le sfilate di milano / giorno 1

Prada torna al minimalismo: «Ridurre significa essere responsabili»

Miuccia Prada propone una rinnovata semplicità, e l’emergente Daniele Calcaterra la evoca con leggerezza. Alberta Ferretti si ispira all’energia di Woodstock, Arthur Arbesser rende un omaggio gioioso alla Transilvania

di Angelo Flaccavento


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2' di lettura

Arriva con il cappottino blu d’ordinanza, il golfino di cashmere e i fili di perle, una sottana color carne bordata di pizzo come se la gonna se la fosse dimenticata. «Nella moda c’è troppo di tutto» dice Miuccia Prada, introducendo la propria sfilata e così la fashion week, primo big in calendario dopo il riordino della sequenza. Conferisce con la stampa a pochi minuti dallo show, come sempre, seduta su una scrivania: ex cathedra ma non scolastica, men che mai dogmatica. «Bisogna fare meno» e all’improvviso l'assenza della gonna assume un senso programmatico, che in passerella diventa manifesto di stile.

Prada, un’estate dorata e sofisticata

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Stile, non moda, ovvero l'attenzione portata tutta sulla personalità, più che sul vestito. Le contraddizioni abbondano, ma sono materia che la signora maneggia abilmente. «In sfilata, tutto diventa editto modaiolo, anche il suo contrario. Del resto, ci imponiamo di far di meno, ma per essere davvero responsabili non si dovrebbe proprio produrre nulla. E i fatturati? Gli impiegati?» aggiunge, consapevole che per arrivare alla sintesi assoluta della sfilata di capi ne ha fatti tre volte di più. Ride. La moda è sostenibile o insostenibile per sua intima natura? Tant'è, Prada torna a fare meno - in senso estetico - e in questa scelta ritrova finalmente un timbro vocalico secco e tuonante che da un po' mancava.

Prada (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Si guarda naturalmente agli anni Novanta dell'ormai mitico apogeo, ma questa volta non è remake o autocitazione, bensì recupero di uno spirito fatto di semplicità e di tocchi antigraziosi. Apre un pulloverino grigio su una gonna semitrasparente di garza, chiude lo stesso pulloverino con una gonna di pelle arancio ricamata di felci stilizzate, e in mezzo è un succedersi di quelli che la signora chiama “archetipi”, dal tailleur perbene al vestito sottoveste, letti attraverso la lente Prada. Il risultato ha la forza di una frase pensata bene e scritta meglio che arriva dritta al punto.

Calcaterra (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)

Il rifiuto di eccessi si traduce in ricerca di leggerezza, che può essere delicatamente sensuale, come propone Daniele Calcaterra in una prova matura dall'eleganza vaporosa, fatta di volumi immensi smaterializzati da tessuti aerei e impalpabili, oppure liberatoria, vagamente hippie e di certo coloratissima, come è da Alberta Ferretti in una collezione nella quale si respira l'energia di Woodstock, il festival leggendario che cinquant'anni fa segnò un fondamentale passaggio generazionale.

Alberta Ferretti, in passerella l’energia di Woodstock

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«Non c'è nulla di letterale però – dice la Ferretti, nonostante gli intarsi psichedelici e il denim tie dye –. Mi interessa il mondo di oggi, e l'idea di proporre una nuovo daywear». L'esperimento riesce. Ci sono leggerezza, colore e stampe da Peter Pilotto, debuttante eccellente a Milano dopo svariate stagioni londinesi, ma la formula quaglia poco per mancanza di eleganza.

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