NEW YORK

Prada chiama il settore del lusso a discutere la società sostenibile del futuro

Il gruppo milanese ha scelto New York per il terzo appuntamento annuale della conferenza “Shaping the Future” con studiosi, rappresentanti delle istituzioni, artisti e testimonial a confronto sui temi della diversity e dell’inclusione

di Marco Valsania


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(Getty Images for Prada)

3' di lettura

NEW YORK - L’impegno sulla sostenibilità si intreccia sempre più al business per le aziende. E assume contorni più vasti che valicano i confini nazionali e dei settori, fino a mobilitare il lusso. L’esempio più recente arriva da Prada, reduce dal terzo appuntamento annuale con la sua conferenza “Shaping the Future” sabato 9 novembre nel cuore di New York.

Una conferenza dedicata ai molteplici contributi necessari all’emergere di una desiderabile - e appunto sostenibile - società del futuro. Svoltasi presso il quartier generale statunitense del gruppo, una riadattata ex fabbrica di pianoforti nell’estremo West Side di Manhattan di per sé simbolo di rinascita urbana, ha chiamato a raccolta oltre duecento partecipanti al cospetto di tavole rotonde e speaker presi a prestito dal mondo dell’architettura come da quello della letteratura, da istituzioni multilaterali come dall’universo dello sport.

Da sinistra, Gianni Riotta, Francesco Genuardi, Simone Barlaam, Rula Jebreal e Carlo Mazzi alla conferenza di Prada "Shaping a Sustainable Future Society" a New York (Photo by Jared Siskin/Getty Images for Prada)

Una carrellata delle voci seguite al saluto del presidente di Prada Carlo Mazzi, che ha sottolineato come la sostenibilità oggi «vada oltre le frontiere di qualunque nazione», è testimone del nuovo messaggio. Che in America, quest’anno, ha trovato anche inedito spazio in una riforma della dottrina sposata dall’associazione imprenditoriale Business Roundtable, dove lo scopo di una corporation e stato ridefinito come la promozione del benessere di tutti gli “stakeholder” e non più solo degli azionisti. Stakeholder come Amanda Gorman, nata a Los Angeles e insignita a soli 21 anni del titolo di giovane Poeta Laureato degli Stati Uniti, ma che qui si è presentata nelle vesti di militante e attivista su temi caldi che vanno dall’oppressione al femminismo.

(Photo by Sean Zanni/Getty Images for Prada)

Gorman è reduce dall'aver accompagnato una missione di Prada in Slovenia dove ha osservato come la plastica negli oceani possa essere riciclata attraverso l'iniziativa Re-Nylon , che impegna l’azienda a usare versioni rigenerate del materiale entro fine 2021. E insiste che le giovani generazioni «vogliono comprare prodotti con un obiettivo che può essere difeso», perché «un sacrificio oggi non significa scarsità domani», piuttosto una “re-immaginazione” delle risorse.

Gli ospiti della conferenza

Gorman non è sola. L’architetto britannico Sir David Adjaye, originario della Tanzania, è tra gli artefici del premiato Museo di Storia e Cultura Afroamericana degli Smithsonian a Washington, oltre ché del Nobel Peace Centre a Oslo e del Museo di Arte Contemporanea a Denver. Alla conferenza Adjye, che al momento insegna all’Università americana di Princeton, illustra però anzitutto progetti di risanamento residenziale nel quartiere newyorchese di Harlem, descritti come un contributo «alla vitalità d’una città e alle storie che definiscono le comunità». L’intento, incalza, è «portare giustizia nell’ambiente costruito».

Il sette volte campione mondiale di nuoto paralimpico Simone Barlaam fa riferimento all’esperienza personale per dedicare il suo intervento all’importanza della valorizzazione appieno della diversità e della unicità delle persone. «Quando siamo aperti a similarità e differenze capiamo di più di noi stessi» ha detto, e questo aiuta a diventare «migliori cittadini del mondo».

Da sinistra Gianni Riotta, Kent Larson, Richard Armstrong, Amanda Gorman e Amale Andraos alla conferenza (Photo by Sean Zanni/Getty Images for Prada)

I giovani disposti a pagare di più per il “green”
La conferenza ha sollevato il sipario anche su un contributo di ricerca. Uno studio dello Yale Center for Customer Insight assieme al Prada Group che esamina l’atteggiamento dei consumatori di fronte della sostenibilità. La conclusione: la sensibilità al problema e inter-generazionale, con interpellati tra i 18 e gli 88 anni di età che concordano nel mostrarsi disposti a pagare piu cari i prodotti del segmento del lusso se rispondono davvero a requisiti etici.

Focus sulle emergenze
Le tavole rotonde che si sono susseguite durante l’appuntamento hanno offerto altri interventi di spicco. Da Amale Andraos, rettore della Graduate School of Architecture, Planning and Preservation della Columbia University, a Richard Armstrong, presidentedel Museo e dellaFondazione Guggenheim; da Mariarosa Cutillo, responsabile delle partnership strategiche dello United Nations Population Fund a Kent Larson, direttore della divisione City Science al MIT Media Lab.
In sala anche il collegamento dall’Italia con Livia Pomodoro, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Cutillo, in particolare, ha denunciato la strada tuttora da percorrere sulle emergenze sociali legate a una società inclusiva portate alla ribalta nel dibattito. «Non si sta facendo abbastanza su uno degli obiettivi centrali dell'Onu, quello di non lasciare indietro nessuno. Non riusciamo a rendere visibile una vasta parte delle popolazione».

Kate Crawford, della New York University, e Raffaella Cagliano del Politecnico di Milanohanno da parte loro affrontato gli interrogativi etici e sociali in cerca di risposta sollevati dagli sviluppi nell'intelligenza artificiale e nell’hi-tech, dove in gioco è maggior trasparenza e senso di responsabilità.

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