rapporto Banco Farmaceutico Onlus

Povertà sanitaria in crescita: richiesta medicine +9,7%, assistiti + 4%

di Barbara Gobbi

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4' di lettura

Cresce la povertà sanitaria in Italia: nel 2017 la richiesta di medicinali da parte di 1.722 enti assistenziali ha raggiunto quota +9,7%, contro l'8,3% del 2016 e l'1,3% del 2015. Mentre nel quinquennio 2013-2017 la domanda è aumentata nel complesso del 27,4%, in seguito al crescere del numero di poveri assistiti. A certificarlo è il Rapporto “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci”, realizzato dall'Osservatorio Donazione farmaci della Fondazione Banco Farmaceutico Onlus con il contributo incondizionato di IBSA e presentato oggi a Roma presso la sede dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco. «In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, il Terzo Settore e il mondo della solidarietà hanno bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione. Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni in termini di dati, analisi e previsioni», afferma Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

I poveri minorenni sono il 21,6%
In tutto, sono stati forniti farmaci a oltre 580mila utenti: il 12% dei poveri assoluti italiani (ma la percentuale schizza al 21% al Nord), che dopo l'exploit del 37,4% registrato nello scorso anno si stabilizzano su un +4% sul 2016. La - triste - novità è che aumenta la povertà sanitaria tra i minorenni: gli under 18 sono il 21,6% degli utenti e la crescita maggiore si ha tra i giovani italiani, con un +4,5% in un anno contro l'1,5% dei minori stranieri. A fronte di questo dato, cala la percentuale di anziani assistiti: -5,2%, anche in questo caso prevalentemente italiani, con un 20,2% rispetto al 9,2% di anziani stranieri. Tra i poveri assistiti, la quota maggiore è rappresentata dagli adulti: sono il 65,2% del totale, ma in questo caso prevale la componente straniera, con il 68,9% rispetto al 59% di persone con cittadinanza italiana.

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Rinuncia alle cure il 33% dei non poveri
Se il gap di medicinali affligge i poveri, un'indagine commissionata sempre da Banco Farmaceutico a Doxa rileva come anche chi non è povero fatica a curarsi: una persona su tre è stata costretta a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami, mentre il 16% ha sommato tutte le tipologie di rinuncia. Il 23% degli intervistati ha rinunciato ”almeno qualche volta” ad acquistare farmaci: per lo più chi ha un basso titolo di studio (40,8%), chi ha più figli (42%) e chi vive al Sud (50,6%). Lo status sociale e la provenienza geografica si confermano dunque ancora una volta come un driver della difficoltà di accesso alle cure. Chi rinuncia di più sono i lavoratori atipici (il 51,2%), seguiti da casalinghe (40,2%) e pensionati (sfiorano il 40%). E chi ha rinunciato ai farmaci, quattro volte su dieci ha ridotto in modo consistente anche visite, terapie ed esami. A questa “tripletta” rinuncia almeno una volta, nel complesso, oltre un quarto (il 26%) del campione.

Il 10% degli italiani non può permettersi il ticket
Oltre il 10% degli italiani dichiara di non aver potuto pagare il ticket necessario per sottoporsi a visite ospedaliere o esami del sangue, in ambito Ssn. «Il Rapporto ODF 2017 - commenta il direttore generale di Aifa, Mario Melazzini - ci conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere quella straordinaria e complessa macchina che risponde al nome di Servizio sanitario nazionale, una risorsa che costituisce un unicum tutto italiano e che troppo spesso diamo per scontata. Sia all'interno che all'esterno del perimetro del Ssn, persistono sacche di cittadini italiani e stranieri che rinunciano alle cure o alle prestazioni mediche per ragioni che hanno a che fare con il proprio reddito. L'obiettivo delle istituzioni, e in questo AIFA è assolutamente in prima linea, è limitare l'impatto dei fattori socio-economici sullo stato di salute degli italiani».

Curarsi con 29 centesimi al giorno
Intanto nel 2015 - rileva un'elaborazione di Banco Farmaceutico su dati Istat - ogni povero ha avuto a disposizione 29 centesimi al giorno, pari a 106 euro all'anno, per curarsi. Sono 14 euro in meno rispetto all'anno precedente, mentre il resto della popolazione ha visto un aumento di tredici euro rispetto al 2016, arrivando a un “budget di cura” di 695 euro. Contestualmente, le famiglie povere hanno potuto spendere solo il 2,4% del proprio budget in salute (22,18 euro su 905,84 euro mensili), contro il 4,5% dei nuclei non poveri (11,92 euro su 2.498,58 euro mensili).

In 13 milioni rinunciano alle cure
Nel complesso nel 2015 è cresciuto di un milione, arrivando a oltre 13 milioni, il numero di italiani che hanno limitato visite ed esami per motivi economici: sono 20 famiglie non povere e 42 famiglie povere su cento. E va considerato che secondo l'Osservatorio Osmed di Aifa le spese per farmaci totalmente a carico delle famiglie sono state pari nel 2016 al 37,1% della spesa totale: 8,165 miliardi su 22,58 miliardi di euro. Il che significa che di questa spesa il Ssn arriva a coprire solamente il 62,9%.

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