protocollo anti Covid

Prada riapre le fabbriche in Toscana con un duplice screening ai dipendenti

L'accordo con i sindacati prevede test sierologici e tamponi anche ai familiari, in caso di positività: il costo è a totale carico del gruppo. Anche Valentino riparte da lunedì 4 maggio con un protocollo rafforzato

di Silvia Pieraccini

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L'accordo con i sindacati prevede test sierologici e tamponi anche ai familiari, in caso di positività: il costo è a totale carico del gruppo. Anche Valentino riparte da lunedì 4 maggio con un protocollo rafforzato


3' di lettura

Ripartire con la sicurezza che i dipendenti non siano malati di Covid-19. È la scelta della maison di moda Prada che, alla riapertura dei sei stabilimenti produttivi toscani (nel Valdarno aretino, a Scandicci, a Siena), ha adottato un protocollo anti-Covid che contiene misure innovative e più stringenti rispetto a quelle previste dagli accordi nazionali Governo-parti sociali.

Oltre a mascherine, guanti, gel igienizzanti, sanificazione, orari ridotti articolati su più turni, distanza tra le postazioni (che qui arriva a due metri) e misurazione quotidiana della temperatura, l'accordo stretto tra azienda e rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza prevede un doppio screening diagnostico ai dipendenti, grazie alla collaborazione con l'ospedale fiorentino di Careggi.

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Tutti coloro che entrano negli stabilimenti saranno sottoposti al test sierologico, col prelievo del sangue effettuato da un'equipe di infermieri una volta al mese; ai soggetti positivi sarà effettuato anche il tampone (test virale), sempre sul posto. E non è finita. In caso di positività, l'azienda estenderà il sistema di doppie rilevazioni ai familiari dei dipendenti. Ed è allo studio la possibilità che il test virale possa essere richiesto dai dipendenti su base volontaria con maggior frequenza.

Il costo dei test, partiti martedì 28 aprile, è a totale carico totale della maison. «Il Gruppo Prada è la prima azienda italiana a introdurre un protocollo di sicurezza all'avanguardia che prevede di effettuare un duplice screening ai propri dipendenti», afferma un comunicato. Perché tanta attenzione? «In questa situazione di emergenza - spiega Patrizio Bertelli, amministratore delegato del Gruppo Prada - non ci siamo chiesti solo quando riaprire gli stabilimenti produttivi, ma innanzitutto come riaprirli preservando la salute dei nostri collaboratori, mantenendoli al riparo dal contagio».

I test sierologici rapidi sono stati acquistati da Menarini Diagnostics, mentre i kit reagenti, analizzati poi all'ospedale di Careggi, sono stati comprati da «un'azienda leader mondiale nel settore della diagnostica molecolare» e permetteranno, secondo Prada, di non gravare sugli stock e le forniture della sanità pubblica.

Nella prima fase l'azienda stima di effettuare circa 1000 test a settima , a regime il numero sarà più elevato. Del resto finora il protocollo viene applicato solo nelle sedi toscane, che stanno gradualmente tornando a regime. Dal 20 aprile sono rientrati al lavoro 300 addetti alla prototipia e campionario delle divisioni abbigliamento, pelletteria e calzature nelle sedi aretine; questa settimana (dopo la circolare ministeriale del 26 aprile che dà via libera alle aziende esportatrici) hanno riaperto gli stabilimenti tecnico-industriali in Umbria, Marche e Veneto e i laboratori di collezione e campionario della sede di Milano.

«L'introduzione delle misure di prevenzione ci consente ora di riprendere con fiducia l'attività produttiva in Toscana – conclude Bertelli - e, in prospettiva, di estendere questi protocolli agli stabilimenti e alle sedi delle altre regioni, per la loro riapertura».

Riaprirà il 4 maggio (data fissata dal Governo per tutta la manifattura) invece la maison Valentino, in modo graduale nelle sedi centrali di Milano, Roma e Valdagno e totalmente nei laboratori produttivi sul territorio nazionale, sulla base di un « protocollo di sicurezza rafforzato – informa l'azienda - in accordo con i sindacati nazionali di categoria» e con la consulenza di medici degli Spedali Civili di Brescia. Questa struttura, insieme con l'Università di Brescia, aiuterà la maison a realizzare un progetto (Valentino people care) per offrire ai dipendenti consulenza medico-specialistica e formazione in ambito Covid-19. All'ingresso verrà misurata la temperatura. La distanza tra le postazioni di lavoro, secondo quanto reso noto dalla maison, sarà di un metro.

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