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Prada, Mazzi: la sostenibilità è diventata centrale per la crescita

Il presidente Carlo Mazzi parla della conferenza annuale organizzata dalla Maison di moda a New York dedicata quest'anno agli aspetti sociali della sostenibilità: l'inclusione, il rispetto dei diritti dei lavoratori, la disabilità, la diversity, l'attenzione all'altro

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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6' di lettura

NEW YORK - “Shaping a future”, plasmare l'idea di futuro. Per la terza volta il gruppo Prada organizza la conferenza annuale mettendo assieme il mondo dell'industria, accademia, il mondo della finanza, le istituzioni internazionali, testimoni e visionari per confrontarsi e condividere le idee e le pratiche sulla sostenibilità.

L'edizione di quest'anno si svolge a New York (sul sito del gruppo Prada si può seguire la diretta in video streaming dei lavori venerdì 8 novembre dalle 9.30 alle 14 ET). Nelle prime due edizioni il tema ha toccato il rapporto tra creatività e sostenibilità e la rivoluzione digitale. Quest'anno si parlerà di sostenibilità legata alla società, al sociale.

Il sottotitolo della conferenza è “raising awareness on human dignity, respect and equal opportunities”: sensibilizzare alla dignità umana, al rispetto e alle pari opportunità. Insomma i temi della libertà, dell'eguaglianza declinata in tutte le forme nella collettività e nei contesti più piccoli come lo sono i mondi aziendali, ma anche la giustizia legata al lavoro e al rispetto delle condizioni dei lavoratori, al mondo della disabilità, all'inclusione e alla ricchezza che si trova nella scoperta dell'altro diverso da noi, quella che gli americani chiamano “diversity”. Durante la conferenza, tra le altre cose, verranno presentati risultati di una ricerca sul tema della sostenibilità sociale realizzata da Prada assieme alla School of Management della Yale University.

Il presidente di Prada, Carlo Mazzi crede molto in questo progetto, che è teoria ma diventa poi prassi.

Come è per il progetto Prada Re-Nylon, la linea di prodotti in nylon rigenerato realizzato con rifiuti di plastica recuperati negli oceani o destinati alle discariche come scarti di fibre tessili e vecchi tappeti.

Il 5 novembre Prada – prima azienda al mondo nel settore dei beni di lusso – ha sottoscritto un finanziamento con Crédit Agricole legato alla sostenibilità: un Sustainability Term Loan quinquennale da 50 milioni di euro, il cui tasso di interesse può essere ridotto a fronte del raggiungimento di tre obiettivi definiti in materia, appunto, di sostenibilità.

Presidente Mazzi, la sostenibilità sta diventando un requisito per fare business?
Qualche giorno fa parlavo di questo in un incontro con una ventina di importanti imprese italiane all'Ambasciata Inglese a Roma. Il tema era legato in quel caso alla sostenibilità ambientale, all'ecologia, alla riduzione dei consumi. Io credo sia innanzitutto una questione culturale. E quindi le iniziative come la nostra sono importanti perché è come gettare un sasso nello stagno, un sasso che genera piccole onde che chissà dove possono arrivare. Tutte le iniziative che si possono assumere singolarmente sulla sostenibilità hanno uno spettro limitato se non è condiviso culturalmente, se non si allarga il dibattito a livello sociale ma su questo aspetto sono ottimista.

Perché?
Perché le giovani generazioni sono sensibili a questi temi. Sono aspetti che fanno parte della loro formazione. Mi consenta di fare l'esempio di mio nipote.

Che c’entra suo nipote?
Vede mio nipote ha cinque anni, è un bambino. Lui vive in Belgio. Un giorno nel modo candido con cui solo i bambini sanno fare mi ha detto: ‘nonno perché non chiudi l'acqua quando ti lavi i denti?' Aveva ragione. Lui va all'asilo e gli insegnano queste cose. Già le giovanissime generazioni crescono con questa mentalità.

Molti non lo capiscono.
Questo ci stupisce, ma non ci deve far trasecolare. In fondo sono cose che fanno parte della nostra cultura contadina: quando io ero bambino la mia mamma mi insegnava che il pane non si butta via, anche le fette smangiucchiate in Toscana le diamo ai polli. La sostenibilità non è una questione dell'ultimo momento. Oggi è aumentata la coscienza ma anche la necessità di agire. Le generazioni come la mia cresciute negli anni del boom economico questo lo avevano perduto… Eravamo tornati indietro. I giovani stanno recuperando questi temi arricchendoli con le problematiche del momento. Si tratta di un tema culturale che aggrega il consenso delle nuove generazioni, un tema che dovrà essere acquisito da tutte le parti sociali, di cui uno degli elementi essenziali sono le imprese.

