business). Tutti i dati dei pagamenti effettuati andranno trasmessi dagli intermediari che emettono carte e bancomat.

L’uso dei dati a prova di privacy

Il Fisco, va chiarito subito, non vuole conoscere in alcun modo i dettagli della transazione effettuata dal cliente e dunque avere i dati di chi acquista, nel pieno rispetto delle regole sulla privacy. Con questo obbligo l’amministrazione finanziaria vuole avere i dati di chi vende beni o servizi non saldati con il contante. Le informazioni ricevute dai gestori di carte elettroniche, bancomat o di mezzi di pagamento digitale saranno utilizzati per effettuare analisi di rischio mirate grazie all’incrocio con quelle ricevute da esercenti e professionisti obbligati all’invio dei corrispettivi telematici. In pratica, in questo modo il Fisco punta a far emergere le anomalie dalla mancata trasmissione di scontrini rispetto agli importi incassati con moneta elettronica e che potranno essere utilizzate a contrastare l’evasione più difficile da scardinare, come detto, quella con consenso tra le due parti delle operazioni. E non solo. Nel mirino del Fisco e della Guardia di Finanza potranno finire anche altre anomalie che potrebbero far emergere operazioni di vero e proprio riciclaggio, con rilevanti somme in possesso di esercenti e professionisti a fronte di pochi scontrini battuti o poche ricevute emesse.


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