Marchi storici

Postalmarket torna in edicola e pensa già alla quotazione in Borsa

Servizi digitali, sostenibilità e promozione delle imprese italiane al centro della strategia di rilancio della rivista, da domani in edicola. Ne abbiamo parlato con Alessio Badia, direttore generale: «Possiamo diventare un incubatore di innovazione»

di Chiara Beghelli

3' di lettura

Anticipare i piaceri dell’e-commerce quando non c’erano neppure i pc: il successo di Postalmarket si spiega anche così. La rivista, lanciata a Milano nel 1959 da Anna Bonomi Bolchini, era un negozio da sfogliare, e gli ordini che si facevano via telefono o posta arrivavano poi nei pacchi che oggi fanno parte della nostra quotidianità.

Una formula che ha funzionato fino agli Novanta, proprio quelli dell’alba dell’e-commerce, e che sembrava destinata alla nostalgia finché Stefano Bortolussi non l’ha riportata in vita, secondo i canoni del XXI secolo. «Ha lavorato a lungo in Postalmarket ai tempi della proprietà del gruppo Bernardi ed era molto affezionato al marchio - spiega Alessio Badia, direttore generale della nuova società, guidata da Bortolussi -. Rilanciarlo era da sempre un suo desiderio. Lo ha dunque rilevato (ne era stato dichiarato il fallimento nel 2015 e il marchio apparteneva a Bnp Paribas, ndr) e da lì ha iniziato a pensare come rilanciarlo».

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Cindy Crawford in copertina nel 1993

Dal 23 ottobre in edicola con 360 pagine. Nel sito 25mila prodotti

Come tutte le start up anche il nuovo Postalmarket ha subito un periodo di assestamento e stop&go, dovuto anche alla pandemia, ma il 23 ottobre il catalogo di 360 pagine sarà di nuovo in edicola, dopo che le prevendite sono andate esaurite in fretta. E il sito, con 25mila prodotti, è online dal 18 ottobre.

«Vogliamo essere la nuova casa degli italiani . spiega Badia - per questo abbiamo deciso di coinvolgere solamente aziende italiane, fortemente radicate nel Paese, tutte di fascia premium per dare un’offerta di qualità. Con loro c’è una partnership sostenibile, nel senso che le commissioni che chiediamo sono molto basse, proprio per sostenere il tessuto dell'impresa italiana in un delicato momento di ripresa. Questo fa la differenza con gli altri marketplace».

Tutte aziende italiane: «Il nostro sostegno alla ripresa»

Fra le 180 aziende coinvolte nel catalogo appaiono, infatti, Golden Lady, Liu Jo, Twin Set, le scarpe Casadei, la torinese Oscalito per la lingerie, Coccinelle e Patrizia Pepe per gli accessori, e ancora Carlo Pignatelli, Diadora Heritage, Geox e Nero Giardini. «Anche questa è sostenibilità - spiega Badia -, un aspetto cruciale per noi. Abbiamo inserito anche dei marchi molto impegnati su questo fronte, come Save The Duck e Rebello, e a partire dal prossimo catalogo offriremo anche marchi di onlus impegnate nel sociale. Puntiamo alla sostenibilità anche sul fronte della logistica, dove sia i nostri corrieri sia gli addetti del nostro centro logistico a Novara impiegheranno mezzi elettrici».

Il nuovo sito di Postalmarket, attivo al 18 ottobre

La nuova sezione dedicata al food e le pagine «ispirazionali»

Fra le novità del nuovo Postalmarket c’è anche la sezione Food&Beverage, assente dal catalogo originario («Il made in Italy contemporaneo è anche questo - spiega il manager -. Si tratta di aziende d’eccellenza che hanno aderito con entusiasmo al nostro progetto») e pagine dedicate alle tendenze, «che vogliono essere d’ispirazione per i lettori», prosegue Badia. La parte più innovativa, però, riguarda il digitale, un'evoluzione che è apparsa da subito necessaria anche per attrarre le fasce di clientela più giovani: «Nelle pagine, a partire dalla cover, ci sono Qr code con cui poter lanciare video di presentazione dei marchi, delle loro sfilate, oppure solo emozionali - aggiunge -. Anche la nostra app, presto disponibile, avrà dei servizi d’avanguardia».

Una foto storica della logistica Postalmarket (Facebook)

Postalmarket un incubatore di start up del retail? Intanto pensa alla Borsa

L’alto tasso di innovazione del nuovo Postalmarket è frutto del coinvolgimento nel progetto di interessanti start up, concentrate in Veneto, a partire da Storeden di Francesco D’Avella, che si occupa della gestione dell’e-commerce, e da No Gravity, che cura l’app. Nell’assetto societario appare anche la piattaforma digitale e incubatore H-Farm di Riccardo Donadon. In realtà Postalmarket stesso punta a diventare un incubatore, per sviluppare nuove formule di vendita nell’era omnichannel. Anzi, la visione porta direttamente alla quotazione in Borsa: «Vorremmo arrivarci entro 3-4 anni, almeno sul segmento Aim - spiega Badia -, anche dopo esserci estesi all’estero, dove vogliamo presentarci come piattaforma del made in Italy».


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