Video-pillole nel corso delle Olimpiadi

Povertà educativa: con la pandemia l’8% di bambini e ragazzi esclusi dalla dad

É emergenza sociale. Servono pc, tablet, stampanti e collegamento a Internet

(Lane Erickson - stock.adobe.com)

3' di lettura

Sul fronte della povertà educativa è emergenza sociale. Con la pandemia da nuovo coronavirus, infatti , l’8% dei bambini e dei ragazzi italiani è stato escluso da qualsiasi forma di didattica a distanza. I dati sono emersi nel corso della presentazione di “Il futuro è in gioco”, campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi di Sos Villaggi dei bambini che ha l’obiettivo di combattere il fenomeno della povertà educativa in Italia. Una campagna sostenuta da Rai per il sociale, Rai Sport e Unione sportiva Acli, che ha come ambasciatore il celebre volto Rai di Beppe Convertini.

Video-pillole nel corso delle Olimpiadi

Quindici pillole-video andranno in onda su Rai 2 e Rai Sport nel corso delle due settimane dei Giochi Olimpici di Tokyo. Secondo l’Oms la pandemia di Covid-19, con la chiusura delle scuole per quasi 1,6 miliardi di studenti in più di 190 Paesi, ha provocato la più grande interruzione dei sistemi educativi nella storia, con il digital divide che ha lasciato indietro milioni di studenti che non hanno avuto accesso alla didattica distanza. Oggi la povertà educativa è divenuta un'emergenza sociale.Un fenomeno strettamente connesso a quello della povertà assoluta, condizione che in Italia riguarda 1 milione e 346 mila bambini. A soffrirne di più sono state, infatti, le famiglie con figli minorenni, le quali hanno subito le conseguenze più gravi dell'emergenza socio-economica in corso, con un'incidenza di povertà assoluta che dal 9,2% passa all’11,6% (report preliminare Istat 2020), valore che colloca il nostro Paese indietro rispetto alla media Ue. In Italia, sono 4 milioni le persone con reddito irregolare a rischio di povertà assoluta.

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Servono pc, tablet, stampanti e collegamento a Internet

Servono pc, tablet, stampanti, un collegamento internet sufficiente a garantire a ogni bambino la piena partecipazione alle attività educativo-didattiche a distanza. Dal 25 luglio all'8 agosto, attraverso il numero 45590, si potrà donare la cifra di 2 euro con sms, o di 5 o 10 euro chiamando da telefono fisso. Si potrà sostenere con un piccolo contributo il progetto “Il futuro è in gioco”, per combattere la povertà educativa in Italia restituendo a centinaia di bambini in difficoltà l'istruzione che meritano. Sarà attivato un contest social attraverso i canali Facebook e Instagram dell'organizzazione durante il quale molti volti celebri inviteranno i propri follower a sostenere la raccolta fondi del progetto. Gli utenti che aderiranno all'iniziativa dovranno scattarsi una foto ripetendo il gesto simbolico del cuore, inserire nel post l'hashtag #donacolcuore e taggare la pagina social di Sos Villaggio dei Bambini. Alla campagna hanno aderito numerose Federazioni sportive nazionali: Federazione italiana nuoto, Federazione italiana tiro con l'arco, Federazione italiana rugby, Federazione italiana pallavolo, Federazione italiana sport equestri.

Vezzali: «Agire subito sulle conseguenze della pandemia sulla povertà educativa»

«Sono particolarmente entusiasta della scelta di sfruttare la grande visibilità dei Giochi Olimpici per lanciare messaggi sociali così importanti – ha dichiarato Valentina Vezzali, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport -. Lo sport ricopre un ruolo cruciale nella crescita e nell'educazione dei più giovani: è capace di insegnare e trasmettere i grandi valori con gesti piccoli e semplici. Giocando si diventa coraggiosi, liberi, leali e giusti. Abbiamo il dovere morale e istituzionale di agire subito sulle drammatiche conseguenze della pandemia ed in primis sulla povertà educativa». La pandemia «ha peggiorato notevolmente le disparità nell'accesso all'istruzione - ha ricordato Roberta Capella, direttore Sos Villaggi dei bambini - in quanto la didattica a distanza, senza sostegni e mezzi, non solo non garantisce il diritto allo studio, ma aumenta il gap tra chi vi ha accesso e chi no».

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