sale in zucca

Povertà, il Nord non è più un’ancora di salvezza

Mai come adesso si dovranno varare tante misure economiche in grado di sostenere le nuove emergenze

di Giancarlo Mazzuca

Coronavirus e povertà: la colpevole indifferenza verso gli ultimi

2' di lettura

Vi ricordate gli anni del dopoguerra in cui alle porte di molte abitazioni torinesi apparvero i cartelli “Non si affitta ai meridionali”? Fotografie di un tempo remoto, nel pieno del dopoguerra, che sono servite a raccontarci la grande frattura economica che si era allora creata tra il “boom” economico settentrionale e la povertà incalzante di una fetta della popolazione del Sud che, per trovare lavoro, doveva trasferirsi al Nord. Ma ora scopriamo - nel pieno di una nuova guerra, quella del Covid - che il terremoto della pandemia ha cambiato i vecchi equilibri del passato, ha fatto saltare anche quella valvola di sfogo per gli emigranti meridionali rappresentata dagli “sciùr Brambilla” delle nuove imprese padane. Oggi il Paese intero è nel pantano, senza eccezione alcuna.

Secondo i dati forniti nei giorni scorsi dall’Istat, nel 2020 la povertà assoluta, dopo un’annata che ha visto crollare il Pil di quasi il 9%, è, in effetti, salita alle stelle in tutta la penisola ma soprattutto al Nord. La quota dei grandi poveri, con i consumi crollati ai livelli di quattro lustri fa, ha toccato a livello nazionale il 9,4% rispetto al 7,7% di dodici mesi prima, un milione di persone in più.

Loading...

Trend più pesante al Nord

Ebbene, il calo maggiore si è registrato proprio nel Settentrione con 218 mila famiglie, cioè 720 mila persone, sprofondate nella povertà assoluta. Al Sud, invece, dove la percentuale degli indigenti è sempre stata più alta, i nuovi poveri sono cresciuti in misura minore (186 mila unità). E anche sul fronte dei “working poor”, quelli cioè che hanno un lavoro precario, la tempesta del contagio si è fatta sentire particolarmente sopra il Po. Resta il fatto che 5,6 milioni di italiani, uno su dieci, patiscono adesso la fame: sono così stati azzerati i miglioramenti registrati nei precedenti quattro anni. Siamo davvero tornati al punto di partenza e, quel che è peggio, non c’è più quell’ancora di salvezza che, per tanto tempo, era stato il Settentrione.

Se la situazione era già difficilissima l’anno scorso, possiamo immaginare quali potranno essere le conseguenze del nuovo “lockdown” che si è abbattuto in questi primi mesi del 2021 con tutte le varianti del Covid. La situazione è, dunque, davvero difficile: mai come adesso si dovranno varare tante misure economiche in grado di sostenere le nuove emergenze. Ecco perché l’azione del governo Draghi diventa prioritaria per cercare di portare la nave tricolore fuori dalla tempesta: o gli interventi, in particolare quelli del Recovery Plan (a proposito, perché non si parla più del Mes?), saranno mirati ed utilizzabili in tempi brevi, oppure neanche “Supermario” sarà in grado di evitare l’affondamento del Titanic. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi dovrà inventarsi un altro “Whatever it takes” solo in salsa italiana. Dovrà farlo per forza: costi quel che costi.


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti