le strategie dell’ad Del Fante

Poste Italiane, piano di maxi-dividendi: cedola in aumento del 5% fino al 2020

di Laura Serafini


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(Reuters)

4' di lettura

A quasi tre anni dalla quotazione in Borsa Poste Italiane offre agli investitori quella ricetta per la crescita che il mercato invano invocava dall’Ipo di fine 2015. Un vuoto che sinora aveva tenuto il titolo a galleggiare a piazza Affari ampiamente sotto il prezzo di collocamento, pari a 6,75 euro. E se ieri mattina, dopo la diffusione del comunicato stampa che declinava il primo piano industriale quinquennale della gestione di Matteo Del Fante (anche se lui ieri ha tenuto a dire che non è il suo piano, né del management, ma della società e dei suoi dipendenti), il titolo è stato sospeso per eccesso di rialzo e ha chiuso in Borsa alla soglia record oltre 7 euro (+5,8%), una ragione ci deve essere.

Quella di Del Fante e del suo team è sicuramente una sfida, anche se a più riprese i vari manager hanno sottolineato che il piano è estremamente prudente e conservativo e che gli obiettivi sono ampiamente alla portata. Il piano strategico rivolta il modello di business dell’intero gruppo improntandolo sul cardine della digitalizzazione: questa è declinata nei pagamenti digitali, destinati a essere integrati con la telefonia di Poste Mobile («Bancoposta e Postepay sono le App leader in Italia in ambito finanziario con 15 milioni di clienti registrati», ha detto il responsabile Marco Siracusano), che a loro volta fanno da corollario alla forte propulsione dell’e-commerce incardinato in un nuovo modello congiunto di consegne pacchi e posta concordato con i sindacati.

Il passaggio dall’It al cloud e all’home banking sarà un forte supporto per le aree nelle quali Poste punta a generare flussi di cassa tali da raddoppiare la posizione finanziaria netta (da 800 milioni del 2017 a 1,7 miliardi nel 2022), assicurare nel periodo il pagamento di 3 miliardi di dividendi e supportare 2,8 miliardi di investimenti (di cui 1 destinato al rinnovo e all’automazione degli uffici postali).

Poste, piano al 2022 per balzo in avanti

La società ha promesso una cedola in aumento del 5% (rispetto a 0,42 euro del 2017) fino al 2020. Dal 2021 ha garantito un payout minimo del 60% (contro l’80% attuale) «che porta a un aumento superiore al 5% annuo per i cinque anni», ha chiosato Del Fante. Aggiungendo che «questa liquidità non ci servirà per fare acquisizioni, tantomeno prevediamo di tornare sul mercato dei bond. Aver indicato un numero certo per la cedola nei prossimi 3 anni è una scelta di chiarezza verso il mercato».

Tutto questo - ed è la vera sfida del piano - riducendo progressivamente quell’ancora di sicurezza per i bilanci di Poste rappresentata sinora dalle plusvalenze sui titoli di Stato ad alto rendimento nei quali la società aveva investito i proventi della raccolta del Bancoposta. Plusvalenze pari a 500 milioni nel 2017 (a fronte di un utile di poco più di 700 milioni), destinate a calare a 300 milioni nel 2020 fino a quota zero nel 2022, a fronte di utile atteso di 1,2 miliardi.

A sostenere i conti saranno i proventi della nuova convenzione con Cdp (più flessibile nella gestione della contrazione della raccolta postale e comprensiva di commissioni upfront) che già da quest’anno garantirà un incasso di circa 1,8 miliardi («il target di almeno 1,7 miliardi è sicuro» ha chiosato il cfo Roberto Giacchi). Ma anche i proventi della vendita di risparmio gestito, non solo quelli di Anima e Bancoposta Fondi, ma anche di terzi. E ancora: la società punterà sulla vendita di prestiti personali e mutui (sempre di terzi; accordi sono in essere con Db, Bnp, Compass, Fondomestic) ai quali verrà agganciata la vendita di polizze Danni. La divisione servizi finanziari, però, passerà da ricavi di 5 miliardi nel 2017 a 4,9 miliardi di fine piano.

«La chiave di lettura della nostra strategia risiede nell’erosione inesorabile che subiamo in alcuni business - ha detto l’ad -. Nella consegna della posta, che intendiamo contrastare con l’e-commerce a il B2C (il piano prevede che l’Ebit del comparto passi da -500 milioni a 500 milioni nel 2022, anche con la riduzione dei costi del personale, ndr). E nei servizi finanziari, in particolare con il crollo dei bollettini postali». L’Ebit del settore finanziario a mantenersi stabile attorno a 700 milioni, a fronte della fine del capital gain sui titoli di Stato. Il piano prevede la crescita dei ricavi totali da 10,6 miliardi del 2017 (rispetto ai 33 miliardi indicati nell’ultimo esercizio d’ora in avanti vengono scorporati e la raccolta assicurativa e le relative riserve, sgonfiando dunque costi e ricavi) a 11,2 miliardi e un Ebit di 1,8 miliardi (+10%).

Nel piano sono previsti esodi incentivati (i relativi oneri si riducono progressivamente da 500 milioni del 2017 a 100 milioni nel 2022) per 15 mila dipendenti, a fronte di assunzioni per 10.000, di cui 5 mila per i servizi finanziari e assicurativi. Il piano prevede la crescita nel comparto assicurativo: nel settore danni, puntando anche su previdenza complementare, welfare e prodotti ad hoc per le Pmi. Nel settore RcAuto (già previsto dal piano di Francesco Caio) la società intende entrare in punta di piedi e attraverso partnership. Un interlocutore, anche se al momento non vi è alcuna conferma, potrebbe essere Generali.

Per Del Fante «il piano è un importante passo avanti per Poste». Il mercato crede alla sua sfida. E lui ringrazia, promettendo di reinvestire il 100% dei suoi incentivi in azioni della società.

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