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Povertà educativa, Italia spaccata in due: al Sud allarme asili nido, Pnrr a rischio

Presentata l’indagine promossa da Con i bambini e Openpolis. Su nidi, scuole green e lotta alla dispersione evidente la frattura tra Nord e Mezzogiorno e tra città e aree interne

di Manuela Perrone

(EPA)

4' di lettura

Sono tutti al Sud i territori che hanno un’offerta di asili nido inferiore a 10 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni: Ragusa, Caltanissetta, Cosenza, Caserta. E non arrivano al 20% nelle aree di Crotone, Trapani e Reggio Calabria, contro l’80% di molte zone del Nord, gli edifici scolastici dotati di accorgimenti per il risparmio energetico. È un’Italia che sembra tagliata in due con l’accetta - da una parte il Settentrione e le città, dall’altra il Meridione e le aree interne - quella che emerge dal rapporto annuale dell’Osservatorio sulla povertà educativa #conibambini promosso da Con i Bambini e Openpolis nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e presentato a Roma il 13 dicembre.

Il rapporto 2022 dell'Osservatorio sulla povertà educativa

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Sotto la lente le misure del Pnrr

Quest’anno il rapporto, che contiene focus e mappe dedicate alle 20 regioni italiane, ha indagato proprio le misure del Pnrr su tre aspetti chiave: asili nido, edilizia scolastica, lotta alla dispersione. Ai nidi e alle scuole dell’infanzia il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina 4,6 miliardi di euro, con l’obiettivo di creare circa 264.480 nuovi posti per la fascia di età 0-6 anni. La parte più cospicua è assegnata attraverso un nuovo bando da 3 miliardi di euro, di cui 2,4 miliardi destinati agli asili nido.

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Il rischio di asili nido fantasma

Ma non si parte tutti dallo stesso punto e i ritardi sono tali da aver costretto il Governo a correre i ripari rinviando alcune scadenze, come anticipato dal Sole 24 Ore, . A Catania nel 2020 i posti nido erano solo 7,5 ogni 100 bambini, la media italiana è del 27,2%, mentre l'obiettivo Ue fissa la soglia minima al 33 per cento. Se l'offerta nei Comuni polo - quelli baricentrici per i servizi - mediamente supera la soglia del 33%, nei Comuni di cintura si attesta attorno al 25%, mentre in quelli periferici e ultraperiferici non raggiunge il 20%. E spesso sono proprio i territori più carenti di servizi, in particolare al Sud, a mostrare le maggiori difficoltà nel presentare progetti. Sono tre le Regioni con meno candidature rispetto al plafond iniziale del bando nidi: Basilicata, Molise e Sicilia.

Scuole green: Bergamo all’86,5%, Crotone al 16,5%

La forbice si riapre guardando alle scuole oggi dotate di almeno un accorgimento per il risparmio energetico: in media sono il 57,5% di tutti gli edifici, ma si va dall’86,5% della provincia di Bergamo al 16,5% nel crotonese. In generale, le percentuali sono superiori all’80 per cento nelle province di Bergamo, Padova, Lecco, Sondrio e Vicenza e non arrivano al 20% nei territori di Crotone, Trapani e Reggio Calabria. Il Pnrr fissa come target la costruzione di 410mila metri quadrati di nuove scuole entro il 2026, con una riduzione dei consumi di energia del 50%. Circa 1,2 miliardi sono stanziati per il piano di sostituzione delle scuole e il 42,4% delle risorse del Piano sono destinate alle regioni del Mezzogiorno. Ma gli enti locali di 6 regioni sono comunque al di sotto dello stanziamento inizialmente previsto.

Anche per gli abbandoni Sud in testa

L’Italia è terza nell’Unione europea per quota di giovani che hanno lasciato il percorso formativo prima del diploma o di una qualifica professionale. Gli abbandoni precoci nel 2021 sono stati il 12,7%. Per il 2026 il Pnrr punta a ridurli al 10,2% e stanzia 1,5 miliardi per ridurre divari educativi e dispersione: il 51,2% della prima tranche da 500 milioni di euro è destinato agli istituti scolastici di Sud e Isole (su 3.198 totali), dove gli abbandono sono più elevati e gli apprendimenti inferiori. Basta un dato: il 90% dei primi 20 territori con bassi apprendimenti in italiano in terza media si trovano nel Mezzogiorno.

Rossi-Doria: «Uscire dalla trappola della povertà educativa»

«Si chiama Next Generation Eu non a caso, perché il futuro dell'Italia e dell'Europa passa dalle nuove generazioni», sottolinea Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini. «I fondi del Pnrr rappresentano realmente una grande opportunità per rilanciare un Paese, ricco e che fa pochi figli, che si permette di avere un terzo dei suoi ragazzi in povertà assoluta o relativa. Ci vuole però attenzione alla messa a terra del piano. È questa ora la priorità. Dobbiamo uscire dalla trappola della povertà educativa: la povertà economica limita le opportunità di apprendimento e di crescita sana dei minori e, viceversa, un minore apprendimento, una minore istruzione e minori opportunità generano ulteriore esclusione sociale».

Smaldore: «Monitoraggio progetti è fondamentale»

Per intervenire efficacemente, soprattutto nella lotta alla dispersione, è necessario definire i fabbisogni e coinvolgere le comunità educanti. «È fondamentale disporre di informazioni tempestive per consentire un effettivo monitoraggio sull'attuazione del Pnrr», sottolinea Vincenzo Smaldore, responsabile editoriale di Openpolis. «I bandi analizzati mostrano che si tratta di processi amministrativi e gestionali complessi, attualmente in piena evoluzione. E lo saranno ancora di più nei prossimi mesi quando si passerà all'attuazione dei progetti. La disponibilità di informazioni per analizzare lo stato di avanzamento degli interventi sarà l'unico modo per valutare la riuscita e l'impatto del piano sui territori».

Spezzare la trappola della povertà educativa

La valutazione dell’attuazione del Pnrr è essenziale per capire se il Piano riesce nello scopo di disinnescare il circolo vizioso che affligge il Paese, per cui il rischio povertà o esclusione sociale è maggiore per gli adulti con bassa istruzione e per i loro figli. È questa la trappola della povertà educativa: spezzare questo circuito, ci dice il rapporto Con i bambini-Openpolis, «significa garantire a tutti - a prescindere dalla condizione di partenza - un accesso equo all'istruzione di qualità». Più opportunità, un futuro migliore.


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