ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl SIMPOSIO di jACKSON hOLE

Powell (Fed): anche la politica italiana fattore di rischio per gli Usa

Nessuna indicazione su eventuali nuovi tagli

di Riccardo Sorrentino


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3' di lettura

Anche la fine del Governo italiano è un fattore di rischio per la Federal reserve. Il presidente Jerome Powell, nel suo discorso introduttivo al simposio di Jackson Hole, si è molto dilungato sui fattori che creano incertezza e rendono difficile disegnare una politica monetaria utile in questa fase.

Hong Kong e Roma
Ai consueti motivi di preoccupazione, come le tensioni commerciali, il rallentamento di Germania e Cina e Brexit, ha aggiunto le tensioni a Hong Kong e, appunto, la dissoluzione del governo dell’Italia, i cui titoli di Stato rappresentano uno dei grandi mercati di bond sovrani al mondo (il terzo, a pari merito con quelli di Francia e Gran Bretagna, dopo Stati Uniti e Giappone secondo gli ultimi dati Ocse).

Prospettive positive per gli Usa
Powell non ha fornito, ancora una volta, grandi indicazioni sul futuro della politica monetaria: le prospettive degli Stati Uniti appaiono, nella sua valutazione, ancora positive: «L’economia Usa ha continuato a muoversi generalmente bene, guidata dalle spese al consumo. La creazione di posti di lavoro ha rallentato rispetto ai ritmi dell’anno scorso, ma è ancora più rapida della crescita della forza lavoro. L’inflazione sembra muoversi verso il due per cento».

No implicito alle pressioni di Trump
Non ci sono quindi, nelle parole di Powell, indicazioni di un possibile nuovo taglio, come si aspettano i mercati. La Casa Bianca, che solo martedì aveva indicato nella Fed l’unico ostacolo alla prosperità americana e in Powell un giocatore di golf che non sa mettere la pallina in buca, non sarà soddisfatta.

Una comunicazione ancora imperfetta
Non è neanche migliorata la comunicazione di Powell. Pur riconoscendo l’importanza di dare indicazioni sul «probabile percorso futuro della politica monetaria e dell’economia», Powell non ha fornito in realtà alcun indizio. Ha anzi ammesso che «inserire l’incertezza della politica commerciale» nelle strategia di politica monetaria «è una nuova sfida» e «non ci sono precedenti recenti che possano guidare una risposta politica all’attuale situazione»; e si è a lungo dilungato sulla crescente difficoltà di calcolare alcuni variabili strutturali rilevanti per la politica monetaria come il tasso neutrale di interesse.

Risk management contro l’incertezza
La soluzione è allora il «risk management», ed è infatti a questa gestione dei rischi che è stata ricondotta, a fine luglio, la decisione di tagliare i tassi di interessa. «Il risk management entra nel nostro metodo di decisione sia per l’incertezza sugli effetti dei recenti sviluppi economici sia per l’incertezza che abbiamo su alcune aspetti strutturali dell’economia, incluso il tasso naturale di disoccupazione e il tasso neutrale di interesse».

Board diviso
Potrebbe allora essere verosimile l’idea che il taglio di luglio possa essere, almeno per il momento, isolato. Il board della Fed appare diviso. Patrick Harker , della Fed di Philadelphia, e Esther George, della Fed di Kansas City - padrone di casa a Jackson Hole - si sono dichiarati contrari a nuovi interventi. James Bullard, della Fed di St.Louis è invece favorevole a una nuova riduzione del costo ufficiale del credito, e proprio come «polizza di assicurazione». Le minute della riunione del 31 luglio hanno rivelato che la decisione è stata «parte di una ricalibrazione dell’orientamento di politica monetaria», anche se due componenti del Comitato avevano proposto un taglio di 50 punti base invece dei 25 poi decisi.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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