La sostenibilità è diventata uno strumento di marketing per le aziende.
Qualcuno lo farà perché lo ritiene giusto, qualcun altro perché ritiene che senza non riuscirà a vendere i suoi prodotti. Non importa. L'importante è che è questi temi della sostenibilità diventino centrali.

Prada investe da tre anni risorse per organizzare questo mega evento sulla sostenibilità...
Quest'anno abbiamo scelto di venire qui a New York invece che alla Fondazione Prada di Milano. Per noi è ancora più impegnativo. Abbiamo investito prima di altri in modo deciso. Fu una idea nostra, quattro anni fa perché il tema ecologico, del risparmio energetico, il recupero dei rifiuti e tutti i valori della sostenibilità sono aspetti di cui si parla da tempo… Tuttavia forse anticipando mio nipote, penso che l'aspetto della coscienza e della promozione culturale in questo ambito sia la base per poi poter far tutto il resto. Ci venne l'idea: ma perché non cominciamo a stimolare il dibattito, a sentire voci diverse? Abbiamo cominciato con questi temi, parlando di argomenti in cui avevamo competenza nel nostro settore...

Il primo anno il tema era creatività e sostenibilità.
La creatività può consentire sviluppi sostenibili. Il progetto dell'utilizzo di nylon da recuperi marini, quello delle reti da pesca con cui realizziamo il nostro nylon per le borse e per i vestiti, è un esempio di idea creativa che si traduce in un progetto sostenibile.

Come procede il progetto?
Contiamo di arrivare a utilizzare il 100% di nylon riciclato su tutti i nostri prodotti entro il 2021. E' una sfida non indifferente perché parliamo di 600mila metri lineari di tessuto di nylon riciclato. In termini economici questo nylon costa di più. Però l'idea di poter offrire qualcosa che abbia un forte contenuto etico legato al riciclo per noi ha valore. Ha anche un effetto di marketing sui millennials, certo. Ma non è solo per quello che lo facciamo: se uno si muove solo per avere uno spot commerciale può avere un buon risultato solo a breve termine.

Lo scorso anno si parlava di rivoluzione digitale.
Sostenibilità e digitalizzazione, tema per tutte le imprese e urgente per le imprese del fashion. Il problema è molto articolato perché da un lato ti consente di evitare l'inquinamento, di consumare meno, dall'altro lato mette a rischio le relazioni, la privacy, i dati, i rapporti interpersonali che diventano mediati da un video...

Fino al tema di quest'anno che è la sostenibilità sociale.
Gli aspetti sono tanti. Il rispetto dei diritti dei lavoratori all'interno dell'azienda, il rispetto dei diritti dei consumatori, l'aspetto della diversity e dell'inclusione. Per noi questo tema è vicino al nostro spirito. Dovendo creare e distribuire in tutto il mondo abbiamo bisogno di stimoli creativi e di idee. Il fatto di perseguire diversità nel nostro organico è un'esigenza. Faccio un esempio. Oggi i cinesi rappresentano il mercato più grande del lusso. Bisogna anche tenere conto dei loro gusti e delle loro esigenze. Loro amano le cose europee. Però i cinesi non sono privi di cultura: hanno una cultura millenaria, hanno molta sensibilità per la bellezza.

Come Prada si garantisce dal rischio di sfruttamento del lavoro nei paesi a basso costo di manodopera?
Dal punto di vista etico abbiamo un codice che imponiamo ai nostri fornitori e ai nostri subfornitori. Non permettiamo che i subappalti delle nostre commesse vengano girati a chiunque. I nostri prodotti hanno una componente artigianale molto spinta. Facciamo molta pelletteria in Toscana, il fatto di realizzarli in Italia è una scelta imposta, fa parte del nostro dna. In Asia certo si possono far fare dei lavori che hanno una buona cura manuale, anche nei paesi a basso costo della manodopera dove le propensioni al lavori manuali sono spiccate.

Insomma il made in Italy è una garanzia.
Il punto è che lei può far fare 10mila pezzi a una fabbrica cinese ma non gli puoi chiedere qualche centinaio di pezzi come facciamo noi. I nostri lotti produttivi sono piccoli e c'è un rigoroso controllo della qualità. Da un lato è una scelta, dall'altro è un obbligo per garantire l'unicità del prodotto. Circa il 90% dei fornitori sono italiani. La maggior parte della nostra produzione è svolta in Italia e in Europa dove siamo più sicuri che non ci sono abusi. In ogni caso firmare il codice etico è facile ma poi bisogna rispettarlo. E c'è sempre una forte attenzione da parte nostra.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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